La “Di Marzio Powered” (1980-1994)

musica-pasq_guit80Da teenager io e mia sorella suonavamo la chitarra con gli amici. Suonando insieme ci venne presto voglia di una chitarra elettrica. Prima acquistammo un pick-up in grado di amplificare il suono della nostra economicissima chitarra Eko. Poi, dopo forti insistenze e vista la grande passione che i miei potevano facilmente constatare, ottenemmo quello che, almeno io, ricordo come il più bel regalo ricevuto dai miei genitori. La chitarra elettrica. Non so perché, ma mi aspettavo che la mia chitarra elettrica sarebbe stata una di quelle con cassa armonica vuota (hollow body). La chitarra mitica per me a quei tempi era la Fender Stratocaster e mi fermavo sempre ad ammirarla in una vetrina. La ricordo ancora bene, era grigio metallizzato con battipanni nero e tastiera in palissandro. Costava 1 milione. Impensabile. Il giorno che ci si decise ad entrare in quel negozio per acquistare finalmente una chitarra elettrica, un basso elettrico ed un amplificatore per me e mia sorella, il negoziante ci propose una spettacolare “solid body”, del tutto identica ad una Fender Stratocaster, color legno (frassino) e tastiera in acero (quella chiara, per intenderci). Come il basso, che replicava il Gibson L9S Ripper, era forse una Melody. Aveva i pick-up Di Marzio, come diverse Stratocaster dell’epoca, con un suono quindi di tutto rispetto. Il prezzo era di 320 mila lire, praticamente solo 1/3 della Stratocaster vera ma ancora troppo. Mio padre ed un suo collega, amico del negoziante, si chiusero in ufficio a discutere a lungo. Un assistente mi offrì di provare la chitarra mentre gli altri discutevano di sconti o meno. Non volevo farlo perché sapevo che non avrei mai potuto averla. Una impiegata commerciale uscì piangendo dalla stanza. Le trattative erano quasi tumblr_oav00tykwc1vpv2xso1_400“violente” (non mio padre, che è come me, incapace di trattare neanche 5 lire). Dopo qualche minuto di tensione la porta dell’ufficio si aprì e mia madre, con un sorriso, mi si avvicinò dicendomi: “E’ tua…”. Non potevo crederci. Ancora mi emoziono scrivendolo. Ero andato lì immaginando una chitarra che, avrei imparato molto tempo più tardi, era utilizzabile per il Jazz. Adesso mi ritrovavo tra le braccia l’esatta copia della irraggiungibile Fender Stratocaster. Sono cose che non si scordano mai… Non scorderò mai neanche la terribile frustrazione dovuta al fatto che appena tornati a casa con chitarra, basso e amplificatore, partimmo per il mare senza neanche avere il tempo di provare un po’ gli strumenti. Di solito io e mia sorella, al mare, senza amici, solo con i genitori, ci annoiavamo a morte. Quell’anno fu terribile. Non stavamo nella pelle, mia sorella non vedeva l’ora di provare un basso per la prima volta nella vita; ed io la mia chitarra elettrica dei sogni… La “vacanza”, iniziata con l’atroce notizia della strage alla stazione di Bologna, non durò più di una settimana, dato che neanche i miei genitori sono poi dei tipi da mare e, visti i nostri musi che si allungavano sempre più giorno dopo giorno, ci rimisero in macchina per tornate a casa. Ma arrivammo a notte fonda: non si poteva suonare, troppo tardi…

dimarzio_powered-e1459372958238Dal giorno dopo non passò mai una giornata senza che io non avessi imbracciato almeno per un po’ la mia chitarra elettrica. Dopo pochi giorni avrei compiuto 16 anni (1980). Ci esibimmo per la prima volta “live” davanti ad uno sparuto pubblico di ragazzini invitati al compleanno. Quel basso e quella chitarra elettrica ci accompagnarono per 13 anni. Non abbiamo mai fatto niente di più che suonare con amici in sale prova, per registrare delle cassette con le nostre cover. Nessuna creazione, niente di originale, mai esibizioni in pubblico. Ma il divertimento era enorme!

Per anni sono stato convinto di avere una chitarra elettrica Di Marzio modello Strat per via dell’adesivo “Di Marzio Powered” sulla mascherina. Invece indicava solo il marchio dei pick up, nome ben noto anche in casa Fender dove alcuni modelli stratocaster uscivano di serie con i Di Marzio.

Poi mi dissero che probabilmente era una semplice Melody ad imitazione Stratocaster degli anni 70, tipicamente in frassino, molto pesante, con la paletta grande come andava all’epoca (ma ovviamente senza decalcomanie). I pickup dovrebbero essere stati degli ottimi e storici DSD (DI Marzio Super Distortion) usati allora da diversi professionisti per la loro ottima capacità di mandare in saturazione gli amplificatori dell’epoca, che non avevano una sezione gain. Altra particolarità che si potrebbe definire “vintage” era il truss rod alla base del manico, accessibile dal bordo della mascherina battipenna.

Oggi non ho una Stratocaster ma ho intenzione di acquistarne una appena potrò farlo. Anzi, probabilmente ne assemblerò una a seconda dei gusti e delle possibilità. Se sarà un modello che ricordi il più possibile quella che avevo è da decidere. Ma sarà comunque un omaggio ancora più bello al mio passato ed ai miei genitori che lo hanno reso realizzabile con quel regalo indimenticabile.