Nait Fever

Anno nuovo – Amplificatore nuovo. Alla fine del 2025 è successa una cosa strana. Stavo facendo ricerche per un lettore CD all’altezza del mio impianto. Chiedendo consiglio alla solita ottima TNT-Audio, mi vengono fatti tre nomi magici: Naim, Rega, Cyrus. Qualcosa scatta nella mia testa. Questi nomi richiamano alla mia memoria ricordi di quando, a fine 1991, acquistai i diffusori su cui volevo a tutti i costi basare l’impianto: TDL Studio 0.5. Dal primo negozio HiFi che ho visitato, mi fecero subito capire che il mio modesto amplificatore, seppur valido, non poteva farcela a pilotarle; vennero così fuori quei tre magici nomi…

Dalla fine del 1991 alla fine del 2025 il salto è lungo. Ma la mia memoria emozionale è ancora viva. Mentre cerco informazioni sul lettore CD di questi tre prestigiosi marchi inglesi, ripenso al fatto che per un po’ avevo già avuto un amplificatore di uno dei tre produttori, un Naim Nait 5i. Nel 1991 non potei provare le TDL con alcuni degli amplificatori inglesi che mi suggerivano. Avrei voluto selezionarne uno e sognavo le mie future TDL pilotate da un Naim o un Mission Cyrus, ecc… Finii per acquistare un italianissimo (ed ottimo) Unison Research Mood. È stato un amplificatore fantastico. Ma dopo quasi trent’anni ho avuto voglia di un integrato più moderno ed è stato naturale cercare un erede del Naim che non avevo mai avuto, un Nait 5i, praticamente a costo zero.

Il mio primo Nait – un Naim Nait 5i del 2006

Più avanti, con tutte le riflessioni che si fanno ai grossi passaggi della vita, tipo al giro di boa dei 60 anni, la reazione all’importante traguardo è stata quella di farmi un regalo quasi egoista: tornare a Unison Research dei primi tempi acquistando un più moderno Unico. in ricordo della vecchia accoppiata Unison e TDL. Ebbi modo di provarli per un po’ in parallelo. Allora il Nait perse. Sebbene probabilmente più dettagliato, preciso e coerente, in basso, dove serviva più spinta per i diffusori a linea di trasmissione, sembrava spingere di più l’integrato italiano.

Ma quando di recente mi sono ritrovato a considerare ancora prodotti Naim e Cyrus ho avuto il cosiddetto flash: ha magicamente preso vita nella mia mente l’immagine di un impianto tutto inglese: CD Cyrus, amplificatore Naim e diffusori TDL. Perché no?

Mi era rimasto il dubbio che un Nait superiore avrebbe potuto farcela a spingere i miei diffusori alle basse frequenze, almeno bene quanto l’Unico. Se avessi trovato un buon Nait superiore al 5i, avrei potuto sempre rivendere l’Unison a buon prezzo o in caso contrario, avrei potuto rivendere lo stesso Nait, allo stesso tempo divertendomi un sacco a fare dei test HiFi senza incidere sulle finanze familiari.

Dopo aver considerato il 5si, integrato ben fatto di 60w e buona erogazione di corrente, ho provato anche a considerare il Nait XS, modello superiore ma, nella prima versione) ancora a prezzi per me abbordabili. Il Nait XS non è l’evoluzione del 5si. E’ la versione economica del Supernait, l’integrato al top della gamma Naim. Sonicamente non dovrebbe essere molto differente e, sebbene eroghi sempre 60w, la sua costruzione è superiore sia come componentistica che come ingegnerizzazione. In effetti i costi dell’usato erano meno invitanti di quelli del 5si. Potevo concentrarmi solo sul primo modello. Già l’XS-2 sarebbe stato uno sforzo un po’ troppo alto e l’XS-3, attualmente in produzione, era proprio inavvicinabile. Del resto dovevo tenere presente che l’operazione doveva essere a costo zero: dovevo trovare un Nait XS ad un prezzo a cui avrei potuto facilmente vendere l’Unison Research.

Il mio secondo (attuale) Nait – un Naim Nait XS

Non c’è neanche voluto troppo perché apparisse un modello ben tenuto ed abbordabile, anche a tiro, un’ora e qualcosa di macchina. Ho fatto un’offerta che è stata velocemente accettata. Nel giro di pochi giorni ero in viaggio per andare a ritirare il Naim. Tornato a casa con il mio nuovo Nait ero emozionato, magari non come un bambino, ma quasi come il giovane che aveva portato finalmente a casa le casse dei suoi sogni nel lontano 1991.

Sottolineo che sono perfettamente cosciente della banalità di queste soddisfazioni ma so anche che sono l’arma segreta di chi, come me, ha ben vivo dentro di sé il bambino interiore. Non è un difetto, non è qualcosa che va soffocato, anzi! I bambini sono ben superiori a noi nello stare al mondo (tralasciate i tecnicismi come i pericoli da imparare ad evitare e le responsabilità da prendersi, non si parla di questo). Non dovremmo dimenticare cosa significa la naturale curiosità di un bambino e l’entusiasmo con cui affronta le novità. Senza fare follie e gesti irresponsabili, faremmo bene a nutrire ogni tanto il nostro bambino interiore: è sanità psicologica. Ed è esattamente quello che ho fatto e continuerò a fare. Semplicemente: si vive meglio.

Finita la parentesi psicologica, torniamo alle emozioni, per quanto il loro oggetto sia banale. Il Nait era avvolto in plastica con bolle. Il peso era piacevolmente notevole. Estratto dall’involucro mi ha sorpreso per l’aspetto estremamente curato ed elegante che trasuda alta qualità da ogni angolo. Non ricordavo queste sensazioni difronte al 5i. Sì, ero in presenza di qualcosa di superiore. Un leggendario Supernait in piccolo.

Io non sono mai stato un fan Naim nel vero senso della parola. Attorno al nome del marchio inglese si è generato un seguito che a volte assomiglia ad un culto. Normalmente queste cose mi lasciano perplesso ma nel caso di Naim si parla di alta ingegneria del suono. Posso tranquillamente lasciare al loro posto i fanatici e godermi il suono di un oggetto ottimamente concepito e costruito. Il fondatore della Naim è stato un ingegnere brillante dal nome Julian Vereker. Il nome della ditta basata a Salisbuty, nella verde campagna inglese, è il cognome della allora moglie Shirley Naim. E già questo romanticismo può bastare ad affascinarmi. Le scelte tecniche di Julian Vereker hanno dato l’impronta iniziale a Naim Audio e questo è ancora evidente anche nei prodotti moderni. Nessun fronzolo, solo una accurata progettazione ingegneristica mirata a focalizzarsi solo sull’essenziale, eliminando il più possibile ogni dettglio che possa inficiare il suono, a cominciare dai percorsi dei circuiti studiati per essere più brevi possibile. Ogni praticolarità di un prodotto Naim ha soltanto una ragione progettistica alla base. Non si bada più di tanto all’estetica. Less is more. Ma non si risparmia sulla qualità dei componenti. Ogni piccolo particolare concorre al risultato finale. Ognuno di essi da solo può sembrare insignificante, ma se si trascurano per questo motivo, alla fine la qualità sonora ne viene davvero inficiata.

1983 – Il primo integrato della Naim: Naim Audio Integrated Tecnology (NAIT)

Negli anni 60 Julian Vereker registrava gli amici che suonavano live in varie band. Quando riascoltava la musica a casa non era minimamente soddisfatto della riproduzione. Così volle creare qualcosa di suo che superasse quei limiti e desse vita alla musica registrata, come se si ascoltasse davvero dal vivo. Così nacque Naim Audio nel 1969. Dapprima creò preamplificatori (Naim Audio Controller = NAC) e amplificatori finali (Naim Audio Power = NAP). Nel 1983 la stessa tecnologia confluisce nel primo amplificatore integrato Naim, il Nait 1 (Naim Audio Integrated Technology). Era un integrato che suonava come altri non riuscivano: era incentrato sulla ricerca di passo, ritmo e timing (Pace, Rhythm and Timing = PRaT), ciò che secondo Julian rendeva viva la musica riprodotta. Una caratteristica che sarebbe rimasta tipica dei prodotti Naim fino ad oggi.

1988 – Il secondo Nait, il Nait 2, fu probabilmente quello che mi avevano all’epoca suggerito per pilotare le mie future TDL

Il Nait vide sia una versione 2 (1988) che una versione 3 (1993). Quindi il Nait che mi si proponeva nel 1991 per le mie future TDL era probabiilmente un Nait 2. Il 2000 vide l’avvento della serie 5 (per qualche motivo il 4 fu saltato), con tre modelli: il Nait 5i (che ho avuto per qualche anno) alla base, l’XS a metà e la serie Classic al top. Nel 2007 esce Supernait, e con esso il Nait 5i (o 5i-2 “italics”, con la “i” in corsivo); l’XS viene rivisitato più che altro esteticamente (sulle scatole orginali appare la scritta XS 2 ma internamente il progetto è quasi identico – è il Nait che ho ora). Nel 2013 viene fatto un ulteriore ammodernamento e la serie diventa Nait 5si, Nait XS-2 e Supernait 2. Il Nait 5si rimarrà l’entry level anche più avanti quando gli altri livelli saranno aggiornati a Nait XS-3 e Supernait 3, oggi in produzione.

1993 – Con il Naim Nait 3 gli integrati Naim prendono le dimensioni standard rack

Mentre scrivo non so ancora quale sarà il lettore CD a capo di questa catena, con Nait XS e TDL Studio 0.5. Finché c’era l’Unison Research Unico avrei visto bene un Naim come sorgente, in ricordo del sogno di avere il prestigioso marchio britannico nell’impianto. Ma ora che, di nuovo preso dalla Nait Fever, un integrato Naim è finalmente, ancora una volta, al cuore del mio impianto, non disdegnerei un Rega e forse di più un Cyrus come sorgente digitale. Ho confrontato per pochi giorni il Nait XS con l’Unico. E’ stato facilissimo vendere quest’ultimo alla stessa cifra a cui ho acquistato il Naim. Sono contento perché senza spendere un centesimo ho migliorato un po’ l’impianto. Un po’. In realtà è un classico side-grade. Avrei potuto fare ascolti completamente soddisfacenti anche con l’Unico. Ma visto il costo zero, sono stato preso dalla febbre di avere un Nait come amplificatore. Nel confronto in realtà ho notato una maggiore decisione e dettaglio nel Nait, senza perdere in immagine tridimensionale (i Naim sono famosi per avere tanto PRaT ma poca tridimensionalità). Questo io non l’ho notato, almeno rispetto all’Unico. Ed ho anche letto recensioni del Nait XS lusinghiere anche in questo senso. Dopotutto si tratta della versione ridotta del primo Supernait, un amplificatore spettacolare. Mi preoccupava la gamma bassa perché in questo ambito avevo sentito l’Unison Research più capace e profondo del Nait 5i. Ma l’XS è un’altra pasta. Si percepisce la sua appartenenza ad un rango superiore. Non mi mancano né dettagli nei medi e negli alti, né la profondita e, soprattutto, l’estremo controllo nei bassi.

Solo un paio di giorni per comparare i due amplificatori nel mio sistema – l’Unison Research Unico è stato venduto velocemente; il Naim Nait XS aveva vinto (di misura) la competizione

Ora mi chiedo se, con una sorgente digitale degna, avrei potuto percepire maggiori differenze tra i due concerrenti. Non lo saprò mai visto che l’Unico è andato via molto rapidamente. Nel modo in cui ho eseguito le prove i due integrati sono molto vicini in prestazioni, è un gran bel suonare in entrambi i casi, ma non ho potuto farci niente, non ho potuto resistere e alla fine sono stato preso anch’io dalla Nait Fever…