Dove c’è la luce…

Era un periodo piuttosto buio della mia vita. Si prospettavano nubi scure all’orizzonte, la ditta per cui lavoravo stava per chiudere e non sapevo cosa fare. In una normale giornata come tante, cercando di non disperare e pensando che qualcosa uscirà, mi moglie mi alleggerisce l’animo facendomi vedere il video di un chitarrista americano che suonava davanti a migliaia di persone con la sua band. Mi colpì la sua giovinezza (il video era del 2007, quasi 10 anni prima, e certamente all’epoca era giovane) ma soprattutto in rapporto a come suonava: molto bene, certo, ma suonava la chitarra (una Stratocaster poi) alla “vecchia maniera”. Insomma, si vedeva che era ispirato ai grandi del passato, Hendrix, Clapton, Steve Ray Vaughan, ma era bravo perché ci metteva anche di suo. E poi aveva anche un gran voce, un chitarrista cantante che fa pure assoli notevoli, come una volta. Ero contento che ci fosse ancora un giovane che usasse la chitarra in questo modo. Molti di voi avranno capito che si trattava di John Mayer…

Il video era quello di Gravity, del Crossroads 2007. Mia moglie era davvero molto colpita dalla bellezza del brano (magari a lei delle gesta chitarristiche non le importava molto). Il giovanotto aveva sia ottime capacità solistiche che melodiche. Così conobbi la musica di John Mayer. Acquistai l’album in cui c’è Gravity, Continuum, del 2006, più per mia moglie che per me. Un album notevole per ricchezza di contenuti di genera vario, pop, soul, rock, blues mischiati in tutti i brani. Un capolavoro.

Qualche mese dopo mi chiesero di entrare a far parte d iun gruppo cover. Non era la prima volta ma declinavo per mancanza di tempo. Ma ora ero purtroppo senza lavoro e mia moglie stessa mi disse “ma vacci a suonare da loro”… eh sì, che m’importa, riesumerò la chitarra elettrica (incidentalmente una PRS ispirata alla Stratocaster) e vedrò di rispolverare qualche assolo. Fu la cosa che in primis mi salvò la sanità mentale in quel pessimo periodo; ma in secundis, dopo qualche anno mi permise di trovare un nuovo lavoro.

Dopo qualche tempo proposi ai nuovi amici un nuovo brano, Gravity, di John Mayer. Piacque subito a tutti ed entrò in pianta stabile nel nostro repertorio. Il problema ero io. Potevo cantarla e accompagnarmi senza grossi problemi, l’assolo centrale si poteva replicare in qualche modo, ma quello finale della versione live di Crossroads 2007 era qualcosa di portentoso. Ma ci volevo provare. La notte, quando ormai tutti dormivano, spesso io restavo a guardare qualche video musicale o tutorial di chitarra. A volte mi sedevo davanti al computer con il video in questione e cercavo di seguire Mayer nota per nota in quell’assolo. Abbiamo proposto Gravity quasi sempre nei nostri rari spettacoli, anche se pochissimi la conoscevano. Il mio assolo era da semplificare, non ero all’altezza, ma miglioravo ogni anno. A distanza di 10 anni posso dire che forse ormai ci sono! 😉

Try! è il primo live del John Mayer Trio registrato il 22-23 settembre 2005 alla House of Blues di Chicago

Nel frattempo avevo ascoltato altre cose di John Mayer e mi aveva colpito che lui era agli inizi noto più per le sue melodie folk/country suonate con la chitarra acustica che per gli assoli blues. Poi a un certo punto si è presentato al pubblico con una Stratocaster, un power trio con Pino Palladino al basso e Steve Jordan alla batteria, in chiaro omaggio a formazioni come Jimi Hendrix Experience o Cream. Ed una musica bluse-rock di un impatto notevole, ben diversa dal melodismo country di poco tempo prima. Who did you think I was? Così inizia, in modo opportuno, il primo live del John Mayer Trio: Try! “Pensavate che fossi un romanticone con la chitarra acustica? Idolo delle ragazzine e protagonista della vita notturna di New York? Ora vi faccio vedere io di cosa sono capace! Lo so io chi sono, non ho bisogno che altri mi indichino i miei limiti o i miei pregi.” E il brano è così sincopato, un tale intreccio ritmico di chitarra e batteria, con la voce che fa tutt’altro, che credevo non sarei mai stato capace a replicarla.

Trasferitomi in altra città, nuovo lavoro, nuova vita ma mantenuta la partecipazione al gruppo cover, abbiamo continuato a suonare Gravity e ho continuato personalmente a migliorare la mia performance. Qui mi presentano un inglese che ci vive da oltre 20 anni e canta in un gruppo cover simile al mio. Mi chiede, stranamente, se conosco John Mayer: aveva notato che in Italia pochi sanno chi sia ma chi suona la chitarra lo conosce eccome. Gli faccio sentire una nostra “take” di Graviry e ne rimane impressionato. Dal canto mio avevo in mente prima o poi di mettermi a studiare qualche altra cosa di John Mayer perché li ritenevo didattici per uno come me che deve recuperare tanto tempo e non conosce i vari riff blues e le tecniche di improvvisazione.

John Mayer - Where the Light is: Live In Los Angeles [VINYL] | Echo's ...

Where the light is (WTLI) è un titolo che riprende la frase finale di Gravity. E’ un album quadruplo in cui si riproduce un live al Nokia Theater di Los Angeles, dell’8 dicembre 2007 diviso in tre set: il primo è acustico, il secondo è col Trio e il terzo con la band intera

Poco tempo dopo il nuovo amico inglese mi chiama e mi dice, “vediamoci per un caffè, ho un’idea”. Seduti a tavolino mi fa: “lo so che normalmente canti e suoni, ma volevo proporti di dividerci i compiti e mettere su un gruppo cover di John Mayer.” Il primo istinto è stato “non ce la posso fare”. Poi gli ho detto che avevo intenzione di studiare qualcosa di suo. Vediamo cosa riesco a fare. Ho comprato i due live di riferimento, Try! e Where the light is (WTLI), titolo tratto dal cantanto finale di Gravity, “… just keep me where the light is…”, …basta che mi tieni dove c’è la luce, come una pianta di cui prendersi cura.

Mi sono quindi esposto a questa luce musicale e mi sono messo al lavoro; ed è stato un piacere. Ogni tanto mandavo delle registrazioni per fargli capire fino a che punto riuscissi ad approssimarlo. Ma l’inglese sembrava contento. Fino al punto di contattare un amico batterista che ha accettato la sfida volentieri. Dopo due bassisti che hanno dovuto mollare il progetto, è subentrato il mio amico che suona il basso nell’atro gruppo (che più in là avrebbe mollato). Era entusiasta all’idea di misurarsi col grande Pino Palladino! Sfida accettata!

JMS – John Mayer Style: eccoli dove c’è la luce…

Dopo oltre un anno di preparazione siamo finalmente pronti – vediamo la luce, una luce musicale che all’inizio vedevo solo in fondo al tunnel, nel periodo buio in cui il mio futuro era incerto. All’epoca non sarei mai stato in grado di affrontare un compito chitarristico così arduo. Il nostro batterista scherzando mi guarda consapevole del lavoro da fare e dice “…povero Pasquale…”. Ci è voluto un po’ infatti. Ma finalmente ci siamo. E’ giunto il momento di mostrare al pubblico cosa abbiamo fatto. Restiamo dei poveri dilettanti e ammetto che è difficile che dei dilettanti possano affrontare tali complessità. Ma sono convinto che nel nostro ambito di suonatori della domenica è possibile approssimare (parola chiave) alcuni tipi di musica ad un livello di decenza (altra parola chiave) tale da permetterci di esibirci davanti ad un pubblico amico o quasi. La precisione fedele non è da noi, è impossibile. L’imperfezione fa parte del gioco, è anche parte di questo genere musicale, che a volte vive proprio di questo, rende l’esibizione umana. Altrimenti si mette un disco e via… In un tempo in cui la tecnologia ci spinge ad ottenere suoni perfetti, esecuzioni impeccabili, tempi ferrei guidati da computer, è proprio l’idea che delle persone normali, con famiglia, lavoro e poco tempo libero riescano a mettere su un evento blues-rock carico di energia, passione e intensità, infischiandosene delle imperfezioni occasionale ed inevitabili, attaccando gli strumenti agli amplificatori e mettendocela tutta, puntando sulla passione per quel che fanno e sulla loro umanità.

Il pubblico nella provincia italiana difficilmente conosce questa musica, solo pochi verranno perché la apprezzano. Non è un progetto pensato per attirare masse a cantare insieme. E’ più difficile. E’ pensato innanzi tutto per studiare a fondo una musica che ci piace moltissimo. La prima cosa è che piace a noi e stiamo bene insieme. Il passo successivo è il desiderio di condividere questo piacere con altri. Non è la nostra musica, ma è musica che ci emoziona molto e ci piace l’idea di condividere queste emozioni con un pubblico, non importa quanto grande. Quindi anche noi usciamo allo scoperto, ci prendiamo i nostri rischi e ci esponiamo, andando a stare dove c’è la luce, dove ci possono vedere gli altri e …chissà!

E’ arrivato anche per noi il momento di dire: Who did you think I was?