Amplificatore Naim Nait XS

A fine 2025 stavo cercando un CD più adeguato al mio impianto. Rivoltomi al solito TNT-Audio per consigli mi vengono elencati tra magici nomi, tra gli altri: Naim, Rega, Cyrus. Riecheggiavano nei miei ricordi da quando avavo deciso di comprare le casse che ho ancora oggi, le TDL Studio 0.5. Mi dissero che andavano pilotate da ampliificatori di un certo livello, come appunto quelli dei tre marchi inglesi di cui sopra. Mentre mi informavo mi è saltato in mente di considerare un ritorno a Naim: avevo il Nait 5i e poi, preso dalla nostalgia per l’Unison Research Mood con cui inizialmente pilotavo le TDL, mi ero tolto lo sfizio di prendere un Unico. Per un po’ l’ho comparato col Nait 5i e mi sembrava che sebbene questo fosse forse più coerente timbricamente, più dettagliato e preciso, in basso spingeve con più difficoltà le TDL. Così ho tenuto l’Unison, ma mi è rimasto il dubbio che un Naim Nait superiore avrebbe potuto fare lo stesso lavoro.

Naim Nait XS del 2012

Così mi sono detto, perché non prendere un Nait 5si e vedere se va meglio? Dopotutto sarà facile rivendere uno dei due e fare una operazione praticamente a costo zero, un po’ come mettere da parte dei soldi investendoli in componenti HiFi di prestigio.

Sulla carta il Nait 5si sembrava essere adatto. 60 watt con una buona erogazione di corrente. I miei dubbi erano la qualità costruttiva apparentemente superiore dell’Unico e la supposta carenza di tridimensionalità dell’immagine del Naim.

Ad esempio, le uscite per connettere i diffusori ai Nait sono semplici bananine interne allo chassis, non c’è niente che spunta fuori. Nell’Unico ci sono generosi morsetti dorati e protetti da materiale plastico trasparente, adatti anche alle banane. Sembra una cosa nettamente superiore e sicurzmente più piacevole all’occhio. Ma la motivazione di Naim è guidata dal principio dell’essenzialità, della razionalità: con degli alloggi per bananine interni allo chassis non c’è niente fuori che può spezzarsi o causare accidentali cortocircuiti. Nell’approccio puramente ingegneristico di Naim non è necessario fornire dei grossi morsetti dorati per avere un’ottimo contatto. Hanno visto che con le bananine si otteneva quello che era necessario e quelle forniscono. Basta. Più corto è il circuito e breve il percorso del segnale, meglio sarà il risultto finale, quindi niente fronzoli, ma solo il necessario. Hanno persino brevettato un nuovo sistema di fissaggio della base circuitale (PCB) a baionetta, così da renderla elasticamente isolata dallo chassis allo scopo di minimizzare l’effetto microfonico dovuto alle vibrazioni. Nella qualità dei componenti non si risparmia però. E’ la stessa filosofia che li porta a preferire le connessioni DIN a quelle RCA, tanto che sui primi modelli le RCA non c’erano proprio. Oggi i Nait offrono entrambe. Altrimenti per connnettere elettroniche di altre marche bisognava procursrsi dei cavetti DIN-RCA, non troppo economici se di marca Naim…

Il Nait XS ha abbondanza di ingressi sia RCA che DIN

I progettisti arrivano persino a lasciare un po’ larghe le viti che stringono i connettori, DIN ed RCA allo chassis perché hanno visto che se tutto è troppo stretto si favoriscono dipersioni di corrente che sarebbe meglio evitare. Anche la presa per il cavo della corrente è flottante per evitare che le vibrazioni esterne vengano trasmesse tramite il cavo di alimentazione! Insomma, dove alcuni ti abbagliano con connessioni dorate, altri si limitano all’essenziale conentrandosi su ciò che più importa.

Riconsiderando questi aspetti, una vocina mi diceva “che bello che sarebbe avere un ampli Naim e un lettore CD Rega o Cyrus…” quando in reltà sarebbe meglio un lettore Naim in perfetta sinergia con un Nait. Ma la ragione c’entra poco in questo discorso, mi inflenza di più la memoria del sogno di ragazzo, quando mi pregustavo di fare ascolti comparativi col Naim Nait 1 di allora, il Mission Cyrus o un Musical Fidelity, Arcam e Audiolab per vedere chi fosse quello che meglio avrebbe pilotato le difficili TDL. Purtroppo la cosa non si realizzò perché dove avevo trovato le TDL non avevano quegli ampli, forse solo un Musical Fidelity ma non ricordo bene. Però avevano un Unison Research Mood. E mi piacque molto.

Il Nait XS impressiona al primo approccio come un componente di alta qualità

Così, in parallelo alla ricerca del lettore CD adeguato, mi sono messo a cercare i Naim Nait abbordabili. Doveva essere una cifra comparbile al costo dell’Unico usato, qualcosa che avrebbe consentito di azzerare i costi dell’operazione (a tutti gli effetti un sidegrade emotivo, giustificabile solo a basso costo). E così avrei in parte finalmente potuto confrontare amplificatori nel pilotaggio delle mie TDL.

I Nait 5i-2 (quelli con la i in corsivo) erano a buon prezzo ma non sembravano un miglioramento notevole. Per aver qualcosa in più dovevo andare almeno sui Nait 5si. Qualche unità a prezzo ragionevole si trovava. Ma un po’ di dubbi sulla capacità di erogare corrente di picco sufficiente per il carico ostico delle TDL rimanevano. Dal punto di vista matematico non ci sono storie: se le Studio 0.5 emettono 86 dB a 1 metro di distanza con un solo watt, che diventano 83 a distanza più verosimile di 2 metri, e di nuovo 86 se consideriamo due diffusori, beh…. siamo già ad un volume molto alto! Parliamo di picco: il Nait 5si è dichiarato a 95 watt di picco su 8 ohm. Con 6 ohm dovrebbe salire a circa 100 dB. Bastano? Avanzano.

E figuriamoci in un XS, che è di costruzione più raffinata, tecnologia del Supernait (il top degli integrati Naim) scalata in un modello più abbordabile. Insomma, un XS di 60w di potenza, forte di un generoso trasformatore toroidale da 380VA, eroga comunque in modo superiore ad un 5si. Così mi sono concentrato sulla ricerca di questo modello, la prima versione, inizio anni 2000. Sono poi incappato in un annuncio invitante. Dal numero di serie si evinceva una data di produzione del 2012. Infatti la serie XS-1 aveva subito un restyling nei primi anni 2010 mantenendo il nome Nait XS nel retro dello chassis, mentre sulla scatola c’era scritto XS 2. Ma avevano cambiato poco o nulla nella circuitazione, allineando però lo stile del frontale alla produzione Nait dell’epoca.

Così, negli ultimi giorni del 2025 ho messo sotto l’albero di Natale un altro Naim Nait. L’intenzione era di confrontarlo con l’Unico e poi decidere chi rivendere.

Alla prova in parallelo nel paio di giorni in cui ho avuto ancora a disposizione l’Unico (venduto velocemente alla stessa cifra a cui ho acquistato il Naim), i due amplificatori sono molto vicini in prestazioni ed avrei potuto tranquillamente convivere con uno dei due. Come il 5i posseduto in precedenza, sembra avere un po’ più di definizione in gamma alta rispetto all’Unico. Quest’ultimo superava in spinta alle basse frequenze il 5i, ma l’XS è là, a parimerito se non a volte più definito anche in questa parte dello spettro. Insomma, se il 5i poteva forse cedere un po’ il passo rispetto all’Unison, il Nait XS non è imbarazzato difronte al carico difficile delle TDL e suona che è una meraviglia…

Due integrati fantastici. Alla fine ho deciso pr il Naim, ma avrei potuto convivere con uno qualunque dei due

Alla fine ho deciso di tenere il Naim. L’Unico era stato il mio ritorno a Unison Research dopo il glorioso Mood. Mi era rimasto il sospetto che un Naim più in alto nella gamma potesse pilotare le TDL senza problemi quanto l’Unico. Mi sono tolto la curiosità e l’XS è stato il mio ritorno a Naim…

L’ergonomia d’uso leggermente superiore (lo switch tra sorgenti eseguibile da telecomando anziché da manopola), la costruzione solida compleatamente chiusa (l’Unico ha delle feritoie nella parte alta del telaio che nella mia casa polverosa e con gatti non era l’deale) e non ultimo il prestigio di un marchio storico mi hanno fatto propendere verso il modello inglese.

Nel futuro? Beh, altro punto a favore del Nait è la possibilità di upgrade unendolo a una alimentazione esterna dedicata come un Naim Flatcap o, meglio, un Hicap.

Altrimenti, sono apparsi sul mercato recentemente degli amplificatori finali in classe D dal rapporto qualità/prezzo stupefacente, gli ZeroZone IRS2092. All’incredibile prezzo di circa 300 euro la coppia, i piccoli grandi cinesi promettono di sbaragliare concorrenti estremamente più blasonati! La loro fama si sta diffondendo a macchia d’olio e pare che anche la sezione finale di un Supernait non sia all’altezza! Magari un giorno prenderò un pre prestigioso per servire in modo ottimale una coppia di finali come questi incredibili gioiellini…

Gli incredibili finali ZeroZone IRS2092

Il Nait XS in prova su What HiFi

Il Nait XS in prova su Techradar

Il Nait XS in prova su 6moons

ZeroZone IRS2092 in prova su TNT-Audio


IL PASSATO

Unison Research Unico (2024-2025)
Naim Nait 5i (2019-2024)
Unison Research Mood (1991-2019)