Riflessioni sotto quarantena

In questo momento storico siamo tutti più uniti. Un microscopico virus ci ha fatto dimenticare, anche giustamente, tanti problemi della nostra nazione (e del mondo) che da questa prospettiva di emergenza ci sembrano molto meno importanti. Prima la salute, si è soliti dire. Certamente ci sono cose più importanti di quelle di cui ci lamentiamo tipicamente per quel che riguarda l’amministrazione del nostro bel Paese. Io lamento per prima cosa la soffocante burocrazia che rallenta o blocca qualunque iniziativa, gli stipendi troppo bassi che rendono il costo della vita troppo alto, la pressione fiscale sulle aziende che dovrebbero dare lavoro con più semplicità. E chi più ne ha più ne metta…

L’Italia si sta dimostrando uno dei posti più sicuri dove vivere in un momento di tale crisi. Il nostro governo sembra avere davvero a cuore la salute pubblica più di ogni altra cosa ed ha preso misure davvero restrittive per limitare il contagio da coronavirus. Peccato che in precedenza diversi governi itialiani abbiamo tagliato i fondi alla sanità pubblica per favorire i privati. Potrebbe essere uno dei motivi che spiega come mai tanti morti in nord italia: è lì che la frenesia di privatizzare la sanità è stata più spinta. E’ probabile che i tanti morti da Covid-19 italiani siano dovuti all’alta percentuale di persone anziane, le più esposte a rischi elevati. E’ probabile che l’Ospedale di Codogno abbia capito troppo tardi che le numerose polmoniti fossero dovute al virus. E’ probabile che i tagli alla sanità pubblica abbiano limitato a tal punto le risorse (respiratori, posti letto in terapia intensiva) che gli operatori non hanno potuto salvare molte vite salvabili. In futuro forse ne sapremo di più.

Ma a prescindere da tutto ciò, per la prima volta nella vita mi sento fortunato ad essere nato e residente in Italia piuttosto che in un altro paese industrializzato, dove magari è più facile trovare lavoro, far partire una propria attività senza una pressione fiscale tale da fartici pensare tre volte e trovare l strada del successo. L’Italia ha recepito immediatamente le direttive dell’OMS ed ha bloccato l’intero Paese per evitare il propagarsi dell’epidemia. Anche in questo caso, il futuro ci dirà se siamo stati virtuosi o folli. Altri paesi pensano che sia più folle bloccare tutto che permettere un contagio diffuso, visto che solo una bassa percentuale di casi richiede terapia intensiva (probabilmente si tratta di paesi che hanno più risorse in tal senso). In Italia, forse per cultura, teniamo alla salute e alla vita più di altri, siamo meno razionali e più emotivi, quindi l’idea di lasciar morire gli anziani giustamente ci fa accapponare la pelle, dal Presidente del Consiglio fino all’ultimo dei cittadini. Ma anche razionalmente sarebbe un ragionamento disumano quello di pensare di andare avanti comunque, tanto sono i più anziani, quelli che non producono, che rischiano. Tutto il mondo, forse seguendo l’esempio italiano, essendo noi stati coinvolti per primi in occidente, ha adottato misure più o meno restrittive per fare in modo che i cittadini restassero a casa. Ma alcuni capi di governo di Paesi in cui mi sarei trasferito molto volentieri per motivi di lavoro (USA e UK) mi hanno lasciato davvero allibito. E’ vero che non c’è molto da aspettarsi da personaggi come Trump e Johnson, ma una tale superficialità non me la sarei aspettata neanche da tipi del genere. Per la prima volta nella vita non invidio i miei amici inglesi o americani, più fortunati perché magari per loro è stato più facile fare la carriera dei loro sogni. Tra lo scegliere tra lavoro e salute non ho dubbi. Probabilmente un americano sceglierebbe il lavoro? Forse perché costretto dal fatto che non si può prendere giorni di malattia remunerati e quindi va al lavoro malato, nuocendo alla propria salute e infettando tutti quelli che incontra. Lì se non vai al lavoro non vieni pagato e se non vieni pagato e non paghi il mutuo perdi la casa molto rapidamente. Non c’è la protezione sociale che abbiamo qui. Mai avevo valutato davvero il diritto sacrosanto ai giorni di malattia che abbiamo qui in Italia. Io ho perso il lavoro nel 2016 ma ho avuto per un anno un assegno di disoccupazione (certo, è iniziato come metà stipendio originale per poi diminuire sempre di più, ma è qualcosa). Queste cose esistono anche in Europa, ma alcune nazioni (Svezia e Olanda) sembrano fottersene della salute pubblica e lasciano tutte le attività aperte. Altre nazioni (Germania, Polonia, Repubblica Ceca) sembrano snobbarci e chiudersi su se stesse per tenersi le loro risorse e rinunciare ad una collaborazione europea, rischiando di far tornare le frontiere, chiuse ora per limitare la pandemia, come erano una volta. Anche in questo caso, mai mi sarei aspettato un tale disinteresse dell’UE nei nostri confronti, da europeista convinto (ma disincantato) quale sono (o ero?) e da sognatore di un mondo senza frontiere.

E tutto questo lo dico dalla posizione di un italiano che ha perso il lavoro per motivi che non riguardano le proprie responsabilità dirette. Non ho fatto la tipica cazzata per cui sono stato licenziato, non sono stato vittima di tagli perché non produttivo o perché non avessi un profilo di importanza tale da evitare di essere licenziato. No. L’azienda canadese per cui lavoravo ha dovuto chiudere i battenti, è fallita, per l’impossibilità di lavorare in questo Paese. L’attività in questione è la ricerca di idrocarburi, così odiata dal pubblico che gli amministratori di ogni parte politica alla fine preferiscono ascoltare chi vota piuttosto che le ragioni di un settore ormai allo sbando, che per questo motivo ha perso migliaia di posti do lavoro.

Quindi, stranamente mi trovo quasi ad ammirare il Presidente del Consiglio Conte per il modo umano in cui sta “conducendo” il Paese durante queste restrizioni. Conte è un mio coetaneo (nato solo un giorno prima di me) che in realtà sembrava il fantoccio di due populisti; invece mantiene la schiena dritta difronte al disinteresse dell’UE nel collaborare e per come ci mette la faccia al posto dei due capi di partito al governo.

Comunque non dimentico i partiti ed i politici direttamente responsabili dei guai in cui mi hanno messo.

Il primo è stato Forza Italia di Berlusconi: dopo il disastro del Golfo del Messico nel 2012, in tre mesi negli USA erano tornati al lavoro, per 2 anni in Italia è stato tutto bloccato grazie ad un decreto firmato dalla Prestigiacomo, allora ministro dell’ambiente, pare su ordine del suo superiore di partito che sembra avesse interessi economici nelle attività turistiche della costa sud della Sicilia, apparentemente minacciate dalle attività di ricerca ed estrazione offshore. Inutile spiegare che i mari italiani sono tutti estremamente diversi dal Golfo del Messico e ch giacimenti che possono causare quei disastri da noi non esistono. Inutile spiegare che se negli anni 60 e 70 le perforazioni in Italia si susseguivano numerose e nessuno ha mai pensato che potessero nuocere all’ambiente, alla produzione agricola o al turismo, come si può pensare che i poveri pochi pozzi (da 0 a 2 l’anno!) degli anni 2000, eseguiti con tecnologie ben più avanzate e regolamentazioni tra le più ferree del mondo potessero fare qualche minimo danno? Niente. Isteria di massa. Tutto fermo – ingenti danni all’economia.

Dopo il tentativo dei governi Monti e Letta di portare avanti anche la ricerca di idrocarburi in Italia (siamo il 3° produttore europeo per il gas, il 4° per il petrolio e potremmo raddoppiare la produzione), è arrivato Renzi che dapprima ha sostenuto di portare avanti la strategia. Poi ha ceduto alle pressioni del Partito Democratico di alcune regioni, prima fra tutti l’Abruzzo, ed ha bloccato di nuovo le operazioni. In Particolare, ricordo bene le parole minacciose del governatore dell’Abruzzo di allora, D’Alfonso, che per la fine di quell’anno (2015) loro (i politici, in contrapposizione alle copeagnie di ricerca) avrebbero incassato il pareggio (secondo lui l’1 a 0 era stata la ripresa col governo Monti). L’Abruzzo era la sede del nostro permesso di ricerca più importante. Fermo quello non abbiamo avuto più posisbilità: come promesso dal governatore dell’Abruzzo, a gennaio 2016 ero senza lavoro, 52 anni, un figlio di 7, ancora in piena crisi mondiale. Grazie, politica…

Il Movimento 5 Stelle non era ancora al potere ma era sempre in prima linea nell’ostacolare le attività del settore. Poi il loro attuale leader Di Maio mi era rimasto sfavorevolmente impresso dopo l’infelice battuta sull’inutilità dei geologi. Io capisco le molte persone di spessore ed intelligenza che si sono rivolte ai 5S disgustati dalla classe politica italiana. Ma non appena al governo, il Movimento ha fermato definitivamente le attività di ricerca idrocarburi, chiudendo un intero settore dell’industria, in cui l’italia rappresenta(va) un’eccellenza, causando la perdita di ulteriori migliaia di posti di lavoro.

Infatti non so più chi votare, visto che l’unico che ultimamente parlava dell’inopportunità di fermare la ricerca e la produzione dei nostri idrocarburi era il leghista Salvini… A dargli il voto proprio non ce la faccio…

Oggi sembra tutto futile. Tanti posti di lavoro persi per ragionamenti stupidi, ma adesso se ne perderanno forse milioni. Le capacità di acquisto degli italiani diminuiranno molto di più. Diminuiranno in tutto il mondo e il pensiero va ancora alle spregiudicate Russia e Cina, che ci mandano certamente gli aiuti, ma ci potranno acquistare senza sforzo e non potremo dire di no. Dopo i bombardamenti USA della Seconda Guerra Mondiale che ci hanno lasciati sul lastrico, un paese povero principalmente agricolo, il piano Marshall ci ha fornito la base su cui ripartire, consentendoci di diventare uno dei paesi più industrializzati e progrediti del mondo. Il “prezzo” da pagare è stato rimanere dalla parte degli USA fino ad oggi, consentendo appoggio totale alle basi NATO sul territorio e così via. Dopo cosa succederà? E’ presto per dirlo e dal punto di vista del singolo, l’importante è sopravvivere ed andare avanti, riprendere una vita normale il quanto più possibile sperando in un futuro migliore per i nostri figli.

Il futuro che ci si prospettava prima del virus non era comunque una bella immagine. Speriamo che dopo il virus ci sarà una motivazione per prendere la vita in modo diverso, magari dando peso a cose più importanti rispetto all’edonismo e alla voglia di apparire dei tempi moderni.

Ho letto da qualche parte che le malattie vengono per farci capire qualcosa. Se capiamo, guariamo… Capiremo?