Se uno è Bravo a tenere il Ritmo… ;-)

Suono la chitarra da quando ero giovanissimo e un po’ di senso del ritmo ormai lo dovrei avere. Se estendiamo il concetto alla vita di tutti giorni, lo vedo un po’ come essere capaci di adattarsi alle situazioni in base quello che accade e a quali sono le nostre capacità. Insomma, essere Bravo a tenere il Ritmo della vita è sicuramente molto utile. A volte ci sono riuscito e mi sono adattato ai cambiamenti inaspettati, primo fra tutti la perdita del lavoro che tanto avevo sognato. Non è un segreto che i periodi della mia vita io li veda contrassegnati dalle automobili utilizzate in quel momento. Non sarà molto poetico legare i ricordi alle auto di famiglia ma io ho un’intera sezione di questo sito dedicata all’argomento. E l’ultima arrivata in famiglia porta il nome di un riconoscimento, come a dire che sono stato …Bravo.

Sono stato Bravo perché la “botta” è stata dura ma alla fine mi sono rialzato, proprio come ti insegna l’Aikido che pratico da quasi 20 anni: cadere bene e rialzarsi meglio. Ma Aikido insegna anche ad adattarsi al flusso del momento, scegliendo la “strada” migliore per noi. Quando qualche anno fa persi il mio adorato lavoro da geologo ero anche in un’età critica, appena oltre il mezzo secolo. Un’età in cui si dovrebbero raccogliere i frutti, non galleggiare ancora grazie all’aiuto della famiglia. Ma tant’è… così è andata, è successo e la cosa ha lasciato il segno. Se le cicatrici ci sono e non andranno via, d’altro canto posso dire di avere avuto anche fortuna, almeno dopo qualche anno di quasi disperazione, depressione, lavori umili e accumulo debiti mentre si tirava sempre più la cinghia. Alla fine, grazie alle mie capacità informatiche che mi sono creato per mio puro interesse, alla conoscenza non banale della lingua inglese a cui sono sempre stato appassionato (anche per via della musica rock), alla fine qualcuno ha apprezzato le mie capacità è mi sono riciclato riuscendo ad ottenere di nuovo uno stipendio dopo anni di tenebre.

Cosa c’entrano le automobili? Non lo so. Ma mi sono scoperto a notare che, dato che per me sono il simbolo di un periodo, la nuova arrivata me la merito semplicemente per il nome. Bravo!

Quando ero “teenager” e cominciavo a sognare di guidare un’auto mia non avevo sogni irrealizzabili come la Ferrari o la Porsche. A me piacevano le auto di tutti i giorni e soprattutto le Alfa Romeo. In genere apprezzavo le auto italiane che ritenevo sicuramente superiori in design. Amavo le piccole sportive come la A112 Abarth, la Fiat 127 Sport, La Renault 5 Alpine. Le 2 volumi aggressive come la Fiat Ritmo 105 TC o la Abarth 125 TC, e certo anche la mitica Alfa 33! La Golf mi piaceva ma non mi faceva impazzire. Bella la BMW serie 3 dell’epoca ma… Avevo i piedi per terra anche nel sogni. La Ritmo invece mi affascinava, specie nelle due versioni molto spinte su citate. Sognavo però ad occhi aperti la Ritmo Super, non la versione base ma neanche quella speciale, bellissima ma impegnativa e che improbabilmente sarei riuscito a permettermi da giovane. Mi immaginavo con una Ritmo 65 Super di colore blu a portare la mia ragazza a fare una scampagnata. A volte mi dipingevo ad uscire la sera ed andare a prendere la ragazza con la “mia” ipotetica 127 Sport. Potremmo dire che erano gli anni formativi in cui cercavo di prendere il Ritmo della vita, goffamente, a tastoni, senza davvero riuscirci direi. E quindi i miei sogni con la Ritmo di allora potrebbero essere rappresentati così, un tentativo di trovare il Ritmo giusto.

La Ritmo non l’ho mai neanche guidata, forse perché il Ritmo della vita l’ho centrato parecchio dopo. Mio padre acquistò da un mio zio una Renault 14 blu che un po’ ricordava la sua rivale Fiat. Quindi ho imparato a guidare sulla francese, con cui ho moltissimi ricordi di gioventù, mentre la Ritmo non era più prodotta, era evoluta nella prima Tipo, di cui ricordo il tachimetro digitale in quella di un conoscente.

Mentre la Fiat Tipo evolveva nella prima Bravo che mi lasciava indifferente, su mio suggerimento mio padre in pensione passò ad una maestosa Audi 80, che io ereditai nel periodo in cui ero consulente di geologia, poi ricercatore per breve tempo all’Università. Anche la prestigiosa tedesca, la mia preferita di quegli anni, poteva rappresentare la mia esplosione, il picco della mia crescita come uomo, il mio successo lavorativo più alto, la ricerca, l’offerta di un PhD negli USA, l’incontro con mia moglie e la prima casa con lei.

La più umile Skoda Fabia Wagon che venne dopo, rappresenta il sobrio periodo di vita in due nel nido d’amore in campagna, un’auto razionale di chi pensa forse a metter su famiglia. Come per mio padre, la mia prima auto di famiglia era una Skoda (solo che per mio padre era stata una Skoda davvero cecoslovacca e la prima sua auto in assoluto).

Intanto la vecchia Bravo diventava la spigolosa Stilo e io ero preso dalla nostalgia dell’Audi che mi portò a prendere una vecchia Audi A6 Avant Quattro piena di problemi, come me che all’università facevo praticamente la fame.

Dopo un po’ dovetti cedere alla ragione e comprare una Grande Punto che mi sorprese per la qualità quando me la fecero provare. Mi ricordai delle Fiat sportive che sognavo in gioventù. Le Uno e la prima Punto non mi avevano mai detto nulla, ma la Grande Punto sì. Anche lì il nome suggeriva qualcosa: dovevo fare il Punto della situazione? O forse ero a un Grande Punto di svolta! Si perché ero da poco entrato in una piccola compagnia petrolifera e finalmente guadagnavo bene facendo il geologo. Non era solo il Punto di svolta. Era l’apoteosi!

Infatti nacque nostro figlio, la cosa più grande che accade in una vita. La Grande Punto non era abbastanza …grande, quindi cercai una station wagon e trovai una Sport Wagon: una splendida Alfa 156 che acquistai il primo Natale da padre e ribattezzai affettuosamente “Papalfa“. La mia vecchia passione per le Alfa Romeo si era risvegliata. La Giulia che alimentava i miei sogni di bambino riviveva nella sua erede anni 2000. Una gran macchina che sottolinea il periodo più bello della mia vita. Della nostra vita: i primi anni nella splendida casetta di campagna (diversa dalla prima) col bimbo appena nato e la Papalfa sono i più belli per noi.

Ma la Papalfa è stata anche testimone del periodo più brutto, quello oscuro della disoccupazione, del lavoro in fabbrica, degli stenti. E na ha subito le conseguenze perché la manutenzione che ho potuto fare era il minimo indispensabile. E ne porta i segni, così come li porto io.

Ma dato che sono stato Bravo a riprendermi e ricominciare, riciclandomi grazie alle mie capacità scientifiche e informatiche, quando ho potuto e dovuto cambiare auto l’occasione che è capitata è stata una Bravo! L’erede della Ritmo che mi piaceva tanto da giovanissimo e che mai ho guidato. Mi è piaciuta molto appena uscita e non ho compreso il suo scarso successo. La Bravo mi ricorda la Grande Punto che mi aveva così sorpreso qualche anno prima ma anche la sportività delle Ritmo di una volta, sebbene in chiave più moderna. Infatti in Australia è stata chiamata Ritmo per problemi di copyright con un pickup Toyota omonimo. Certo, non è un’Alfa Romeo ma una splendida Giulietta non ho potuto permettermela.

Sono stato Bravo a riprendere il Ritmo giusto con la vita. La bella Bravo è l’auto giusta per questo momento. Intanto la ricerca di una Papalfa 2.0 continua… non è detta l’ultima parola!