Romani a Milano? Ma sì! Basta premunirsi per il freddo (colbacco e cappottoni) e nel dubbio chiedere ai vigili urbani (“noio volevan savuàr….”). Qui al nord il clima è diverso – vallo a spiegare all’ondata di caldo africano che ha avvolto l’Europa in questi giorni: praticamente si fonde…
A parte gli scherzi, una gita di una settimana a Milano mi ha dato da riflettere su diverse cose. Da come mi trovi bene in questa città nonostante sia romano di origini sannite (cioè terrone) e come a me i milanesi risultino normalmente simpatici (poi dipende sempre dalle persone). A parte che al servizio verso il pubblico (e mi dicono anche a Napoli) si trova una cortesia che a Roma è sempre più rara (ma forse sta migliorando), si tratta comunque di una grande città italiana (anche se ben meno vasta di Roma), e come tale splendida nelle zone centrali e con i classici problemi nelle periferie. Nello specifico, sono stato presso il Politecnico di Milano, non per mio lavoro ma per accompagnare mio figlio adolescente ad un corso estivo offerto dal prestigioso istituto intitolato a Leonardo da Vinci. Era la seconda volta: l’anno scorso eravamo solo io e lui (magnifico viaggio tra padre e figlio) e quest’anno c’è la famiglia intera. Come l’altro anno, io ho dovuto continuare a lavorare da remoto. Quest’anno è potuta venire mia moglie ma ha dovuto fare la turista da sola. Lavorare dentro un’univeristà è stata la prima opportunità di riflessione che mi si è offerta.
A volte mi trovo a rimuginare inutilmente su certe scelte fatte in passato che hanno influenzato la mia carriera geologica e a dieci anni dalla sua interruzione rifletto su questo. E’ inutile perché il passato non si può cambiare e se le cose oggi stanno così un motivo ci sarà, non ci si può fare proprio nulla. Al massimo si può riflettere sulle scelte fatte per dare consigli ai figli e, perché no, capire che forse non si tratta mai di scelte giuste o sbagliate ma solo diverse, scelte che hanno portato a risultati diversi. Si può giocare a immaginare come sarebbero andate le cose, a che risultati avrebbero portato le scelte diverse, si può, ma quanto è utile? Non ne sono certo, ma eccomi qui, a dieci anni dalla “disfatta” a riflettere su come alla fine più di tanto non posso lamentarmi…

Una foto che mi ritrae attorno ai 20 anni, sorridente come raramente appaio nelle foto dell’epoca, felice nel mio elemento, soddisfatto di me stesso. Non lo ero davvero (ma lo sarò mai?), infatti venivo spesso ritratto col muso lungo, come se fossi arrabbiato o se avessi appena passato un guaio. Ma in questa foto sono in una pausa in una sala prove col gruppo in cui suonavo da studente universitario, con mia sorella al basso e altri due amici a batteria e tastiere. Stringo tra le braccia l’oggetto più prezioso della mia vita. Non perché fosse qualcosa di costoso, anzi. Era la mia 