Amplificatore Naim Nait 5i

Nait5iQuasi 30 anni con un gioiellino made in Italy quale l’Unison Research Mood. Ormai era parte della famiglia, ma nel maggio 2019 ho avuto un’occasione di venderlo per poter acquistare una celebrità dell’amplificazione hifi, il favoloso Naim Nait 5i.

Lo consiglio a occhi chiusi a chi mi chiede di un amplificatore di questa fascia solo grazie alla sua fama. Ma non avevo mai avuto l’opportunità di ascoltarlo prima. Ero curioso di comparare il Mood con il più giovane inglese, ma non ho mai avuto la possibilità. Il mio solito sito di riferimento TNT-Audio ne ha una considerazione molto elevata. Le riviste del settore sono unanimi a considerarlo un ottimo amplificatore. Il direttore di TNT-Audio Lucio Cadeddu mi ha assicurato che il Nait 5i sarebbe stato un upgrade rispetto al Mood. Non mi sono mai pentito di aver seguito i suoi consigli, quindi ho messo in vendita il Mood e lo stesso giorno che è partito verso casa di un appassionato, ho ordinato un Naim Nait 5i nuovo di zecca da un rivenditore eBay tedesco, garantito un anno, usato solo poche ore.

Un’altra cosa che mi attraeva verso Naim, oltre alla reputazione, era il fatto che quando decisi nel 91 di comprare le difficili TDL Studio 0.5, il primo rivenditore che interpellai mi consigliò di abbinarci un Naim Nait di allora, credo fosse il piccolo (solo di dimensioni) Nait 2. Per settimane sognai di provare il Nait con le TDL e raffrontarlo con altri ampli della stessa caratura, ma poi provai il Mood e lo portai a casa senza mai provare il Nait…

Oggi è un Naim più moderno a pilotare le ottime sue connazionali TDL…

Il Naim Nait 5i rappresenta un punto di svolta nella produzione della casa di Salisbury. E’ il primo prodotto Naim a non costringere gli utenti ad adottare il tipo di connessione da loro preferita, la DIN. Ogni ingresso dell’integrato è ora RCA. C’è comunque la possibilità di utilizzare i due ingressi CD e Tuner anche con presa DIN. Per il resto, il Nait 5i mantiene la tradizione Naim di velocità, ritmo, dinamica, precisione e neutralità tonale, nonché basso rumore di fondo.

Altra idiosincrasia Naim è quella di consigliare di tenere i loro amplificatori sempre accesi per avere la migliore qualità sonora. La cosa si basa sul fatto che per caricare completamente i condensatori ci vuole un tempo infinito: la carica completa non si raggiunge mai ma ci si avvicina sempre di più con tendenza asintotica. Ma questo significa anche che dopo poche ore, se non meno, la carica raggiunta è già molto vicina al totale. Devo ammettere che mi sono reso conto che il suono del Nait 5i migliora dopo un po’ che è acceso, ma capita con un po’ tutte le elettroniche Hifi. Certo, la volta che ho notato la cosa in modo più evidente era un po’ di giorni che non lo spegnevo…

Nait5i-backEvidentemente alla Naim non credono alla qualità dei connettori per i diffusori visto che il Nait 5i è equipaggiato con modesti ingressi che accettano solo bananine. Vengono forniti degli apposti connettori molto semplici, a cui andrebbero saldate le terminazioni dei cavi, coperte poi da protezione in plastica. Ho preferito prendere dei connettori a banana placcati oro, abituato come ero ai robusti morsetti del Mood! Restando in tema di cavi, altra svolta del Nait 5i rispetto alle scelte tecniche Naim è quella di non avere per forza bisogno di cavi a capacità notevolmente bassa, pena il rischio di danneggiamento ai finali. Per stare comunque tranquillo, ho preso dei cavi Qed usati a prezzo stracciato. Essenzialmente, si tratta di cavi con opportuna configurazione geometrica: il cavo positivo deve essere abbastanza distante da quello negativo (certo non devono essere attorcigliati l’un l’altro).

A prima impressione, il suono del Nait 5i non mi ha fatto strappare i capelli dalla testa. Probabilmente era vero che era stato utilizzato solo poche ore ed andava rodato. Poi più passava il tempo, più lo ascoltavo e più mi piaceva. Ho cominciato a notare miglioramenti su tutta la gamma, maggiore dettaglio, ariosità, separazione, spazio attorno agli strumenti e bassi ben controllati e profondi. Tutto a vantaggio di una grande trasparenza generale.

Naim-Cambride-ThorensProbabilmente il mio scarso entusiasmo delle prime ore era dovuto a quasi 30 anni di abitudine ad un altro suono. In più il Mood aveva forse bisogno ormai di una sostituzione dei condensatori e poi ho scoperto dal nuovo proprietario che quando me lo ripararono in garanzia utilizzarono componentistica inferiore, specialmente le 4 resistenze dello stadio finale che dovrebbero contribuire alla trasparenza se di buona qualità. In pratica col Mood non riuscivo a notare tanta differenza tra servizi di streaming quali Spotify e Apple Music con un CD originale (ovviamente attraverso lo stesso Dac). Con il Naim la differenza a favore del CD è ben chiara. Con il Mood, anche l’ascolto con testine diverse non mi dava la possibilità di accorgermi di grandi differenze, ma non con il Nait sì (ricordando che il mio Mood non era in condizioni ottimali). Amplificatori di qualità mettono maggiormente in risalto eventuali carenze di altri componenti o di registrazioni non proprio ottimali.

Quindi non sono più “nel Mood” – il Nait è arrivato…

Il futuro?

Per un po’ avevo coccolato l’idea di restare in casa Unison Research e comprare un Unico usato al posto del Mood. I prezzi erano un po’ più alti e alla fine ho optato per il Naim anche perché non avrei dovuto aggiungere altro denaro. Altre opzioni più costose sarebbero state la versione di aggiornamento del Nait 5i designata semplicemente con 5i (in corsivo se non l’avete notato – tanto che spesso si preferisce scrivere 5i-2). Esteticamente è identico al 5i tranne che per la l’ingresso minijack stereo sul frontale. L’attuale integrato di base della Naim è il 5si, in cui le prestazioni aumentano considerevolmente e potrei davvero considerarlo come futuro upgrade, se non direttamente il Nait XS (il Supernait è forse troppo per il mio impianto). A meno che…. 😉

Preamplificatore Naim Nac 120x e finale Nap 150x


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