Registratore a Cassette Teac V-1010

Al giorno d’oggi il nastro in cassetta non sarebbe da considerare Alta Fedeltà. Ma per lungo tempo per me la piastra di registrazione è stata la principale sorgente. Per un adolescente, ma anche per un giovane, comprare un disco era un po’ un evento. Era pratica comune farsi fare la cassetta da amici che avevano un disco o farselo prestare per riversarlo su nastro. A volte registrare un album era anche un modo per evitare di consumarlo troppo.

La mia prima piastra di registrazione è stata una economica Technics M5. La collegavo via cavo DIN a un giradischi amplficato della Augusta che avevo ereditato da una coppia di zii presso i quali avevo scoperto l’effetto stereo. Loro erano passati ad un coordinato Technics e la piastra era una M8. Ricordo ancora quando mio zio ha accompagnato me e mio padre nel posto dove aveva acquistato il suo stereo e quindi mi ritrovai con la versione a VU meter della stessa piastra che avevano loro a led.

Che bei ricordi con la mia prima piastra di registrazione, la Technics M5!

La nostalgia mi ha portato a comprarne una uguale ma è mal funzionante oltre che, vista oggi, davvero poca cosa. Quindi giace in un ripostiglio…

La mia avventura con la musica registrata era iniziata con un paio di registratori portatili con microfono integrato, regali di prima comunione. Era magico sperimentare, registrare le proprie voci, i programmi TV e i dischi… posizionando il registratore davanti a una cassa ed imponendo il silenzio agli adulti presenti!

Una piastra di registrazione stereo era un grosso passo avanti! E questo modello permetteva di connettere due microfoni, uno per canale!

La Technics sarebbe rimasta in funzione a lungo, anche nel mio primo impianto a componenti separati (casse anonime, ampli Kenwood KA-30 e giradischi Mitisubishi DP-5). Nell’impianto successivo la vecchia Techincs sfigurava un po’ (casse autocostruite, ampli Onkyo A-8200, lettore CD JVC XL-Z431). Quindi a un certo punto ho preso una piastra più moderna e adatta, una Aiwa AD F270, prodotta tra il 1988 e il 1990. Qui si cominciava a fare sul serio: le caratteristiche erano decisamente superiori, come la doppia testina e il Dolby B/C. Aveva anche il controllo fine del bias, insomma, caratteristiche che all’epoca si trovavano in piastre di prezzo più elevato. E Aiwa è stato a lungo sinonimo di piastre di registrazione.

Aiwa AD-F270

La piastra era essenziale anche quando la sorgente principale era il lettore CD. Anche i dischi ottici non erano economici e registrare era il modo principale per procurarsi nuova musica. Piastre più moderne, col Dolby C, consentivano di avere delle registrazioni che almeno per qualli come me, con impianti buoni ma economici, non lasciavono troppo a desiderare rispetto al CD originale. E poi la cassetta era il medium fondamentale anche nelle automobili, prima del passaggio al CD anche nelle autoradio, per me avvenuto parecchio dopo.

Teac V-1050

Quando nel 91 l’impianto è diventato davvero serio (casse TDL, Amplificatore Unison Research Mood, lettore CD Cambridge Audio CD6), la pur ottima Aiwa non era proprio all’altezza.

Un altro nome sinonimo di piastra di registrazione seria era Teac. Il marchio era la versione consumer di Tascam, produttore di registratori professionali da studio. Finii per spendere poco più di 300 mila lire per accaparrarmi un’ottima Teac V-1050. Registratore 3 testine di tutto rispetto, con Dolby B/C e HX Pro e selettore automatico del tipo di nastro. I tasti erano a comandi logici, reagivano a una leggera pressione. Il Dolby C forniva una riduzione di rumore di 20 dB, il doppio del B, e con HX Pro si aveva il controllo fine del bias, rendendo la registrazione molto simile all’originale.

Col tempo però, i nastri in cassetta finivano in disuso. Io conservavo solo alcune registrazioni originali fatte col mio gruppo cover dei tempi universitari. Dopo un po’ la piastra era diventata un ingombro, per lo più inutilizzata. La sorgente principale era tornata ad essere il mio giradischi Thorens. L’alternativa era il CD. La piastra di registrazione non aveva più senso e la Teac finì nel ripostiglio a lungo.

A tirarla fuori non è stato il revival delle audio cassette (a prezzi spropositati). Per me è stato uno strumento così importante in gioventù, così intimamente legato all’enorme piacere regalatomi ascoltando musica, che mi è rimasta questa sensazione di intimità e di possibilità di regolazioni varie al limite tra il gioco e le professionalità. La vista di una bella piastra di registrazione fa effetto ancora oggi e sicuramente è il principale motivo del revival di questo supporto, che è ben lontano dalle possibilità soniche dei moderni componenti HiFi. Quindi, se non altro che per riascoltare i vecchi nastri del gruppo, la Teac aveva ritrovato posto nell’impianto. Purtroppo nei vari traslochi aveva subito qualche danno estetico, qualche graffio ben visibile, la perdita del logo Teac e di un paio di manopole. Insomma, non era un bel vedere. Trovai un annuncio per una V-1010 veramente economica ma in ottimo stato e con poco più di 70 euro mi sono tolto un capriccio e ho sostituito la V-1050 bistrattata con una V-1010 dal look perfetto e ben funzionante. Del resto la V-1050 aveva sostituito le precedenti V-1030 e V-1010 cambiando quasi nulla tecnicamente.

Teac V-1010

La facciata è leggermente diversa, cambia la disposizione dei tasti e il colore dei led. Internamente ha le stesse caratteristiche. Sembra un downgrade ma è in realtà un sidegrade. Poi è lì solo per ricordo. Non so che uso potrei farne, sto cercando di trovarne uno, tipo fare dei mix-tape da Tidal se non addirittura da YouTube. Oppure registrare i brani, senza la parte di chitarra, per le prove dei miei gruppi cover. Il problema è che i nastri vergini costano parecchio, se si va su quelli al cromo c’è da ridere. I nastri metal sono pura follia…

La cosa assurda è vedere che oggi la Teac V-1010 viene venduta a cifre oscene, dai 150 a oltre 700 euro! Siamo di nuovo alla follia del mercato di materiale audio analogico, dovuta solo al fattore “figo” e nient’altro. Quando una cassetta vergine viene a costare quanto un disco al vinile o più di un CD siamo veramente alla follia. Immagino che qualcuno senza problemi a sbarcare il lunario voglia farsi bello con gli amici inserendo una cassetta nel suo registratore vintage per fare festa come di faceva una volta (così come è accaduto con i dischi in vinile). Poi magari ha i diffusori buttati su una libreria coricati su un lato.