I still play vinyl – should I also play poly?

La sezione HiFi di questo sito si chiama I Still Play Vinyl. Ma i “vinili”, così come giradischi, bracci e testine, ormai hanno raggiunto prezzi così assurdi che la cosa è diventata poco conveniente. Forse dovrei aggiornare il titolo (o affiancarlo) con I Still Play Poly(carbonate).
Per un lungo periodo il Compact Disc, un formato ritenuto quasi morto, ha avuto un calo di vendite e di conseguenza di prezzi tale da far tornare i dischi ottici ad essere un buon affare! E ricordo bene di quando ci si lamentava del problema dei prezzi dei CD! Ora stanno tornando di moda e sicuramente i prezzi risaliranno.

Già i lettori CD di una volta, che prima “ti tiravano appresso” hanno raggiunto vette da farti ridere amaramente. Mi viene in mente ad esempio il vecchio Sony CD77ES, lettore CD high end anni 80, che qualche anno fa te lo portavi via per poche decine di euro ed ora ce ne vogliono anche 800!
Sono follie del mercato, ok, ma i prezzi osceni di tutto ciò che è analogico (quindi figo) mi hanno fatto rinverdire l’interesse per i CD. E per i file…

Tempo fa avevo scelto Tidal come servizio di streaming perché allo stesso prezzo base degli altri offriva musica non compressa. Sono uno a cui piace avere un supporto fisico, suonare i file non mi attrae, anche perché lavoro col sotfware e nei momenti liberi non mi va di avere ancora a che fare coi computer. I prezzi del mio supporto preferito mi impedivano di acquistarlo: se voglio un album che in vinile mi costa 60 euro e in policarbonato (CD) mi costa 10 euro che faccio, ci penso pure? A un certo punto avevo pure pensato di mollare tutti i supporti e usare solo lo streaming: 10 euro al mese e hai tutta la musica che esiste. Sarebbe forse la scelta razionale ma non ho il coraggio…

Convertitore D/A Schiit Modius

Quindi sono messo a ragionare su cosa avrei potuto fare per migliorare la sezione digitale del mio impianto. Come siamo messi? Il Dac era un economico ProJect DacBox E. Per leggere i CD usavo un vecchio Cambidge Audio D500SE come meccanica di lettura. Per Tidal ho un vecchio MacBook da connettere via toslink al Dac (l’uscita audio dei Mac è anche ottica, basta prendere un adattatore minijack-toslink). Ma la Apple non mi permette più di aggiornare il sistema operativo e non posso più installare la app di Tidal; sarei costretto a usarlo via browser perdendo la possibilità dell’uso esclusivo e altre amenità che migliorano la riproduzione.

Così come stavano le cose, un buon disco in vinile nel mio impianto suona decisamente meglio del titolo omologo in streaming (soprattutto per la produzione recente, vittima della loudness war).
La prima cosa che mi è venuta in mente è di migliorare il Dac. In particolare, il ProJect non ha un ingresso USB che avrebbe potuto migliorare la resa dello streaming da computer.

Il lettore CD non mi convinceva: l’avevo preso per 50 euro perché non funzionava l’uscita analogica. Tanto io l’avrei usato solo come meccanica. Ma alcuni problemi col cassetto che si bloccava mi hanno portato a metterci le mani, a sostituire la cinghia con una messa meglio, ecc… non mi fidavo delle mie capacità, avevo l’impressione che qualcosa gli mancasse…
Così mi è capitato un vecchio Pioneer PD S603, anni 90, di quelli con la meccanica al rovescio (il CD va inserito faccia in su), con telecomando e tanti tasti e lucine. Sai che c’è? Mi serve solo da meccanica, il look anni 90 mi piace, è revisionato e sembra nuovo – 110 euro. Lo prendo.
Ma l’uscita digitale è solo quella ottica. Vabbè, che sarà mai!

Invece…

Pioneer PD-S603, lettore CD con meccanica Stable Platter del 1995-6

Il confronto tra il Cambridge via spdif e il Pioneer via toslink sul Dac Project ha fatto vincere il Pioneer. Quello che davvero non mi aspettavo era che suonasse meglio il Pioneer dalle sue uscite analogiche che il Cambridge connesso al Dac Project! Ok, allora è proprio il Dac il punto debole!

Mi imbatto nell’annuncio di un moderno Dac Schiit Modius che mi era rimasto impresso per le ottime recensioni e il prezzo abbordabile. Con 120 euro è venuto a sostituire il cuore della mia sezione digitale.

La cosa che mi sconvolgeva era che non riuscivo ancora a sentire tutta questa differenza tra le uscite analogiche del Pioneer e il suono riprodotto dal Dac quando il Pioneer era connesso via toslink (neanche se invertivo i cavi RCA di lettore e Dac). Ma ho le orecchie foderate di prosciutto? Ok, lo so che le differenze in campo digitale sono solo sfumature, ma il Dac interno del Pioneer è del 95! Lo Schiit Modius è di pochi anni fa!

Poi mi è venuta un’idea: ho ripreso il Cambridge dal ripostiglio e l’ho connesso all’ingresso spdif del Modius. Suona meglio del Pioneer! Cosa sta succedendo?

Me lo sono spiegato quando ho fatto la comparazione anche usando l’uscita digitale toslink del Cambridge: praticamente suonava come il Pioneer connesso con l’uscita toslink. la differenza che sentivo era quella tra le due diverse connessioni, toslink e spdif. Avevo letto che la toslink è inferiore, più problematica, specie nel gestire il jitter (sì, si tratta di sfumature ma stavolta le percepisco). In più il Cambridge ha un connettore BNC, non RCA, anch’esso migliore del secondo. Probabilmente il livello dell’ingresso spdif del Dac ProJect era tale da non farmi sentire un suono migliore dell’uscita analogica del Pioneer, mentre l’ottima gestione del jitter dell’ingresso spdif del Modius esalta le possibilità del Cambridge come lettore.

Lettore CD Cambridge Audio D50SE degli anni 2000

Quindi ho comprato un ottimo cavo 75 ohm (l’ideale per le connessioni digitali) BNC-RCA per il riesumato Cambridge (gli ho preso anche un telecomando, che gli mancava). Un tecnico ha controllato l’allineamento del laser e sembra sia a posto. Mi manca di dare una pulita alla lente e magari di mettere dell’adesivo anti vibrazioni dentro la parte superiore dello chassis metallico.
E ora il mio sistema ha anche una sezione digitale all’altezza.

E i file?

Ho dovuto risolvere il problema della app Tidal su un vecchio Mac. Ho acquistato Audinirvana Studio (6 euro al mese): è un sistema che prende in gestione la riproduzione audio del tuo computer, anche i tuoi abbonamenti in streaming. Puoi indicare la cartella in cui hai i tuoi file e suonarli tramite Audinirvana. Il tutto è gestibile comodamente tramite la app gratuita che fa diventare il tuo smartphone un telecomando. Io avevo rippato i miei CD Original Master Recording dorati della Mobile Fidelity prima di venderli avendo ripreso a suonare dischi in vinile. In più ho anche delle mie registrazioni che è piacevole poter ascoltare con tale qualità.

Rimane il fatto che lo streaming è frustrante per l’enorme scelta a disposizione. Succede anche per la TV: se devi scegliere un film o una serie da vedere la sera finisce che vai a letto estenuato dalla ricerca e non vedi nulla. Per la musica non è diverso. Certo, è utile per ascoltare bene prima di decidere di comprare un certo disco, ma lo si può fare anche gratis su YouTube o in altri modi… pagare per fare le prove in alta fedeltà non so quanto sia conveniente. Tra Tidal e Audinirvana spendo più di 200 euro l’anno per avere lo streaming ad alta fedeltà nel mio impianto stereo. Detto così mi fa venire la voglia di disdire tutto e investire 200 euro l’anno in dischi (ce ne verrebbero in media 10 LP o 20 o più CD). Se non costassero cifre da ospedale psichiatrico mi verrebbe voglia di farmi le cassette dai video YouTube, registrando in streaming dal computer attraverso il Dac.

Lo streaming ci ha tolto la musica dalle mani, non possediamo più nulla, è tutto in abbonamento. Ci lasciamo convincere dalla convenienza, dalla riduzione degli ingombri, dalla praticità di avere tutto a portata di smartphone. Ma stiamo davvero meglio così? L’enorme disponibilità non fa altro che rendere la fruizione estremamente superficiale. Quando si comprava un disco, vinile o policarbonato che fosse, ci si dedicava ad ascoltarlo per intero e per diversi giorni, a casa o in macchina (o a passeggio per chi aveva un lettore portatile). Il mondo digitale invece ci fa andare di fretta, non c’è tempo per finire l’ascolto di un album. Una volta approfondiva così la conoscenza di ogni disco e acquistandolo si supportava direttamente l’artista con i proventi delle vendite. Con gli abbonamenti gli artisti guadagnano pochissimo. Se sei una star guadagni ancora molto bene anche per altri motivi. Ma i musicisti “medi” rischiano di sparire, come la classe media che se la vede sempre peggio. La ricchezza si sposta sempre più in alto e nelle mani di pochi.

Se salta internet i dischi ce li possiamo ancora sentire. Abbiamo algoritmi che ci consigliano la musica analizzando le nostre scelte precedenti. E’ davvero meglio così? Secondo me lo streaming musicale si aggiunge all’enorme frastuono di informazioni di tutti i tipi da cu siamo costantemente bombardati ogni giorno. Tutti gli algoritmi vogliono la nostra attenzione, fanno di tutto per mantenerci dentro una data piattaforma, tolgliendo tempo alla nostra vita. Ci caschiamo tutti, io stesso che lo scrivo; non è facile, sono sistemi estremamente potenti. Non approfondiamo più nulla perché le informazioni sono troppe e fatte in modo da essere fruite solo velocemente, quindi superficialmente.