Il treno che passa una volta sola…

colibrì | Milioni di ParticelleA volte mi trovo a rimuginare inutilmente su certe scelte fatte in passato che hanno influenzato la mia carriera geologica e a dieci anni dalla sua interruzione rifletto su questo. E’ inutile perché il passato non si può cambiare e se le cose oggi stanno così un motivo ci sarà, non ci si può fare proprio nulla. Al massimo si può riflettere sulle scelte fatte per dare consigli ai figli e, perché no, capire che forse non si tratta mai di scelte giuste o sbagliate ma solo diverse, scelte che hanno portato a risultati diversi. Si può giocare a immaginare come sarebbero andate le cose, a che risultati avrebbero portato le scelte diverse, si può, ma quanto è utile? Non ne sono certo, ma eccomi qui, a dieci anni dalla “disfatta” a riflettere su come alla fine più di tanto non posso lamentarmi…

Da ragazzino sognavo di fare lo scienziato. Ma anche il chitarrista. E forse anche tante altre cose. Al punto che non sono proprio sicuro di sapere quale fosse il mio sogno vero, quello che non ho realizzato. Per gli altri sogni non è che abbia fatto molto, ad esempio, la chitarra non l’ho mai studiata e non ho mai davvero considerato una carriere nella musica. Il primo ostacolo era l’idea che all’epoca per studiare chitarra si doveva andare in conservatorio e studiare chitarra classica. MI avrebbe fatto molto bene, certo, ma la musica classica non era assolutamente nei miei interessi e scuole di chitarra moderna, rock, blues, eccetera, non esistevano. Quindi l’opzione era scartata in partenza. Diciamo pure che i genitori non spingevano molto in quella direzione, ma in quella della laurea, sì. Quindi ho “optato” per la scienza e alla fine sono diventato un geologo. e subito dopo credo di aver perso già uno o due treni…

Nella mia famiglia non c’erano molti laureati. I miei non lo erano, e solo uno fratello di mio padre aveva una laurea, ma in lettere. insomma, io non avevo la minima idea del funzionamento del mondo accademico. Non avevo idea di cosa bisognasse fare dopo la laurea per cercare di rimanere in contatto e alla fine trovare il modo di entrare a farne parte. Chi lo sapeva, perché aveva della famiglie dietro con le idee ben chiare sul da farsi, o chi se lo immaginava perché ben più “sveglio” di me, ci è riuscito e con discreto successo. Io invece, stupidamente, mi sono messo a fare quello che sembra naturale alla gente comune dopo che uno si prende una laurea: mi sono messo a cercare lavoro. ma anche lì, cosa fa un geologo a parte la cosiddetta “professione” (il lavoro degli iscritti all’Ordine, nelle costruzioni), cosa che mai avrei considerato visto che ero iscritto a geologia perché è una scienza, come la sua cugina, l’astronomia. Che ingenuo. Se avessi saputo prima che il lavoro per un geologo era quello, non mi sarei certo iscritto a geologia, così come non ho mai considerato ingegneria civile, totalmente al di fuori dai miei interessi. Non me ne facevo una ragione: la passione per la geologia in quanto scienza mi era stata inculcata da ottimi professori, dal lavoro nella mia tesi da lezioni spettacolari che lasciavano col fiato sospeso. Ed ora che mi sono finalmente laureto la prospettiva è seguire sondaggi, fare prove di laboratorio su terreni, individuare corpi di frana, eccetera? Tutti questi anni a studiare, con sacrifici miei e dei miei genitori, mentre amici diplomati si facevano una vita e tiravano su una famiglia, e questo è quello che mi aspetta? Se lo sapevo il lavoro me lo cercavo dopo il diploma!

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…non avevo la minima idea del funzionamento del mondo accademico. Non avevo idea di cosa bisognasse fare dopo la laurea per cercare di rimanere in contatto e alla fine trovare il modo di entrare a farne parte

Ma a ben riflettere, l’università mi ha formato enormemente più della scuola e, a prescindere dalla materia studiata, la mia testa ha imparato a ragionare e ad affrontare problemi studiando all’università. A scuola avevo avuto la fortuna di aver un professore geniale che ci aveva spinto a ragionare con la testa nostra. E’ già tanto, ma a parte lui la scuola è quello che è e appena diplomato in realtà, a pensarci oggi, ero proprio inerme. Dopo la laurea lo ero un po’ meno, nel senso che avevo una testa pensante e sicura di poter affrontare la risoluzione di problemi di diverso tipo ed imparare cose nuove. Ma ero comunque inerme sotto altri aspetti. Ingenuamente pensavo di dover trovare lavoro perché la mia famiglia aveva già fatto sacrifici economici e non poteva sovvenzionarmi ancora per il precariato post-laurea che deve necessariamente affrontare in questo paese un laureato che volesse rimanere nell’ambito per fare ricerca. Allo stesso tempo credevo che fare un lavoro qualunque fosse uno spreco della laurea che i miei mi avevano consentito di conseguire con i loro sacrifici. Dovevo fare il geologo altrimenti tutto non avrebbe avuto senso. Ma come? Se l’università non era una possibilità, in quale ambito un geologo strutturale come me poteva essere assunto? La risposta la avevo avuta da un seminario tenuto all’ultimo anno proprio al corso di geologia strutturale, da due geologi strutturali americani della Chevron. Ci hanno presentato il loro lavoro sui thrust. Una cosa spettacolare. Lavoravano per l’industria ma facevano ricerca. Forse quella era la chiave. Così ho cominciato a inviare curriculum ad una lista enorme di compagnie petrolifere nel mondo. Risultato: zero.

Eppure un primo piccolo trenino era passato appena dopo la laurea: il professore mi parlo di una possibilità di avere una borse di studio per un dottorato. Mi mandò a fare dei rilievi preliminare in una certa area, un modo per iniziare a inquadrare il problema. Poi mi disse che altri nuovi geologi, laureatisi prima di me, non avevano ricevuto le borse di studio previste, per dinamiche particolari tra dipartimenti di geologia della nazione, e purtroppo doveva pensare prima a loro. Quindi queste persone hanno avuto accesso al dottorato e conosco bene uno di questi, che oggi è professore ordinario.

In un’altra occasione mi sono trovato a chiedere una lettera di presentazione al correlatore della mia tesi, un geologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica, dove avevo portato avanti alcuni aspetti della mia tesi. Non dimenticherò mai la sensazione di fallimento quando mi disse che noi giovani non capiamo quanto è importante, qualora fosse nei nostri interessi, rimanere nel posto dove si è fatta la tesi: si continua quel lavoro, di fatto ce n’è bisogno, senza retribuzione ma prima o poi qualcosa esce fuori; una borsa, un dottorato…. Oggi penso ad un amico che ha fatto così, ha tenuto per anni, anche senza dottorato, ma alla fine è stato assunto ed è un geologo dell’ING.

Nuovo corso di laurea in geologia all'Università di Camerino - Il Graffio

Studenti di geologia durante un’uscita didattica sul terreno

Io invece sono entrato in una spirale che poteva portare alla depressione, inviando curriculum senza una vera strategia, con l’età che avanzava rendendo la mia disoccupazione sempre più pericolosa, una vita che non prendeva il via, niente soldi, niente donne, niente casa… Mi sono laureato a 26 anni e almeno fino ai 30 ho vagato senza vedere una via d’uscita. Ho fatto lavori doversi ma li ho sempre lasciati perché dovevo fare il geologo. Cominciavano a prendermi per un fallito e forse anche io. Ma insistevo. E alla fine è successo il miracolo. In realtà si tratta dell’unica cosa che funziona nel mondo di lavoro. Le connessioni, le reti di conoscenze create anche solo con la capacità di tenere dei buoni rapporti con le persone, non necessariamente lavorativi. è l’unica cosa che funzione, che fa in modo che quando un potenziale datore di lavoro ha bisogno di una persona, pensi proprio a te. Qualcuno aveva pensato a me per un lavoro geologico di una certa rilevanza. Dovevo effettuare rilievi geologici durante gli scavi per una importante galleria delle autostrade italiane. Nonostante mi ritenessi un bel po’ arrugginito e forse non alla altezza della cosa, fun un grande successo. E alla fine, dopo quel lavoro, qualcun altro pensò a me per un’altra cosa: un assegno di ricerca presso una università, due anni per fare rilievi geologico strutturali in una determinata area dell’Appennino, con possibilità di viaggi all’estero. Era il sogno che si avverava. Non stavo nella pelle. Avevo avuto ragione io, avevo tenuto duro ed alla fine la svolta era arrivata, avevo realizzato il sogno. Anzi, era la porta che mi si apriva per realizzarlo: non capita mai che dopo così tanti anni, quasi dieci, le porte del modo accademico ti si riaprano. Infatti i patti erano chiari: due anni di borsa di studio non erano il preludio di niente di più, solo una grossa occasione per fare un’esperienza di altissimo livello e di creare una rete di contatti strategica per il futuro. Era passato un bellissimo treno e lo avevo preso al volo, entusiasta della realizzazione di un sogno che avevo inseguito e che cominciavo a pensare fosse solo la manifestazione della mia immaturità. Invece avevo avuto ragione e cominciavo ad essere additato come quello che era riuscito a realizzare i suoi sogni.

In affetti da lì la mia vita ha preso a crescere sempre di più. Avevo quasi toccato il fondo, poi il primo vero lavoro da geologo e addirittura ero diventato ricercatore universitario! La cosa pazzesca era che nei due anni di assegno di ricerca era previsto anche un periodo presso una università inglese che collaborava col dipartimento di cui ero entrato a far parte. Insomma, un periodo d’oro. E l’apice l’ho raggiunto quando dopo l’Inghilterra sono stato anche un mese negli Stati Uniti dove ho potuto fare bella mostra delle mie capacità di geologo sul terreno e strutturalista non da poco. Cose che potevo, appunto, solo sognare pochi anni prima e che chiunque avrebbe considerato irrealizzabili visto il tempo che era passato dalla mia laurea (i fatidici dieci anni). Ebbene, questa università americana mi voleva nel suo dipartimento. L’idea era di tornare l’anno dopo come studente di dottorato, secondo loro una importante aggiunta al loro dipartimento. Non mi sono mai sentito così apprezzato professionalmente in vita mia. E la cosa era sconvolgente per via dei tempi in cui si era sviluppata. Ci erano voluti 7 anni per avere il mio primo lavoro da geologo dopo la laurea. Dopo altri due anni ero ricercatore universitario. L’anno successivo ero invitato a fare un dottorato negli USA. Un risalita strepitosa, da zero a quello che potevo considerare il top in soli tre anni! Ero all’apice della mia carriera geologica. Quanto avevo sognato di fare quel tipo di geologia che in quel momento era esattamente il mio lavoro? E farlo all’università? Un posto per me stimolante, in un ambiente in cui si studia scienza per il semplice sapere. E quanto volte avevo sognato di farlo anche in Inghilterra, la patria della geologia, e negli USA, dove tanta della moderna geologia era stata fatta progredire? Ed ero lì, negli Stati Uniti, con l’idea di trasferirmici l’anno dopo per continuare la mia carriera una volta ultimati i due anni di borsa di studio.

Important for PhD candidates - University Oran 1 - Ahmed Ben Bella

Ebbene, questa università americana mi voleva nel suo dipartimento. L’idea era di tornare l’anno dopo come studente di dottorato, secondo loro una importante aggiunta al loro dipartimento

Vivere in un sogno è una sensazione incredibile. Non lo dimenticherò mai. E non dimenticherò mail il duro scontro con la realtà al rientro in Italia. Quello che a me sembrava una cosa splendida, per la maggior parte dei colleghi era una assurdità: dopo un dottorato negli USA che fai? Qui in Italia non ti vuole nessuno se troni con un dottorato americano. Altri raccontavano di come fosse capitato anche a loro di avere questo tipo di offerta ma alla fine non se la sono sentita. Insomma, quello che io vedevo come l’apice della mia risalita nella mia vita, altri lo vedevano come una salto nel buio. Avevano più esperienza di me? O erano invidiosi? I miei amici propendevano per la seconda. Chi aveva avuto quella opportunità e non aveva avuto il coraggio di afferrarla te ne poteva parlare solo negativamente. Qualcuno era persino arrivato a dirmi “Ma che sono più bravi di noi? Nooo…”. Un messaggio non molto subliminale su quanto mi considerassero. Insomma, dopo la sbornia di felicità ero preso dai dubbi. Alla fine ci pensò la storia a dissuadermi definitivamente. Dopo una settimana di alternanza tra entusiasmo e disillusione, tra amici che mi spingevano ad approfittare della cosa e realizzare i miei sogni e colleghi che in fin dei conti mi dicevano “ma ndo’ vai!”, arrivò l’11 settembre 2001. E a quel punto trasferirsi negli USA non sembrò più una grande idea…

Quando mesi dopo l’enorme impatto di quella tragedia cominciò lentamente a scemare, mi ravvedetti e feci il test GRE richiesto per iscriversi ad un dottorato negli USA. Ma non avevo avuto più tempo per prepararmi e il risultato non fu abbastanza. Mi dissero di riprovare l’anno dopo, ma l’anno dopo ebbero problemi di fondi e anche altri loro studenti avevano dovuto cambiare università. Fine del sogno… il treno era passato e non lo avevo preso, mi ero fatto fuorviare da cattivi consigli e dall’attacco alle Torri Gemelle. Non poco, ma se fossi stato davvero deciso non avrei impedito alla cosa di preparare bene il GRE e la storia sarebbe stata diversa.

Diversa come non so dirlo. Non è possibile. Quello che è molto possibile, ma non è detto, è che magari non avrei conosciuto mia moglie e non sarebbe nato nostro figlio. E poi non è lì che è finita la mia carriera geologica. Sono rimasto all’università come precario, con piccoli contratti a singhiozzo. Nel frattempo ho conosciuto quella che sarebbe poi diventata mia moglie. Ero tornato negli Stati Uniti per un breve lavoro di geologia marina per l’azienda di un amico italo-americano. Ero partito pochi giorni dopo averla conosciuta. E’ capitato a lei di seguire il padre per un weekend a New York dove lui aveva un incontro di lavoro. la nostra storia è iniziata sotto la luna, lungo l’Hudson, davanti alla skyline di Manhattan. Con passeggiate a Central Park e sul Ponte di Brooklyn. Una altro sogno realizzato, sembrava di essere in un film, era surreale. Poi l’amico italo-americano si è sposato e ci ha invitati al matrimonio. E noi ci siamo sposati al comune di New York prima di lui. Già vivevamo insieme da un paio d’anni. Poi abbiamo coronato la storia iniziata lì nel modo più consono.

Scattata da me un anno circa prima del disastro…

Poi la nuova svolta lavorativa. Sono stato segnalato al geologo che gestiva l’ufficio di un piccola compagnia canadese di esplorazione per idrocarburi. Alla fine mi ero ritrovato in uno dei miei sogni, quello di fare il geologo per una compagnia petrolifera. Potevo quindi cominciare a guadagnare seriamente con la geologia, mettere su famiglia, vivere in una casa più grande. Dopo un po’ nacque nostro figlio e dopo sette mesi lo portammo a New York, a far conoscere ai parenti americani e a chiudere, in un certo senso, il cerchio. A ripensarci oggi mi riecheggiano le parole di un collega universitario, uno di quelli che aveva avuto anche lui l’opportunità in USA e aveva preferito non afferrarla. Quando lo salutai perché andavo a lavorare per la compagnia petrolifera mi disse “mi raccomando metti da parte i soldi perché con questa compagnie non si sa mai”. Erano passati sette anni da quando ero entrato all’università. In quel momento il nuovo lavoro mi sembrava la vera svolta della vita. Avrei davvero guadagnato bene facendo il lavoro che mi piaceva. Se fossi andato negli USA magri sarei stato un precario in America, in giro per dipartimenti con contratti post-doc. Invece ero nella mia città, con un contratto che non avevo mai visto prima. Tutto mi sembrava possibile.

Invece dopo altri 7 anni la compagnia fallisce. Tutto quello che avevo costruito era crollato. Aveva fatto tanto per realizzare i miei sogni e ci ero riuscito. Ed ora mi ritrovavo senza lavoro poco più che cinquantenne con un figlio piccolo. Dopo un periodo con la sovvenzione di disoccupazione e conseguente accumulo di debiti, sono finito a lavorare in fabbrica e mia moglie in un call-center. Nel frattempo ho ripreso a suonare la chitarra, anche per non perdere la testa. Dopo qualche anno, sempre grazie alle mie connessioni, da allora anche costruite suonando la chitarra, ho trovato un lavoro completamente diverso, se non per i fatto che risolvo problemi. Mentre ero disoccupato cercavo su internet cosa fare se si perde il lavoro a cinquant’anni. Il primo consiglio mi fece sorridere: imparare ad usare il computer. Per uno che veniva sempre chiamato a risolvere problemi di computer era una cosa ridicola. Li smontavo e riassemblavo anche da zero. Installavo anche Linux. L’uso del computer era l’ultimo dei miei problemi ma immagino che il quadro professionale di un mio coetaneo normalmente prevedeva un certo imbarazzo nell’utilizzo degli strumenti informatici. Infatti col nuovo lavoro ho anche imparato a programmare nel linguaggio utilizzato dal software aziendale che forniamo. Informatica era una delle possibilità che avevo valutato al tempo di scegliere l’università. Chissà, magari ero più portato che in geologia… un’altra cosa che non si saprà mai…

Linguaggi di Programmazione e Framework, i migliori su cui puntare oggi ...

Da geologo a programmatore… un grosso salto? Non è detto, si tratta comunque di problemi da risolvere…

Alla fine suonare la chitarra, la fascinazione per l’inglese e smanettare coi computer, cose che facevo da ragazzo e qualcuno persino mi criticava, mi hanno salvato la vita. Non faccio più il geologo. Mi manca la geologia? In effetti non sto ad organizzare gite per andare a vedere affioramenti interessanti. Ma spesso ci penso quando vedo persone che fanno il loro lavoro ed è come se non lavorassero. Era successo anche a me. Per me lunedì e venerdì avevano lo stesso significato. Faccio un lavoro interessante e stimolante ma non lo farei gratis. Non è quello che ho studiato e per cui ho investito così tanto. E’ un ripiego ed una benedizione allo stesso tempo. E l’ho trovato con le mie capacità, per quello che sono, non direttamente per via del mio titolo di studio. Ero salito troppo vicino al sole e quindi ero precipitato? Però ho ripreso quota, volo più basso ora. Non mi posso permettere di correre troppi rischi, ho una famiglia, un figlio da crescere, bollette e rate da pagare. Non posso fare un altro “botto” tentando di fare di tutto per tornare alla geologia, non ho più l’età, né le spalle coperte.

Sicuramente quando non ne ho approfittato ho perso un treno, ne ho persi diversi e forse è normale, succede a tutti, ma ne ho presi anche altri senza esitare, magari solo perché passati al momento giusto, quando ero in condizione di prenderli.

E forse la spiegazione è tutta qui…