I vent’anni della Papalfa 2.0

Papalfa è il nome affettivo che ho dato alla prima Alfa Romeo che ho acquistato, perché l’ho fatto appena dopo la nascita di mio figlio e anche perché l’arrivo del piccolo richiedeva l’uso di un’auto un po’ più grande. La prima Papalfa è stata la splendida Alfa 156 Sportwagon nera. Un’auto che ha fatto rinascere la passione degli Alfisti dopo la delusione dell’acquisizione Fiat. Nel mio caso è stata l’auto che ha rinverdito la mia vecchia passione per il marchio. Ho avuto la Papalfa per 12 anni, passando dal periodo più bello a quello più brutto della mia vita e c’era ancora anche durante la ripresa. Ha finito la sua vita dopo circa 400 mila km ma solo perché la carrozzeria aveva subito danni non riparabili. Ci si affeziona ad un’auto con cui ne hai viste di tutti i colori. E l’idea era quella di passare ad una Papalfa 2.0. In quel momento non potevo permettermelo ma ho trovato un’occasione irrinunciabile ed ho accettato una Fiat Bravo (mi ricordava la mia vecchia passione per la Ritmo Super o la 105TC), un’auto mai capita dal pubblico, davvero ottima e funzionale. Poi è arrivata la possibilità ed ho incontrato la splendida 159 rosso rubino. Sono passati tre anni…

Con la prima Papalfa, conseguenza di giochi del bimbo, mi era capitato di avere un braccialetto col simbolo di Batman avvolto attorno alla cuffia della leva del cambio. La cosa avrebbe potuto renderla una credibile Batmobile e, nera e aggressiva come era ;-). Ma essendo io cresciuto più a fumetti Marvel che DC, alla fine la associai alla Pantera Nera. Quando poi tre anni fa mi ritrovai al volante di un’Alfa rossa, mi venne naturale accostarla all’eroe Marvel Daredevil, il mio peferito, dal costume rosso scarlatto (non rubino, ma va bene). Se quindi la prima Papalfa era la mia Pantera Nera, la Papalfa 2.0 sarebbe stata il Diavolo Rosso!

L’inizio della fine della magnifica Papalfa 1… ha retto ancora un bel po’ ma una sostituzione errata del parabrezza ha causato la formazione di ruggine che si è inesorabilmente propagata…

E anche se può sembrare strano, la 159, ritenuta goffa e pesante, è più prestante della 156 che ho avuto prima. La 156 era stata vittoriosa nelle corse; la 159 non ne ha mai fatte, Alfa Romeo non vi partecipava più. La 159 non era quindi nata da un modello per le corse come le sue antenate. Era nata direttamente da una piattaforma dal nome altisonante Premium, dedicata ad auto ammiraglie, da viaggio, progettata in collaborazione con GM. Poi GM ha abbandonato, vendendo la propria quota a Fiat. La cosa ha permesso che la 159 avesse la piattaforma Premium dedicata solo a lei e alla splendida Brera. E con quei soldi Alfa Romeo poté investire nella spettacolare piattaforma Giorgio, da cui sono nate in seguito Giulia e Stelvio. Per la 159 Fiat dovette risparmiare accorciando il più possibile la piattaforma Premium e tenendo gli odiati motori ormai già fabbricati ad Adelaide, Australia, dalla GM, mettendoci una testata Alfa Romeo che non è mai bastata a farli amare dagli Alfisti. Morale: l’Alfa 159 si ritrova un telaio di tutto rispetto, nato da una piattaforma unica, usata solo per lei (cosa impensabile oggi, che da una sola piattaforma si tirano fuori telai per tutti i marchi del gruppo). Ma il risparmio non ha consentito di dotare la bella 159/Brera di motori adeguati alla sua massa, se non il 2.2 e 3.2 benzina (odiati) e il mitico diesel 1.9 Mjet ma solo nella versione 150 cv (il mio), o anche il potente ma complicato 2.4 Mjet. Poi gli fu dato il magnifico 1750 Tbi il cui nome evoca bellissimi ricordi…

Bene, la mia attuale, pesante (?) Alfa 159 da 150cv ha un rapporto peso/potenza di 9,4 kg/cv; la mia ex Alfa 156 Sportwagon ne aveva 11,8. Abbastanza superiore ma se contiamo la rimappatura la mia 159 dovrebbe avere circa 8,3 kg/cv – altro che pesante. Probabilmente, vado a memoria, allo scatto iniziale era più pronta la 156, che comunque doveva affrontare una inerzia inferiore, ma in velocità la 159 è fluida e spinge che è una bellezza.

Eppure… il motore è eterno ma è un Euro 4 diesel, quindi subisce molte restrizioni (di guidarla in città non mi interessa, non è né adatta, né mi piace farlo, ma la cosa può creare dei problemi). E, soprattutto, il diesel ha subito un’impennata di prezzi notevole e non si sa dove andrà a finire, visto che è osteggiato anche dai legislatori e subisce ora una tassa maggiore, portandolo a costare più della benzina. Ho acquistato la 159 quando il diesel era attorno agli 1,4 euro al litro; oggi costa quasi 1 euro in più e nessuno lo avrebbe mai immaginato possibile. Ormai le case hanno smesso in tante di produrre auto con motori diesel e la manutenzione complicata di una tale motore avanti negli anni ha cominciato a spaventarmi. Così mi sono messo a pensare. Vedo il GPL ancora ben sotto l’euro. In alcuni casi è poco sopra 0,7 euro, non molto lontano dai “vecchi tempi”. Per qualche motivo il GPL non ha subito gli aumenti degli altri carburanti. E sentivo parlare molto bene della Giulietta GPL di qualche anno fa. Ho fatto un po’ di calcoli e col risparmio dovuto alla differenza di prezzo del carburante avrei potuto ripagare la rata per l’acquisto di una Giulietta GPL. Sono così arrivato al punto di pubblicare un annuncio di vendita per la 159.

Avevo da poco ricevuto un’auto aziendale nuova di zecca, piccola ma grintosa, ma piena di informatica, avvisi, notifiche. Mi sconcerta il grosso schermo che tutte le nuove auto hanno in dotazione (specie perché appare nelle pubblicità come caratteristica chiave per valutare un’auto): il cellulare non lo puoi toccare, ma lo schermo sì! Come funziona? Insomma, come tutte le auto nuove “non si fa i fatti suoi”, ti aiuta, ti consiglia, ti avvisa, ti rimprovera e… quasi si guida da sola. Perderemo la capacità di guidare, almeno di guidare bene come si intendeva una volta. Ma il fatto che fosse nuova di zecca (e non così male da guidare una volta disattivati tutti gli avvisi) mi ha fatto desiderare un’Alfa più nuova.

Sono andato al concessionario e mi sono messo al volante di Tonale, Junior, Stelvio. La sensazione non era poi male ma rimango dell’opinione che al momento i SUV non mi piacciono e continuo a preferire berline, SW e 2-volumi. Non posso proprio permettermi un’Alfa Romeo nuova, neanche usata. Ma l’idea di un Giulietta GPL mi sembrava allettante. Solo che a un certo punto un potenziale interessato al mio annuncio di vendita della 159 mi ha chiesto altre foto – ed è cominciato il malumore…

La cosa mi ha fatto mettere in dubbio il mio ragionamento sul risparmio col GPL con cui avrei pagato le rate della Giulietta. Avrei comunque preso un’auto di una certa età e chilometraggio. Basta un evento inatteso ed è finita. Oppure cambiano i prezzi, sale il GPL e/o scende il diesel e il ragionamento non regge più. E chi può prevederlo? E così se devo prendermi un rischio è forse meglio tenere quello che conosco meglio, un’auto datata ma ben curata, piuttosto che una più giovane ma che non sai davvero come è stata tenuta. La mia 159 ha già fatto dei lavori previsti per la lunga durata, tipo l’EGR e le swirl. Insomma, ho cancellato l’annuncio ed è tornato il buonumore. Anche mio figlio ne è molto contento, gli piace molto la Diavolo Rosso e se si chiama pure Papalfa 2.0 è a causa sua… 😉

La 159 è stata curata in modo maniacale dal precedente proprietario, che aveva un’officina. Io faccio tutte le manutenzioni programmate ma non mi posso permettere di fare tutto quello che faceva lui. E poi devo tenerla in strada ed è qui che cominciano i problemi. L’auto ha subito diversi graffi da parcheggio e il cofano anteriore era già picchiettato da sassolini per via dell’alta velocità. Un piccolo bozzo c’era quando l’ho acquistata, nella parte posteriore della fiancata sinistra. I due paraurti hanno i maggiori danni, per lo più strisciate. L’anteriore ha anche i segni delle strisciate inferiori (l’assetto sportivo la fa toccare spesso sotto, infatti ho anche perso il carter). Tutte queste imperfezioni mi hanno fatto scartare l’idea di registrare l’Alfa 159 come auto storica visto che ha appena compiuto 20 anni. Pagherei metà bollo e una assicurazione ridotta, ma comunque c’è una quota annuale per l’associazione e dei limiti di percorrenza per le assicurazioni storiche. Quindi se devo anche spendere per le riparazioni estetiche non ne vale la pena.

Diverso è il discorso per i problemi meccanici. Dopo un incontro ravvicinato con un cinghiale (che ho schivato ma preso di sguincio), ho lentamente scoperto che i danni non erano solo estetici, benché minimi: l’avantreno ha cominciato a fare parecchio rumore, le sospensioni stridevano abbastanza al minimo movimento. A un certo punto ho sentito il volante vibrare e – ahimé – mi sono fermato all’officina più vicina pensando di cavarmela con una convergenza. Invece gli pneumatici anteriori erano consumati internamente fino a scoprire la maglia metallica. In più mi hanno fatto notare che gli ammortizzatori erano “arrivati” ed uno dei due perdeva l’olio. Mi hanno fatto il classico prezzo buono ed ho cambiato gomme (Hankok Ventus Prime) e ammortizzatori anteriori (Monroe).

I rumori non sono andati via ma poi ha cominciato a preoccuparmi lo slittamento della frizione, dapprima solo a marce molto basse, poi anche in 3a. Era arrivato il momento della frizione e il chilometraggio lo giustificava. Stavolta mi sono rivolto al mio meccanico di fiducia. Ovviamente ho ottenuto un buon prezzo ma l’esborso è stato comunque notevole. E purtroppo, facendo i lavori della frizione, i meccanici hanno potuto constatare lo stato dell’avantreno, sui cui bisognava per forza intervenire, circolare in quelle condizioni sarebbe stato pericoloso. Altro intervento quindi a buon prezzo: sostituzione dei braccetti superiori e relativi silent block. Ma eseguendo i lavori (torniamo all’ahimé del paragrafo precedente) hanno ovviamente notato gli ammortizzatori nuovi e soprattutto che erano montati male (non centrati, specie uno dei due). Avevo notato anche io qualcosa di strano aprendo il cofano, ma non avevo raccontato nulla al mio meccanico. Hanno rimontato loro correttamente gli ammortizzatori e con l’avantreno riparato sembrava di avere un’auto nuova. Mi hanno consigliato d’ora in poi di fare uno squillo a loro anche per cose che sembrano fesserie. Almeno garantiscono un comportamento onesto (sostengono di non aver mai dovuto cambiare ammortizzatori ad un’Alfa 159, ma se c’è una rottura ok – tanto ormai non si può più sapere). Sicuramente non tornerò più dove me li hanno cambiati. E le altre due gomme nuove le ho prese dal meccanico di fiducia, due ottime Pirelli P7.

Insomma, sono tutti interventi che ai 20 anni ci stanno. L’anno prossimo toccherà alla distribuzione. Poi c’è la grossa incognita del costoso turbo. Finora ha retto, ma chissà… Anche lo sterzo può dare problemi su questo modello. C’erano stati anche dei richiami per far sostituire la vaschetta del liquido del servosterzo e il liquido stesso. L’Alfa 159 usava un liquido rosso in origine, fino al 2008, poi lo hanno sostituito col liquido verde (ben più costoso, già usato da diversi marchi tedeschi), sostituendo anche la vaschetta che ha di diverso solo un diametro appena superiore delle bocchette dove vanno i tubi. Avevo di recente cominciato a sentire dei rumori in manovra. Magari erano le gomme un po’ sgonfie; infatti rigonfiandole la cosa è migliorata ma poi è venuto fuori un suono, quasi un urlo, che dicono essere tipico del servosterzo in difficoltà. Temevo il peggio, la costosa sostituzione della scatola dello sterzo, molto comunque sulle Alfa 159. Poi mi accorgo di aver controllato il livello del liquido nella vaschetta sbagliata: quella del servosterzo aveva il livello davvero giù. Stavolta ho chiamato il mio meccanico e gli ho mandato una registrazione del suono. Mi ha consigliato di rabboccare senza problemi. Ho preso il liquido rosso originale perché il precedente proprietario mi aveva dato un elenco completo di tutti i lavori fatti e la vaschetta del servosterzo non c’era. Il rabbocco ha risolto il problema e lo sterzo è tornato silenzioso e fluido.

Una sera rientro a casa e trovo posto appena dietro una Brera identica alla mia 159… il design di Giugiaro non risente del tempo…

La sensazione di aver risolto da solo rabboccando il fluido e via era molto soddisfacente. Vorrei vedere un’auto di oggi come l’aziendale ora a me assegnata: con tutta l’elettronica e l’informatica che c’è sopra non credo che un piccolo problema possa essere risolto così facilmente da soli. Anche questo è il piacere di guidare un’auto di una volta. Avrà pure parecchi anni, ma era una gran macchina ai suoi tempi e continua ad esserlo ancora oggi. Poche auto moderne possono competere, a cominciare dalla linea di Giugiaro che sembra non sentire il passaggio del tempo…