I suoni sono importanti

Come le parole, i suoni sono importanti. Io ci ho sempre tenuto. La qualità audio è stata per me un “must” da quando ho scoperto l’alta fedeltà. Non sono un audiofilo esperto, né un fonico o ingegnere del suono. Ma un certo orecchio e una certa sensibilità alla qualità della fonte sonora le ho sviluppate. Non ho ascoltato numerosi componenti hifi, né provato diversi amplificatori per chitarra o chitarre stesse. Ma comunque se c’è qualcosa che non va me ne accorgo. Ora, se parliamo di purezza nel suono di una chitarra elettrica ce n’è da discutere visto che spesso siamo in overdrive, cioè in regime di distorsione, quindi andrebbero chiarite diverse cose. Ma la qualità dell’ascolto audio è per me importante ma vedo che si sta perdendone la necessità e anche la capacità di accorgersene. Anche nel campo della musica live.

Uno dei concerti per me fondamentali fu quello di Bruce Springsteen del giugno 1988 allo Stadio Flaminio di Roma. Tra tante cose mi è rimasta anche l’impressione di un suono enorme (eppure ero lontano, in gradinata) che faceva impallidire l’ascolto dei suoi live sul mio impianto di casa. Ho rivisto il Boss al Circo Massimo nel maggio 2023 e il suono mi raggiungeva da sistemi PA appesi ad alti pali. Uno schifo. Insulso. Inascoltabile. ero dinamica, suono piatto. Molto meglio l’ascolto casalingo. Vergognoso per un evento così importante. Cosa è cambiato?

Non so nulla del setup di Bruce Springsteen nel 2023. Ma di recente ho ripensato a quell’evento andando a guardare un gruppo di amici che suonava live su un palco di un paesino di provincia. Bravissimi, ma il suono era indecente. Assurdamente (o forse no) mi viene da paragonarlo a quello del concerto di Springsteen al Circo Massimo: piatto, senza dinamica, non coinvolgente. Ma questo mi fa pensare: non c’era un amplificatore sul palco. Tutti “dritti al mixer”. Palco “muto”, come va di moda ora. Sembra progresso, ma lo è? Oggi i sistemi digitali sono molto avanzati e possono riprodurre gli effetti per chitarra molto bene. Ma una cosa è simulare anche in modo ottimo la risposta di un grande amplificatore e mandarlo al mixer, quindi in PA, un’altra è avere il vero amplificatore che pompa aria da sopra il palco (e anche il suo suono catturato come si deve da un ottimo microfono, mandato al mixer a al PA) è un’altra cosa.

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Oggi i sistemi digitali sono molto avanzati e possono riprodurre gli effetti per chitarra molto bene

Si parla di sfumature? Può darsi, ma ho imparato prima dall’hifi e poi anche dalla musica live, che ogni piccolo dettaglio contribuisce al risultato del suono finale: se ne togli uno solo è quasi impercettibile, ma se cominci a risparmiare e sorvolare su diverse cose pensando che sono impercettibili, alla fine il risultato non è lo stesso. Il digitale è comodo per tanti motivi. Ma se è tutto gestito in questo modo, magari anche con multieffetti costosi, e poi la qualità dell’impianto PA non è all’altezza, il piattume si nota. O forse, ed è questo il vero problema, lo noto io e pochi altri che ricordano come era il suono una volta.

Io ho messo molta cura nell’assemblare un ottimo impianto hifi perché ci tengo alla qualità sonora dei miei ascolti. Ma poi la musica oggi viene registrata con altissima compressione dinamica perché è così che viene percepita ottimale per gli ascolti. Ma non lo è affatto. Forse lo sarà per ascolti al volo in macchina e – udite udite – al telefonino con gli auricolari! Volete mettere le capacità musicali di un paio di diffusori stereo seri o anche di cuffie degne di questo nome rispetto anche a dei costosissimi auricolari Apple? Ok, se voglio ascoltare in movimento che senso ha paragonare il suono a quello dei diffusori. Una volta c’erano le cuffie e, parola mia, erano molto meglio! A me gli auricolari non stanno su, cadono, si muovono come minimo, non potrei mai correrci. Come li muovi nell’orecchio cambia la risposta. Non c’è un riferimento. ma alla maggior parte delle persone piace così. Siamo stati educati al cattivo suono che esce da questi auricolari, dai televisori, dai cellulari e dai computer. E’ un suono insulso, senza dinamica (tanto anche la registrazione è appiattita in produzione, apposta), non coinvolge. E’ un suono che ti fa sembrare figo anche quello dei live per me inascoltabili come quelli di cui sopra. Io mi lamento. Tutti attorno applaudono, saltano, sembrano divertirsi, forse perché non hanno mai sentito il suono di un live di qualità. Pochi sanno come dovrebbe suonare ogni strumento musicale (anche pochi audiofili). A me il concerto di Springsteen del 2023 era stato regalato. Ma penso a quanto avranno pagato le persone attorno a me. Al loro posto sarei stato furioso, mi sarei sentito truffato. Ma erano tutti contenti di “vedere” il Boss (dal mega monitor) e di ascoltarlo. Peccato che a cantargli dietro sovrasti il suono dei PA sulla tua testa. Che schifo…

John Mayer's Amps @ Crossroads Festival | Amp on the left is… | Flickr

Il muro di Marshall oggi davvero non serve più, ma almeno un combo o una coppia testata+cassa di qualità (senza dover arrivare ai costi di questi nell’immagine), ben microfonato, ci vuole…

La corsa al digitale da un lato e l’appiattimento della dinamica dall’altro, ci stanno abituando a un suono insignificante, che percepiamo per buono. per lo più non ci importa, perché non sappiamo cosa ci perdiamo. Ci interessa sentire i nostri beniamini, anche da un telefonico che suona peggio di una radiolina anni 70. Siamo pure convinti che sia alta tecnologia, ma come potrebbero i micro altoparlanti incastrati in un sottile telefonino o grosso ma piatto schermo TV moderno ad altissima risoluzione riprodurre correttamente un buon segnale musicale? Non possono proprio. Quindi pure il segnale musicale, il disco o il file che ascoltiamo, viene appiattito fin dalla sua creazione. Che importa, tanto a nessuno da fastidio. Ma a me sì, e parecchio!

Ci ho provato anche io ad andare dritto al mixer almeno in sala prove. A volte mi sembrava sufficiente, ma alla lunga mi sono innervosito e mi sono riattaccato all’amplificatore. Forse avevo un amp sim troppo economico ma in realtà non credo che con uno costoso sarei stato soddisfatto. L’ostacolo per me, ammetto, è anche la mancanza di voglia di mettersi a configurare software nel tempo libero, visto che lo faccio per lavoro. Se il mio lavoro fosse nella musica probabilmente il mio approccio sarebbe diverso e dovrei per forza usare anche le tecnologie digitali. la loro comodità è evidente: ti porti dietro, magari anche in aereo nel bagaglio a mano una scatoletta con tutti i tuoi suoni configurati, anche gli amplificatori modellati (se ne hai di costosi e ottimi li puoi emulare e non devi preoccuparti di costi e rischi del trasporto). Insomma, detto così è impagabile. Arrivi in studio ed è tutto pronto in una scatoletta. Devi andare a suonare all’estero e non ti devi caricare il mondo dietro o pagare un service per affittare attrezzatura non tua. Capisco l’enorme utilità. Ma se le cose non sono fatte molto bene la qualità live non è la stessa, c’è poco da fare…

Purtroppo siamo in pochi a essere sensibili a questo argomento e l’industria segui i molti. Io ero cascato un po’ nella trappola della comodità. E’ durato una settimana, ho rivenduto lo scatolotto magico e mi sto ricomprando i pedali che mi ero venduto pensando di passare al digitale come molti. Poi ho visto il concerto degli amici appiattito dall’assenza di suono e mi sono detto: io mai! Mi tengo l’amplificatore, gli alzo il volume, se volete ci metto pure un microfono davanti (ma di qualità) e ve lo mando al mixer. Poi l’impianto PA farà pure cagare, ma il mio suono deve uscire come si deve, non mi importa di nulla e non voglio un palco muto, non è rock. E’ l’antitesi del rock. Oggi vogliono tutti essere professionisti puliti e tecnologici. Ma il rock, anche il blues, sono tutt’altro che la perfezione. Sono sconvolgimento, trascinamento, travolgimento. Altro che effettini perfettini, tutti in-ear super tecnologici, tutto perfetto, neanche un errore, neanche una sbavatura – ma qualcosa non torna. So io cosa…

Ma continuiamo così, facciamoci del male…