Oggi posso ritenere di essere soddisfatto completamente del mio impianto. Non che non lo fossi mai stato, ma ho sempre avuto un collo di bottiglia da qualche parte. Non era una impressione ma un dato oggettivo. Al momento ritengo che, a parte l’età progettuale di alcuni componenti, l’impianto sia equilibrato e ben suonante. Ovvio che ci sono sempre spazi per migliorare ma a questo punto non è necessario perché nel suo stato attuale, per lo scopo che si prefigge, l’impianto è ottimo così come è. L’impianto è incentrato sui diffusori a linea di trasmissione TDL Studio 0.5. I diffusori (assieme alla stanza) sono i maggiori responsabili del suono di un impianto. Quindi è bene sceglierli con cura e sapere cosa si vuole ottenere. Io lo sapevo benissimo: nel 1991 ero convinto di voler avere dei diffusori a banda completa (non dei bookshelf che si fermano a 60 Hz – anche se raramente un segnale musicale scende molto di più). Volevo diffusori da pavimento, tanto i bookshelf andrebbero messi su piedistallo, occupando lo stesso identico spazio con una sistemazione ben più instabile. I diffusori non avrebbero dovuto eccellere in gamma bassa lesinando sul resto dello spettro. I TDL erano eccezionali in gamma bassa ed ottimi anche nel resto delle frequenze. Facevano al caso mio. Definiti i diffusori, bisogna poi selezionare un amplificatore che li sappia pilotare correttamente. Ma analizziamo le caratteristiche del mio impianto componente per componente e vediamo perché in ogni caso un ulteriore “upgrade”, seppur tecnicamente possibile, non sia necessario.
Non ho componenti moderni, eccetto il Dac, che dovrebbe essere ancora in produzione. L’età varia dagli anni 70 primi anni 2000. Quindi potrebbe esserci spazio per un upgrade nel senso di ammodernamento. Ma vediamo prima le sorgenti. Ho due sorgenti analogiche e due digitali. Iniziando dalle analogiche vediamo il giradischi, lo storico Thorens TD 160 MK1.
Si tratta di un piatto a telaio sospeso, costruito in Germania a metà anni 70 per essere posizionato su mobili di arredo generici, considerando pure la diffusione in case con pavimenti sospesi, quindi oscillanti. Il sistema di sospensione a molle cerca di isolare il piatto che gira dalle oscillazioni, per lo più dovute a chi cammina nella stessa stanza. Il giradischi è “stock”, se si eccettuano i connettori dei due cavetti stereo e del materiale adesivo bituminoso aggiunto alla faccia interna del pannello inferiore. Nel passato ho modificato alcuni Thorens inserendo più materiale smorzante, cavi moderni ecc. Su quello che mi è rimasto invece non ho ancora fatto quasi nulla. Una piccola modifica per l’aggiunta di un cavo per la terra, modifica per latro suggerita da Thorens stessa all’epoca. Avevo sostituito anche i cavi RCA completamente, ma poi ho letto che gli originali avevano una capacità corretta per il giradischi e se funzionanti potevano restare al loro posto, così li ho rimontati. Ho sostituito il poggiadisco in gomma originale con un evoluto e moderno Funk Firm Akromat, fatto in schiuma di PVC (il PVC è il vinile, lo stesso materiale dei dischi) con l’intento di creare un blocco unico col disco per dissipare le vibrazioni in un volume maggiore.
La testina maggiormente in uso è la coetanea, nonché mitica, Shure M97HE Era IV. Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 era al top del listino Shure, dopo che la osannata V15 Era IV uscì dal catalogo perché troppo costosa da produrre. In molti sostengono che, nonostante le superiori e peculiari caratteristiche tecniche della V15, la M97 suonasse praticamente uguale. Se si aggiunge che un famoso ingegnere del suono avesse dichiarato di non distinguere il suono di una Shure V15 sullo standard Technics SL1200 dal master originale, capirete perché anche qui pensare ad un upgrade non è facile. Potrei guardare la mercato moderno e magari andare su una Audio-Technica AVM95ML. Oppure sulle ottime testine Grado. ma ho provato una Prestige Blue 3 di recente produzione che impallidiva in confronto alle antenate Signature 8MX e F-1+ (in realtà il mio combo è composto dal corpo della prima e lo stilo della seconda).
Con la Shure ani 70 ho una notevole raffinatezza tecnica all’intenro e uno stilo “nude” iperellittico, roba che oggi costa bei soldi. In più, Shure montava il famoso spazzolino che puliva il solco appena prima del passaggi dell’ago di lettura. Oltre a far quello smorza anche le vibrazioni dovute a dischi non proprio “piatti” e stabilizza la testina durante la lettura. Gli stili Shure N97 originali avevano anche una connessione elettrica al braccio così da scaricare anche l’elettrostaticità. Cosa desiderare di più? Difficile. L’unica è che da tempo Shure non produce più testine e gli stili di ricambio sono di terze parti (e di solito il loro spazzolino non scarica l’elettrostaticità). Ma quando sarà il momento conosco chi mi potrà ristilare la puntina in modo ottimale.

Sorgente analogica: interno del Lehmann Black Cube Statement con due resistori aggiuntivi nel tentativo di modificare il carico per la testina Grado F-1+
Il segnale del giradischi tedesco finisce in un ottimo pre amplificatore fono tedesco: Lehmann Black Cube Statement. E’ relativamente moderno e anche se ha conosciuto delle evoluzioni non è certo un collo di bottiglia nel mio sistema. E’ ormai famoso per la sua qualità e semplicità, unita ha ottimi materiali di costruzione.
L’altra sorgente analogica ha poca importanza. E’ una piastra di registrazione a cassette. Le cassette sembrano tornate di moda ma non sono mai state davvero hifi. Ho avuto diverse piastre di registrazione e mi appassionavano. Devo anche dire che la registrazione di un CD su una cassetta al cromo con Dolby C inserito non era niente male. La usavo molto ai tempi in cui non era poi così economico comprare dischi e comunque era il modo in cui ci si scambiava musica facendoti fare la cassetta da un amico che aveva un disco che tu non avevi. Era più economico che comprare il disco o il CD. Provate ora a comprare una cassetta vergine nuova! Le follie delle mode vintage…
Avevo una buona Teac ma mi si era mezza rovinata. Non ho speso molto per procurarmi un modello molto simile, una V1010 anni 90. Non la uso molto se non per ascoltare occasionalmente vecchie registrazioni anni 80 con la mia band di allora o per riversare l’audio da computer di mie registrazioni o di brani da streaming (una specie di controsenso). Per poter connettere la Teac al mio amplificatore Naim Nait XS ho dovuto farmi costruire un cavo apposito con due coppie stereo RCA da un lato ed un connettore DIN dall’altro.
Passiamo alle sorgenti digitali. La follia del vintage che ha gonfiato in modo abnorme i prezzi dei dischi in vinile, mi ha spinto a rivalutare anche i miei CD. Quindi ho fatto in modo di procurarmi un lettore CD all’altezza del livello del mio impianto, cosa che raramente era avvenuta in passato. La scelta più tranquilla sarebbe stata un CD moderno: la meccanica di lettura è soggetta a problemi dovuti all’età. E’ un rischio vero con lettori datati. Ma i CD moderni tendono a suonare moderno: tanto dettagli, enfasi degli alti, un suono molto “chiaro” e forse affaticante. Sono andato sulla vecchi scuola ed ho preso uno spettacolare Rega Apollo del 2006.
Rega era famosa per i suoi giradischi negli anni 90. Il fondatore Roy Gandy non aveva mai ascoltato un lettore Cd che gli piacesse. Li considerava orribili e non voleva averci a che fare. Poi un suo collaboratore riuscì a tirar fuori un prototipo fatto in modo diverso dal convenzionale che impressionò persino Roy! Col tempo si decisero ad entrare nel mercato del CD ed i primi Rega fecero scalpore per i loro suono. Io sono incappato nell’evoluzione del primo, dotato di un chip unico per la conversione da digitale ad analogico, molto più potente dei chip allora normalmente usati in campo audio. Era costruito in Inghilterra per un progetto di manipolazione dati finanziari che poi fallì e la ditta svendette a Rega migliaia di chip rimasti, consentendo la produzione dell’Apollo e anche la sua manutenzione fino ad oggi. L’Apollo vanta Dac Wolfson e stadi d’uscita separati in classe A. Una meccanica di ottima fattura ma originale: non un carrello su cui posizionare il disco, che poi si chiude per trasportarlo al sistema di lettura. C’è un coperchio in stile astronave Enterprise di Start Trek, lo apri e fissi tu a mano il CD nel sistema di lettura – meno parti in movimento che possono rompersi e/o generare vibrazioni, disaccoppiamenti, ecc… anche qui, che volere di più? Forse un moderno Rega Saturn, quello sì, ma il prezzo è ben altro e sicuramente l’Apollo non è un anello debole della catena!

Sorgente digitale: il convertitore DA Schiit Modius
L’altra sorgente digitale è il computer. Al momento è un vecchio MacBook connesso all’ottimo Dac Schiit Modius. Utilizzo Tidal per lo streaming ma la app non può girare sul vecchio Mac. Quindi uso Audinirvana, una app che ancora può girare su un vecchio Mac e che consente di connettersi ai tuoi account di streaming tenendoli isolati dal resto del sistema per una riproduzione ottimizzata. Quindi tanto meglio. Sarebbe più comodo utilizzare un moderno streamer, ma non ho ancora voglia di investire di più in musica liquida. Il Dac è stato un vero salto di qualità ed è il componente più moderno dell’impianto. Ne avevo letto molto bene, poi mi è capitata un’occasione. Non sfigura affianco al Rega anche se si sente la superiorità di quest’ultimo anche se ha una quindicina di anni in più. Al solito, è un Dac moderno, dettagliato, mentre il Rega ha un suono più accattivante, un dettaglio pauroso ma senza affaticare. Ma lo Schiit per lo streaming può bastare. Non sempre i file a disposizione sono all’altezza: non per la qualità o risoluzione, ma perché sulle piattaforme di streaming i file a disposizione sono spesso quelli col dynamic range compresso, come va di moda.
L’amplificatore è un integrato inglese, un Naim. Naim è il cognome della allora moglie del fondatore Julian Vereker. Negli anni 60 Julian aveva diversi amici con band musicali. Lui si divertiva a registrarli mentre suonavano ma poi a casa, riascoltando, era deluso dalla mancanza di dinamica e coinvolgimento della riproduzione, rispetto a quello che ascoltava dal vivo. Così ha pensato di progettare lui un amplificatore come si deve. Nacque così il primo finale Naim NAP 1 (Naim Audio Power). Successivamente passò a progettare i pre (Naim NAC) e più avanti gli integrati (Nait = Naim Audio Integrated Technology).
Il mio è un ottimo Naim Nait XS del 2012. Si tratta della prima serie XS. Ho avuto anche un Nait 5i, che ha sostituito lo storico Unison Research Mood. Dopo il primo Nait ho voluto provare un Unison Research Unico. Amplificatore ibrido (valvole nel pre e mosfet nel finale) molto raffinato. Alla fine ho scelto di restare con Naim, con il Nait XS (superiore al 5i). L’Unico aveva delel fessure di aerazione e nel mio ambiente si sarebbe riempito di polvere. Non avevo il suo telecomando (distrutto nel trasporto) ma sarebbe servito solo al controllo volume. Col Naim posso anche cambiare sorgente ed è completamente chiuso, meno a rischio nel mio ambiente.

Amplificatore: Naim Nait XS del 2012
Dal punto di vista dell’ascolto non sarebbe una scelta facile. Sono entrambi ottimi amplificatori. Il Naim convince più per la maggiore semplicità di mantenimento e forse un po’ più di definizione, più che altro legata alle sue famose caratteristiche di ritmicità e senso del tempo (PRaT = Pace, Rhythm and Timing). La precisione con cui è capace di riprodurre i picchi dove è richiesta tanta corrente è notevole. Rispetto al Nait 5i che avevo prima, sembra ben più in grado di pilotare il difficile carico dei miei diffusori TDL Studio 0.5. Anche il 5i sembrava più dettagliato e preciso dell’Unico ma quest’ultimo, più muscoloso, sembrava muovere meglio le TLD nella fascia bassa dello spettro di frequenza.
Ed è proprio la loro capacità di riprodurre le basse frequenza che nel lontano 1991 volli con forza delle TDL nel mio impianto. Le mie Studio 0.5 mi allietano dal dicembre 91, allora pilotate dall’Unison Research Mood. TDL era un marchio inglese che, riprendendo la filosofia che aveva reso celebri gli incredibili bassi delle IMF, utilizza una linea di trasmissione per pilotare i woofer. Più diffusamente, il sistema utilizzato per questo scopo è il bass reflex: un tubo opportunamente dimensionato instrada l’emissione posteriore del woofer nella cassa in modo da generare un rinforzo dei bassi ad una certa frequenza. Ma il fatto che ci sia una apertura nella cassa ne inficia lo smorzamento del woofer rispetto ad una cassa chiusa. La cosa non si verifica con la linea di trasmissione che invece utilizza un labirinto interno opportunamente progettato e coibentato. La qualità dello smorzamento del basso è confrontabile con la sospensione pneumatica (cassa chiusa) ma le frequenze che riesce a riprodurre in basso richiederebbero una cassa chiusa enorme (almeno in quegli anni). Il risultato è una cassa relativamente piccola che suona come se fosse enorme: qualunque concorrente in quella fascia di prezzo e anche di più poteva scordarsi completamente una prestazione tale alla basse frequenze.
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Prima: il woofer Elac 6DC 363, col parapolvere originale a ogiva, danneggiato e non più in produzione |
Dopo: lo stesso woofer ma con il nuovo parapolvere a cupola, sapientemente ribordato e riparato da Riparazione Altoparlanti Roma, cosa che ha necessitato la sostituzione del parapolvere |
Dopo tanti anni le mie amate TDL tirano avanti benone. Purtroppo di recente ho dovuto far sostituire le sospensioni dei woofer. La cosa ha comportato anche la sostituzione della cupola protettiva centrale del woofer, che ha anche lo scopo di indirizzare l’onda emessa frontalmente. Nelle Studio 0.5 le cupolette erano ad ogiva e non erano disponibili. Ho dovuto accettare che mi installassero delle normali cupole tonde. Del resto, anche il materiale delle nuove sospensioni non poteva essere identico all’originale, ma sostituire gli altoparlanti con degli equivalenti (i woofer Elac non sono prodotti da anni) avrebbe snaturato completamente il progetto (il crossover, il circuito interno che smista le frequenze basse e alte tra woofer e tweeter è calcolato su caratteristiche degli altoparlanti ben specifiche e non esistono altoparlanti davvero equivalenti). Con i bordi dei woofer rovinati le TDL già non erano più le stesse da tempo. Far riparare i woofer originali le ha portate di nuovo ad un suono fantastico!
Probabilmente, con le moderne tecnologie e soprattutto materiali, dei diffusori odierni potrebbero prendere il posto delle mie TDL magari anche migliorando il livello sonoro del mio impianto; oggi esistono diffusori di dimensioni normali a cassa chiusa con prestazioni in basso simili nei numeri; non so se anche nella qualità. E mi dicono che una volta che hai sentito i bassi di una linea di trasmissione non puoi farne più a meno…






