I lettori Philips e JVC (1987-1992)

Il mio primo giradischi digitale fu un Philips CD-16 (in basso) acquistato nella seconda metà degli anni 80. Mi fu venduto da un noto negozio di Roma come lettore con convertitore D/A basato sulla allora nuova tecnologia bitstream (detta “a 1 bit”), sempre della Philips, che all’epoca dichiarava di dotare i lettori CD budget di una sonorità di ben altro rango. Invece, come scoprii appena arrivato a casa, era un semplice CD con convertitore D/A a 16 bit, come si poteva facilmente evincere anche dal suo nome. Lo tenni lo stesso, anche perché ragionai che la Philips aveva inventato il CD, che era basato proprio su uno standard digitale a 16 bit. Poi mi piacque la sonorità, dato che da anni non avevo più un giradischi analogico (e quello che avevo sarà stato sempre starato, visto che all’epoca non ne sapevo nulla di regolazioni). E poi ero abituato ai registratori a cassetta come sorgente primaria, figuriamoci se la qualità del CD non sembrasse superiore….

hifi-philips_cd16

Philips CD 16

Qualche anno dopo, leggendo le riviste del settore, fui colpito dalla prova di un JVC XL-Z431 (in basso) che utilizzava la tecnologia bitstream per davvero. Il prezzo era estremamente invitante, poco meno di 200.000 lire, e le prestazioni promettevano di far impallidire i rivali. Vendetti il CD Philips e acquistai il nuovo JVC in coppia con l’amplificatore Onkyo A-8200 (in un negozio diverso, ovviamente). Quando a fine 91 aggiornai l’impianto con le casse TDL e l’amplificatore Unison Research, il pur valido ma modesto lettore JVC fece subito notare la sua inferiorità rispetto al resto dell’impianto.

JVC XL-Z431

Ero neolaureato senza lavoro, sognavo di inserire nella catena lo splendido lettore CD Meridian 506, ma non potevo certo permettermi un altro componente da 1 milione e spiccioli. Rassegnato, cercai quindi tra le rimanenze di magazzino dei modelli appena usciti dal mercato venduti a prezzi decisamente inferiori.