Terremoti a Roma

Roma è stata colpita in passato da terremoti. Ci sono le prove anche sui monumenti, a partire dal Colosseo, oltre che testimonianze d’epoca. A livello generale, non mi preoccuperei molto del “se”. L’Italia è una zona sismica, c’è poco da fare. E i terremoti sono un fenomeno naturale, inevitabile. Sono diventato geologo con una tesi su delle strutture geologiche nelle immediate adiacenze di Roma. L’idea del relatore partiva da lineamenti morfologici (delle “incisioni” lineari visibili da satellite – non c’era Google Earth ad aiutarci) che in direzione nord sud sembravano poter interessare l’area della capitale. La domanda era: corrispondono a strutture sismogenetiche, cioè in grado di generare terremoti? Così ci mettemmo a cercare tracce di eventuali faglie simili sul terreno …e le trovammo.

Le faglie verticali in direzione nord sud sono ben note in Appennino centrale. Risalgono a ben prima della formazione della catena montuosa e si sono mosse sia durante l’estensione del bacino marino su cui si depositarono i sedimenti che compongono l’Appennino, sia dopo, durante la compressione che li fece emergere come montagne. Il punto era trovare tracce di movimenti più recenti.

I monti a nord-est di Roma (Monti Cornicolani e Monte Soratte), erano degli isolotti lungo la costa dell’antico Tirreno. Il mare copriva tutta quella che oggi chiamiamo Campagna Romana. Ritirandosi, ha lasciato depositi sabbiosi e argillosi sul substrato calcareo dei sedimenti marini deformati a formare le montagne di quest’area (gli stessi esposti nelle isole, oggi colline, a nord est di Roma). Mentre questo accadeva, dei processi di estensione del substrato roccioso, che accompagnano normalmente la compressione che solleva le montagne, hanno aperto a occidente della catena montuosa delle fratture da cui è risalito magma innescando un’attività vulcanica i cui depositi ricoprirono quelli marini mentre il mare si ritirava. La fase tardiva del vulcanesimo è detta “idrotermale”: le eruzioni sono terminate, ma le acque del sottosuolo sono ancora riscaldate dal calore che le rocce hanno accumulato durante l’attività vulcanica. Per questo l’area di Roma è ricca di terme e a nord-est della città esistono voluminosi depositi di travertino (lapis tiburtinum) utilizzato per costruzioni fin dai tempi degli antichi romani. Il travertino è una roccia che si forma da depositi calcarei lasciati dalle acque termali sulla vegetazione (che decomponendosi lascia i caratteristici vuoti). I travertini sono i depositi più recenti dell’area. Tracce di faglie a movimento obliquo sono state rilevate anche su di essi oltre che su i depositi vulcanici immediatamente sottostanti. E’ il segno che l’area è stata tettonicamente (=sismicamente) attiva anche nel passato geologico recente.

I terremoti sono un fenomeno naturale. Ne avvengono migliaia al giorno su tutto il pianeta. Tendono a concentrarsi lungo i limiti delle placche in cui la litosfera del pianeta è suddivisa. Le placche si muovono una rispetto all’altra. I terremoti sono l’espressione di questo movimento. Il confine tra due placche non è certo liscio e scivoloso, due placche adiacenti non “scorrono liberamente” una accanto all’altra. Le asperità delle rocce lungo il limiti di placca ne impedisce lo scorrimento continuo. Ma non le ferma: l’energia si accumula finché ad un certo punto una piccola area del confine tra le placche si sblocca di colpo, generando un terremoto. Poi, nel tempo geologico, toccherà ad un’altra zona della stessa faglia. Dopo secoli, il risultato potrà diventare visibile anche a grande scala come spostamento relativo delle due placche. Oggi dei rilevatori GPS misurano di continuo i movimenti delle placche e sono disponibili mappe dei loro spostamenti relativi. In modo un po’ grossolano possiamo dire che l’Italia si trova al margine delle due placche africana ed europea. E’ normale che le due placche si muovano una rispetto all’altra. Nessun geologo si meraviglia che ogni tanto ci sia qualche terremoto percepibile chiaramente da tutti. Neanche quando il terremoto è devastante ci si meraviglia. E’ normalissimo che accada. Non è una notizia. E’ così che funziona la litosfera del nostro pianeta. Ai margini di placca si hanno terremoti, niente di più naturale. Quello che meraviglia è che nel 21esimo secolo non lo abbiano capito ancora gli addetti ai lavori che dovrebbero provvedere a costruzioni antisismiche che possano sopportare terremoti dell’entità prevista in una certa area.

Andare in auto è pericoloso. Ogni giorno muoiono persone per via degli incidenti stradali. Ma è così se vogliamo/dobbiamo continuare ad utilizzare l’automobile. Le auto moderne hanno diversi accorgimenti per limitare il rischio di incidenti o i rischi in caso di incidente, primi fra tutti le cinture di sicurezza e gli air-bag. Noi viviamo su una penisola che è quasi interamente costituita da montagne. Ricordate? Le montagne si formano per compressione lungo i margini di due placche. I margini di placca sono le zone della litosfera dove si concentrano i terremoti. Serve altro a capire? Eppure continuiamo ad andare in giro con gli air-bag disattivati e senza allacciare le cinture (magari senza rispettare i limiti di velocità e la distanza di sicurezza). Prima o poi qualcosa succederà. Smettiamo di meravigliarcene…