Amplificatore Naim Nait 5i

Quasi 30 anni con un gioiellino made in Italy quale l’Unison Research Mood. Ormai era parte della famiglia, ma era un po’ che sentivo che il mio impianto risalente al 1991 poteva beneficiare da qualche ammodernamento. Così nel maggio 2019 ho avuto un’occasione di venderlo per poter acquistare qualcosa a pari prezzo, una celebrità dell’amplificazione hifi, il favoloso Naim Nait 5i. Lo consiglio a occhi chiusi a chi mi chiede di un amplificatore di questa fascia solo grazie alla sua fama. Ma non avevo mai avuto l’opportunità di ascoltarlo prima. Ero curioso di comparare il Mood con il più giovane inglese, ma non ho mai avuto la possibilità: per motivi di ristrettezze economiche l’upgrade mi sarebbe stato possibile solo a patto di vendere prima il mio amplificatore.

Nait5i

Il mio solito sito di riferimento TNT-Audio ha una considerazione molto elevata dei prodotti Naim Audio. Le riviste del settore sono unanimi a considerarlo un ottimo amplificatore. Il direttore di TNT-Audio Lucio Cadeddu mi ha assicurato che il Nait 5i sarebbe stato un upgrade rispetto al Mood. Non mi sono mai pentito di aver seguito i suoi consigli, quindi ho messo in vendita il Mood e lo stesso giorno che è partito verso casa di un appassionato, ho ordinato un Naim Nait 5i del 2006 ma nuovo di zecca da un rivenditore eBay tedesco, garantito un anno, usato solo poche ore.

Un’altra cosa che mi attraeva verso Naim, oltre alla reputazione, era il fatto che quando decisi nel 91 di comprare le difficili TDL Studio 0.5, il primo rivenditore che interpellai mi consigliò di abbinarci un Naim Nait di allora, credo fosse il piccolo (solo di dimensioni) Nait 2. Per settimane sognai di provare il Nait con le TDL e raffrontarlo con altri ampli della stessa caratura, ma poi provai il Mood e lo portai a casa senza mai provare il Nait…

Oggi è un Naim più moderno a pilotare le ottime sue connazionali TDL…

La inglese Naim Audio, fondata a Salisbury da Julian Vereker, era stata, assieme alla scozzese Linn di Ivor Tiefenbrun, la promotrice della filosofia “PRAT” (Pace, Rhythm And Timing): passo, ritmo e senso del tempo come le qualità che un sistema audio deve avere per una riproduzione davvero godibile. La potenza, la risposta piatta o meno e altri dettagli tecnici erano secondari alla qualità dello stadio di alimentazione. Per 10 anni Naim Audio ha prodotto una serie di separati entrati nella storia dell’Alta Fedeltà (pre chiamati NAC e finali dal nome NAP); poi nell’83 uscì il primo integrato denominato Nait (più o meno acronimo di NAim IntegraTed). Tra le varie convinzioni dei progettisti Naim è nota la predilezione per connessioni DIN sulle RCA. Pre e finali Naim erano collegabili solo con cavi DIN Naim. Spesso anche gli ingressi delle sorgenti costringevano all’uso di opportuni cavi Naim o adattatori DIN.

Il Naim Nait 5i uscito nel 2003 invece rappresenta un punto di svolta nella produzione della casa di Salisbury. E’ il primo prodotto Naim a non costringere gli utenti ad adottare la connessione DIN. Ogni ingresso dell’integrato è ora RCA. C’è comunque la possibilità di utilizzare i due ingressi CD e Tuner anche con presa DIN. Il grosso trasformatore toroidale da 240 VA che consente elevate correnti di picco (proprio come serve alle mie TDL), è posizionato il più lontano possibile dalla scheda degli altri componenti per evitare interferenze elettromagnetiche. L’alimentazione e i suoi condensatori sono più vicini sia al trasformatore che ai dispositivi di uscita. I circuiti non audio per il controllo degli amplificatori sono otticamente isolati dalle sezioni di segnale, e sono progettati per spegnersi quando non sono in uso, per evitare interferenze.
La sezione pre è passiva e i finali lavorano in classe AB per una potenza di uscita di 50W continui. Per il resto, il Nait 5i mantiene la tradizione Naim di velocità, ritmo, dinamica, precisione e neutralità tonale, nonché basso rumore di fondo.

Nait5i-back

Altra idiosincrasia Naim è quella di consigliare di tenere i loro amplificatori sempre accesi per avere la migliore qualità sonora. La cosa si basa sul fatto che per caricare completamente i condensatori ci vuole un tempo infinito: la carica completa non si raggiunge mai ma ci si avvicina sempre di più con tendenza asintotica. Ma questo significa anche che dopo poche ore, se non meno, la carica raggiunta è già molto vicina al totale. Devo ammettere che mi sono reso conto che il suono del Nait 5i migliora dopo un po’ che è acceso, ma capita con un po’ tutte le elettroniche Hifi. Certo, la volta che ho notato la cosa in modo più evidente era un po’ di giorni che non lo spegnevo…

Evidentemente alla Naim non credono alla qualità dei connettori per i diffusori visto che il Nait 5i è equipaggiato con modesti connettori che accettano solo bananine. Vengono forniti degli apposti connettori molto semplici, a cui andrebbero saldate le terminazioni dei cavi, coperte poi da protezione in plastica. Ho preferito prendere dei connettori a banana placcati oro, abituato come ero ai robusti morsetti del Mood!

Restando in tema di cavi, altra svolta del Nait 5i rispetto alle scelte tecniche Naim è quella di non avere per forza bisogno di cavi a capacità notevolmente bassa, pena il rischio di danneggiamento ai finali. Di solito una rete Zobel viene posta all’uscita di ogni amplificatore a stato solido per ridurre al minimo la possibilità di oscillazioni parassite, e smorzare la reattanza del condensatore del cavo dell’altoparlante. Si tratta fondamentalmente di un resistore e di una bobina in serie più un condensatore e un resistore a terra. Di solito Naim ha scelto di non includere una rete Zobel nei propri amplificatori e di creare lo stesso effetto con cavi a bassa capacità di una determinata lunghezza. Il mancato utilizzo di tali cavi potrebbe anche danneggiare gli amplificatori! Naim vende appositi cavi Nac A5 che agiscono come rete Zobel per i loro vecchi amplificatori. Il Nait 5i è un amplificatore Naim di nuova generazione che include una rete Zobel, quindi non è necessario replicarne uno esterno con la configurazione dei cavi di potenza.

Ma la cosa sorprendente è stato che per stare comunque tranquillo avevo preso dei cavi Qed a bassa capacità usati a prezzo stracciato (i cavi Naim Nac A5 costano troppo per i miei gusti). Essenzialmente, si trattava di cavi con opportuna configurazione geometrica: il cavo positivo deve essere abbastanza distante da quello negativo. Poco dopo l’arrivo del Naim abbiamo cambiato casa, quindi stanza nuova, suono nuovo. Lì ho montato i nuovi cavi invece dei miei TNT Star da qualche misero euro presi dall’elettricista.

Sono passati mesi, più di un anno. Non ci facevo molto caso ma ho avuto anche problemi a distinguere diverse testine, non riuscivo a decidere quale fosse quella migliore. Ho cominciato a dubitare del Naim. Mi chiedevo se avesse sufficienti correnti di picco per gestire il carico ostico delle TDL, 6 ohm, 86 dB di sensibilità. Ma il Nait non dovrebbe proprio avere questi problemi. Quindi? Confesso che mi sono messo a cercare alternative. Ma non poteva essere. Un giorno l’illuminazione! I cavi! Ho montato i “cavacci” TNT Star: si è aperto un mondo! Un’estensione, una pulizia, un dettaglio e una dinamica che mi ha sorpreso! Come ho fatto a non accorgermene prima?

In effetti, a prima impressione, il suono del Nait 5i non mi ha fatto strappare i capelli dalla testa. Probabilmente era vero che era stato utilizzato solo poche ore ed andava rodato. Poi più passava il tempo, più lo ascoltavo e più mi piaceva. Avevo cominciato a notare miglioramenti su tutta la gamma, maggiore dettaglio, ariosità, separazione, spazio attorno agli strumenti e bassi ben controllati e profondi. Tutto a vantaggio di una grande trasparenza generale. Poi il cambio di appartamento, suono rivoluzionato (la stanza influisce sul 50% del suono), nuovi cavi… e non mi sono reso conto di aver penalizzato un eccezionale amplificatore!

Naim-Cambride-Thorens

Quindi, probabilmente il mio scarso entusiasmo delle prime ore era dovuto a quasi 30 anni di abitudine ad un altro suono più il cambio stanza e cavi quasi immediato. In più il Mood aveva forse bisogno ormai di una sostituzione dei condensatori e poi ho scoperto dal nuovo proprietario che quando me lo ripararono in garanzia utilizzarono componentistica inferiore, specialmente le 4 resistenze dello stadio finale che dovrebbero contribuire alla trasparenza se di buona qualità. In pratica col Mood non riuscivo a notare tanta differenza tra servizi di streaming quali Spotify e Apple Music con un CD originale (ovviamente attraverso lo stesso Dac). Con il Naim la differenza a favore del CD è ben chiara. Con il Mood, anche l’ascolto con testine diverse non mi dava la possibilità di accorgermi di grandi differenze, ma non con il Nait sì (ricordando che il mio Mood non era in condizioni ottimali). Amplificatori di qualità mettono maggiormente in risalto eventuali carenze di altri componenti o di registrazioni non proprio ottimali.

Quindi non sono più “nel Mood” – il Nait è arrivato…

Il futuro?

Per un po’ avevo coccolato l’idea di restare in casa Unison Research e comprare un Unico usato al posto del Mood. I prezzi erano un po’ più alti e alla fine ho optato per il Naim anche perché non avrei dovuto aggiungere altro denaro. Altre opzioni più costose sarebbero state la versione di aggiornamento del Nait 5i designata semplicemente con 5i (in corsivo se non l’avete notato – tanto che spesso si preferisce scrivere 5i-2). Esteticamente è identico al 5i tranne che per la l’ingresso minijack stereo sul frontale ma i miglioramenti sonori sono degni di nota. L’attuale integrato di base della Naim è il 5si, in cui le prestazioni aumentano considerevolmente e potrei davvero considerarlo come futuro upgrade, se non direttamente il Nait XS (il Supernait è decisamente troppo per il mio impianto). A meno che…. 😉

Preamplificatore Naim Nac 120x e finale Nap 150x


Il Naim Nait 5i-2 in prova su What Hifi e Techradar

Il Naim Nait 5si in prova su Stereophile

Il Naim Nait XS in prova su What Hifi

Naim Nac 120x e Nap 150x in prova su The Absolute Sound