Non avrei mai pensato di poter fare una spesa importante su una chitarra. Qualche anno fa non ero in grado di capire certe differenze, di percepire certe sfumature e dar loro importanza. Ma oggi, a circa un anno di distanza, posso dire senza dubbi che sono ultra soddisfatto! Non ho parole per descrivere la sensazione di completa armonia con lo strumento. Ho capito cosa si intende quando si dice che tra musicista (mi perdonino quelli veri) e strumento si stabilisce una connessione speciale. Anche se, a guardare la realtà dei fatti, la chitarra è di una qualità tale che meriterebbe ben altri chitarrisiti, l’acquisto ha comunque un senso (a prescindere da considerazioni economiche): è uno strumento che ti spinge a suonarlo, che ti richiama a sé e ti fa migliorare come chitarrista. Scusate se è poco!
Ho sempre sognato una Stratocaster. Da ragazzo me ne è stata regalata una copia economica e da adulto ho comprato una vera Fender. Diciamo che il mito Fender che mi colpì da ragazzino avrebbe richiesto che sulla paletta ci fosse il famoso logo. Ho sempre creduto che avrei comprato solo “vere” Fender. Ma quando mi è capitato di tenere a casa e provare con mano una Strato di liuteria di AL Custom Guitars (Angeli Luigi) sono rimasto esterrefatto. Non riuscivo a toglierle le mani di dosso, neanche gli occhi. Questa Strato di AL Custom Guitars ha un po’ le specifiche anni 60, quelle che preferisco, tranne il manico che è più snello, e la tastiera che è molto più piatta e scorrevole. La chitarra stata “invecchiata” artificialmente, creando un look “vissuto” sul corpo verniciato in nitrocellulosa che, assieme alla scelta di battipenna e meccaniche anch’esse dall’aspetto consumato, catturava il mio sguardo in modo irresistibile. Insomma, la chitarra mi chiamava.
Mi sono chiesto a lungo “…ma chi me lo ha fatto fare?”. Non navigo nell’oro e acquistare una chitarra professionale sarebbe fuori luogo. Ma alla fine l’ho fatto, è stata una di quelle scelte irrazionali che si fanno quando si pensa che si vive una sola volta. Sarebbe quasi impossibile rivendere questa chitarra ad un prezzo vicino a quello che ho speso. Difficilmente salirà di valore negli anni, a meno che il liutaio non diventasse famoso nel frattempo, cosa che gli aguro di tutto cuore (non per rivendermi la sua chitarra).
Bisogna avere una certa esperienza per capire la differenza tra due strumenti dello stesso tipo ma di qualità molto diversa. Fino a poco fa non avevo questa capacità. Ho venduto una Paul Reed Smith del ’91 per poter comprare una Strato made in Mexico (ed altro: mi servivano soldi, era un brutto periodo ma non ho rinunciato alla chitarra, prendendone una più economica). Lì per lì, la felicità di aver realizzato il sogno di avere una Stratocaster vera (Fender) non mi faceva notare il salto in basso di qualità che avevo fatto. Ero felice di suonare una Stratocaster e mi stava bene così. Quando ho provato alcune AL Custom Guitars ho capito. La PRS del ’91 era fatta a mano negli USA, prima che PRS diventasse una grossa azienda. C’era la firma del liutaio che l’aveva costruita, probabilmente mettendoci il cuore. La chitarra trasudava qualità da ogni poro. Ma trasmetteva forse qualcosa in più anche lei, magari proprio perché fatta a mano da una persona con la passione per la costruzione di chitarre.
Intendiamoci, la mia Fender MIM è un ottimo strumento. Potrebbe essere usata anche da un professionista senza che nessuno se ne accorgesse. Ma se ne accorgerebbe il professionista stesso: non avrebbe la stessa relazione con lo strumento, la stessa connessione, intimità. Perché? Non lo so, un po’ per la qualità del tutto, un po’ forse perché non è stata costruita con molto cuore ma in una fabbrica che ha i suoi target, budget, ecc.
Per avere uno strumento con più cuore e di alta qualità, bisogna andare a cercare nel Custom Shop Fender. E lì i costi vanno ben oltre la mia chitarra di liuteria. Ma la qualità è lì – e non lo dico io, lo dicono i professionisti che le usano. Io oso aggiungere che nella mia chitarra potrebbe essercene anche di più. Ho potuto toccare con mano una Fender Stratocaster Custom Shop by John Cruz. Beh, devo dire che le sensazioni sono quelle che provo con la mia. Ma avete una vaga idea della cifra da esborsare per una John Cruz, il mitico liutaio Fender? In origine 6-7000 euro; oggi il doppio, visto che John Cruz ha smesso da tempo e sono pochissime le chitarre da lui prodotte. Per meno di un terzo della cifra iniziale vi potete permettere una chitarra professionale che suona bene almeno quanto una Custom Shop e soprattutto vi dà lo stesso feeling, se non un feeling superiore.
Non ho mai provato una Stratocaster vintage, una di quelle prodotte nel primo laboratorio di Leo Fender negli anni 50-60. Sono inavvicinabili come prezzi ma scommetto che le sensazioni al tocco, la magia di suonare uno strumento così “antico” non siano riproducibili. Ma probabilmente, chitarre come la mia si avvicinano molto a dare quelle sensazioni, perché fatte a mano, col cuore, e con una verniciatura alla nitrocellulosa, che lascia respirare i legni e che donano al musicista quel calore di contatto con qualcosa di vivo, una sensazione che le chitarre da catena di produzione non possono dare.
Non basta certo verniciare opportunamente uno strumento. Bisogna saperlo creare, estrarlo dal legno. E aggiungiamo pure che le AL Custom Guitars sono intagliate a mano dal blocco di legno, sia il manico che il corpo. La lavorazione che c’è dietro una AL Custom Guitar è notevole. E lo strumento trasuda tutto questo, trasmette un qualcosa che altri non hanno. Un “non so che” che ti attira inesorabilmente e ti fa venir voglia di suonare.
E cosa possiamo mai volere di più da uno strumento musicale?


