Tube scream or not tube scream…?

That is the question!
Il mio rapporto di amore-odio con il famoso pedale verde…

C’è voluto un po’ per apprezzarlo ma poi alla fine ci sono arrivato. È normale, esistono interi ranghi di estimatori e detrattori del Tube Screamer, iconico pedale creato da Ibanez nel 1979 e reso famoso da schiere di professionisti e star della chitarra. Come la maggior parte degli effetti per chitarra, la riuscita dipende anche (molto) dall’amplificatore. Un pedale, come il Tubescreamer, può suonare da favola in certi amplificatori e da schifo in altri. E la cosa può trarre in inganno e far pensare che è il pedale a non andar bene. Invece si tratta di accoppiamento. Infatti, nella mia ignoranza, all’inizio ero finito tra le file  dei detrattori, poi qualcosa è cambiato…

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Ma come è potuto succedere?

Se dovessi descrivere il mio percorso chitarristico (ovviamente molto amatoriale, si intende) dovrei per forza di cose partire dalla mia passione giovanile per i Pooh. Eh sì, i Pooh, proprio loro… Ma cosa c’entrano i Pooh con il blues-rock, con Hendrix, Clapton e John Mayer? Come sono passato dalla melodia italiana ad un gruppo che fa cover di John Mayer Trio? Ebbene, può a prima vista sorprendere ma il nesso c’è. Prima di tutto bisogna sottolineare che si tratta di quattro musicisti di caratura elevata. Uno poi potrebbe pensare, ok, sei cresciuto e i gusti sono cambiati. Invece non è proprio così, può sembrare strano ma una coerenza, un filo logico si può trovare…

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Ora mi tocca pedalare…

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, mi ero trovato costretto per vari motivi a dover portare in sala prove anche solo 3 pedali con l’alimentatore. Non era niente male stare così leggeri. Con l’età che avanza mi fa piacere portare meno pesi. Per un periodo ho dovuto farlo per cause di forza maggiore, quindi ho riscoperto anche il piacere di avere un paio di overdrive e un delay, basta; e gestire tutto col volume della chitarra. Certo bisogna pure aver un buon amplificatore, e in sala prove non ce l’ho. Ma la cosa mi ha fatto riflettere. Perché non semplificare il tutto e stare leggeri, sia come peso che come segnale elettrico da gestire? Continue reading  

Il treno che passa una volta sola…

colibrì | Milioni di ParticelleA volte mi trovo a rimuginare inutilmente su certe scelte fatte in passato che hanno influenzato la mia carriera geologica e a dieci anni dalla sua interruzione rifletto su questo. E’ inutile perché il passato non si può cambiare e se le cose oggi stanno così un motivo ci sarà, non ci si può fare proprio nulla. Al massimo si può riflettere sulle scelte fatte per dare consigli ai figli e, perché no, capire che forse non si tratta mai di scelte giuste o sbagliate ma solo diverse, scelte che hanno portato a risultati diversi. Si può giocare a immaginare come sarebbero andate le cose, a che risultati avrebbero portato le scelte diverse, si può, ma quanto è utile? Non ne sono certo, ma eccomi qui, a dieci anni dalla “disfatta” a riflettere su come alla fine più di tanto non posso lamentarmi…

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Le mie due Strat

Le due sorelle? O forse cugine? Di secondo grado? Forse è meglio dire adottive…

Beh sì, perché non sono due Fender. Una è di liuteria, made in Italy, l’altra, la Fender, è made in Mexico. E sono, almeno nell’aspetto, emblematiche della produzione Fender degli anni d’oro, tra all’incirca la metà degli anni 50 alla metà degli anni 60. Non sono davvero d’epoca, cioè la Fender non lo è: sarebbe per me impossibile comprarne una, i prezzi sono assurdi. Ma è la riproduzione (del 2006) di come 60 anni prima venivano costruite le Stratocaster alla Fender californiana. Sono le specifiche delle prima Stratocaster, anche il colore è molto tipico di quell’epoca, fa molto anni 50, anche se la tecnica di verniciatura era ben altra. La cugina adottiva invece ha l’aspetto tipico e la colorazione più diffusa delle Stratocaster anni 60; poi la Fender fu venduta alla CBS e le cose cambiarono. Ma questa chitarra è forse più vicina alle vere Fender dell’epoca, anche se ha tutt’altra storia.

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Nait Fever

Anno nuovo – Amplificatore nuovo. Alla fine del 2025 è successa una cosa strana. Stavo facendo ricerche per un lettore CD all’altezza del mio impianto. Chiedendo consiglio alla solita ottima TNT-Audio, mi vengono fatti tre nomi magici: Naim, Rega, Cyrus. Qualcosa scatta nella mia testa. Questi nomi richiamano alla mia memoria ricordi di quando, a fine 1991, acquistai i diffusori su cui volevo a tutti i costi basare l’impianto: TDL Studio 0.5. Dal primo negozio HiFi che ho visitato, mi fecero subito capire che il mio modesto amplificatore, seppur valido, non poteva farcela a pilotarle; vennero così fuori quei tre magici nomi…

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