L’ho sempre sostenuto: l’Aikido è utile proprio quando il morale non è alle stelle. Evitare l’allenamento perché si è giù di corda è un po’ come evitare il cibo proprio perché si ha fame. Finché non si capisce questo non si è capito l’aspetto più importante di questa pratica.
Forse oggi dovrei affinare meglio il concetto, dato che è capitato proprio a me, lo scorso weekend, di evitare di prendere parte ad uno stage di Aikido molto importante e di grande richiamo, nonostante avessi pagato in anticipo. ll Motivo? Non me la sentivo, ero giù di morale…
Author: Pasquale Robustini
Natalis Solis con i tuoi, Shunbun con chi vuoi…
Come tutte le feste cristiane, anche la Pasqua ha preso il posto di antichi festeggiamenti “pagani”. Così come sono state costruite chiese sulle rovine dei templi romani, le feste romane e pagane in genere sono state sostituite da feste cristiane in una vera e propria opera di sincretismo: al solstizio d’inverno, il Natalis Solis, è stato sovrapposto il Santo Natale; per la Pasqua è facile immaginare che l’antica festa in questione fosse legata all’arrivo della primavera in corrispondenza del relativo equinozio, celebrato in tutto il mondo fin dall’antichità, dai Celti alla Cina fino al Giappone, dove all’arrivo della primavera (Shunbun = equinozio) si commemorano i defunti. Il mito celebrato è ovunque legato al tema della rinascita dopo la morte, allegoria di un nuovo inizio dopo il buio inverno, così come di fertilità e rigogliosità.
Il Fair Play nell'Aikido
Bene, sappiamo tutti che l’Aikido non è uno sport (davvero lo sanno tutti?), quindi che c’entra il “fair play” qui? Come si fa a giocare sporco in Aikido se non c’è competizione, non ci sono gare né combattimenti? Beh, a volte può capitare che si incontri sul tatami qualcuno che non “sta al gioco” ed a volte può dare fastidio. Invece sarebbe bene incontrare di più di queste persone. Siamo così abituati a “gentili aikidoka” che, quando qualcuno non si muove manco a pagarlo mentre tentiamo di eseguire una tecnica che ci è sempre venuta bene, ce la prendiamo un po’. E’ giusto? No. Ma a volte anche sì – dipende…
Buon Natalis Solis e Kado Matsu a tutti!
E’ noto come il Natale cristiano sia stato “posizionato” dalla Chiesa appena dopo il solstizio di dicembre, nella accorta opera di sovrapporre ad ogni festa pagana una festa cristiana, così come aveva fatto con le chiese costruite sui templi romani. La festa pagana del solstizio d’inverno (21 dicembre) era festeggiata sin da tempi immemori. Il sole raggiunge il suo punto più basso dell’anno a mezzogiorno sull’orizzonte il 21 dicembre (considerato astronomicamente l’inizio dell’inverno) e sembra fermarsi lì per pochi giorni (solstizio : il sole che “staziona”), poi “riparte” – ed è proprio questa la chiave di lettura. Si ricomincia, nuova vita, si va verso un tempo migliore. In occidente come in oriente, si festeggia l’inizio della fine della notte artica, un periodo duro e buio (il giorno più corto, dopo il quale le giornate si riallungano), salutando l’inizio di uno migliore, più luminoso e ricco di speranza.
Il Budo delle vanità
Le arti marziali giapponesi propriamente dette (intendo il Budo non il Bujutsu) sono state ideate come mezzo per accrescere la persona. Il fondatore dell’aikido ad esempio parlava chiaramente di pratica per formare persone oneste e sincere. Il judo ed il karatedo, per parlare delle più famose, non sarebbero da meno. Probabilmente le gare, i tornei ed i premi hanno fatto sì che l’ego dei praticanti fosse stimolato a crescere, piuttosto che il contrario. Ma l’aikido le gare non le ha, quindi non deve essere questo il problema dato che non è certo una disciplina immune da protagonismo. Eppure uno degli scopi della pratica del Budo è proprio quello di contrastare l’ego.
Aikido ed il sesso
Era un po’ che mi ronzava in testa questo tema, ma non sapevo bene da che parte cominciare… ehm… ehm… – mi vergogno un po’… 😉C’è chi dice: “Perché faccio Aikido? Solo per le ragazze…”. Rafforzando l’ronia con: “Posso toccare tutte le donne che voglio e mi pagano pure per farlo!” Una pratica allettante, pensiero credo condiviso da molti… E si può anche perfettamente rovesciare il discorso a favore dell’altro sesso (figuriamoci per i gay!). Poi aggiungerei che non solo mi pagano …mi ringraziano pure: quando l’insegnante durante l’allenamento passa da te e ti rivolta ben bene sul tatami, l’etichetta vuole appunto che lo ringrazi pure! Con tanto di saluto alla giapponese!
Aikido ha molto a che fare col sesso, a parte la facile analogia della coppia di praticanti che finiscono sdraiati a tappeto sudati ed ansimanti… E poi non si parla di avversario ma sempre di compagno, compagna, partner. Alcuni insegnanti incitano pure allo scambismo, esortando a cambiare partner durante la pratica, sebbene alcune scuole più tradizionaliste impongano di mantenere lo stesso partner per sempre (intendo, per la stessa sessione di allenamento…). Che noia…
Immaginate quindi una donna che, alle prese con un uomo poco esperto, lo blocchi subito, congelando qualunque sua “aspirazione”. Non sarebbe meglio invece aiutarlo, frenarne la goffagine per godere assieme della sua crescita? E’ in questo senso che l’uke “dà il suo corpo al partner”, in modo attivo, non passivo. La forza del tori invece deve essere costruttiva, deve aiutare uke ad essere forte, non deve distruggerlo. Il tori non è lì ad eseguire la tecnica per farsi bello/a, proiettando qua e là il malcapitato uke; il tori è al servizio di uke, dovrebbe eseguire la tecnica nel modo che uke gli/le consente, il solo modo per non procurare danni ad uke, danni che in Aikido non appiaono chiari sul momento, ma solo dopo anni ed anni di allenamento non corretto. Il corpo di uke, la sua postura, il suo posizionamento, la sua dinamica durante la tecnica, devono guidare il tori nell’esecuzione, rispettando pienamente la fisiologia del corpo di uke. Del resto tori è al suo servizio. Servire, in giapponese si dice “saburau”, termine da cui deriva “samurai, appunto, colui che serve, si prende cura dell’altro (capite, no?). La tecnica ricevuta deve dare piacere ad uke – noi aikidoka aborriamo la violenza sessuale. Insomma, in certi casi si parla anche di miglioramento della vita sessuale con la pratica dell’Aikido, quindi, che aspettate?
Quindi alleniamoci pensando che quando siamo uke stiamo nutrendo la nostra parte femminile e quando siamo tori sviluppiamo quella maschile. Diamoci di più agli altri, doniamo il nostro corpo, ne riceveremo beneficio psicofisico. L’allenamento così inteso dovrebbe portarci ad aumentare la nostra sensibilità verso il prossimo, in tutti i sensi: alla semplice presa katatedori dovremmo essere in grado di percepire tutto del nostro partner, il livello come aikidoka, se ha tensioni, problemi, se è timodo/a o no, se ha o meno una mentalità aperta e perché no, persino come fa l’amore, senza bisogno di andarci a letto davvero. Ed ecco che ci possiamo pure rivendere l’Aikido come una pratica per diminuire il tasso di infedeltà… ma non è proprio così che va la cosa… 😉