Fender Stratocaster Classic del 2006 (dal 2016)

musicbox-with-stratUn pomeriggio d’autunno del 14 novembre 2016 mi feci accompagnare in città dai miei genitori e da mio figlio: dovevo andare ad acquistare la mia prima Fender Stratocaster. Volevo che fossero presenti. Ho sempre desiderato una Fender Stratocaster sin da quando ho cominciato a pensare alla chitarra elettrica. Non ne ho mai avuta una da giovane ma i miei genitori mi regalarono una imitazione nell’estate del 1980, facendo di me il teenager più felice della terra. Dopo 36 anni realizzavo i sogno, allora irraggiungibile, di avere una vera Stratocaster e mi sembrava opportuno che ci fossero nel momento della chiusura del cerchio. 6530719f1c50aba7fba0b09e9913de45Quella del 1980 era una Strat made in Italy, copia delle Stratocaster prodotte da Fender negli anni 70, nel pieno del periodo CBS. Il fondatore della casa, Leo Fender a metà anni 60 dovette vendere alla CBS e a detta di molti la qualità costruttiva delle loro chitarre calò sensibilmente. Le Stratocaster degli anni 70 non godono di grande fama. Oggi che sono passati più di 40 anni la fame di vintage ne tiene il prezzo relativamente alto. Niente di paragonabile alle quotazioni dei modelli anni 50 e primi anni 60!

Quando “da grande” ebbi l’opportunità di acquistare una Stratocaster fui convinto ad optare invece per una strat di Paul Reed Smith, una EG4 del 1991, davvero di ottima qualità. Ho suonato con quella per 23 anni, ma il desiderio di avere finalmente una Stratocaster vera si è ravvivato da quando ho ripreso a suonare con un gruppo. Mi sono sempre chiesto che Stratocaster avrei scelto se avessi avuto la possibilità di farlo. Le opzioni sono svariate ma molte anche di alto prezzo.
Il mio sogno: beh, una Stratocaster del ’56, prima serie, quella con manico in acero e corpo in ontano a sfumatura “sunburst” a 3 colori o uno dei colori “solid” che prendevano dall’industria automobilistica. Un classico, ma irraggiungibile: si trovano tra i 10 e i 20 mila euro! In quel caso meglio una American Vintage che la replichi così come era: ce la si cava con quasi 2000 euro o meno sull’usato.7d780080604b6e9c3e62fb1263d6e8ec.image.1140x760

Tra le serie moderne le più abbordabili made in USA sono le American Standard, attorno ai 1000 euro. La cosa interessante è che nell’usato si possono trovare dei modelli dei primi anni 2000 che utilizzavano un corpo in frassino in finitura naturale molto simili alla imitazione che avevo io.

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La serie American Vintage offre anche i modelli ricostruiti come si faceva negli anni 70, quindi potrei trovare proprio quella a cui la mia prima chitarra era ispirata, con pesante corpo in frassino naturale, manico in acero avvitato al corpo con 3 bulloni anziché 4 e paletta più grande con vistose decalcomanie nere. Ma le Strato degli anni 70 non godono di grande fama, quindi…

9988546fd1faf908fe292de4f9bef515A fine 2016 ho venduto la PRS ed ho comprato finalmente una Stratocaster realizzata con le specifiche degli anni 50 in Messico nel 2006 (60° anniversario del modello originale). Il colore è il Surf Green, una sorta di verde acquamarina che era utilizzato sulle Chevrolet anni 50. Niente a che vedere con la mia vecchia replica Strat, il manico a profilo a V morbida che sfuma a C verso il corpo scivola che è una bellezza, suonarla è un piacere tale che non è facile smettere. E poi oggi quel colore mi dà una certa sensazione, quella suggestione di anni 50/60 quando anche auto ed elettrodomestici, mobili, dal design tipico di quell’epoca erano colorati in modo simile. Sicuramente è stato uno sforzo economico inferiore ad una American Standard o una American Vintage nuova, ma la qualità può anche essere paragonabile per quel che riguarda i legni, poi le meccaniche e le elettroniche si possono cambiare. Ma non è detto…

Bisogna sempre considerare che la produzione industriale crea chitarre che devono essere vendute per realizzare un guadagno. E’ difficile che dopo un assemblaggio accettabile il manico sia perfettamente regolato, i tasti perfettamente livellati, la action a posto e  l’intonazione pure. Sono tutte cose che richiedono tempo ed il lavoro degli operai va pagato. Ma del tutto possibile mettere tutto questo a posto anche su una chitarra prodotta industrialmente. Devo però dire che la mia è già regolata molto bene.

Anche l’assemblaggio sarebbe stata una opzione. Esistono aziende con dimensioni ben contenute che realizzano parti sostitutive per chitarre famose. Possono permettersi di prendersi cura dei componenti senza perdere guadagni. La qualità è di solito molto elevata a costi ben più bassi dei corrispettivi modelli marchiati. Ron Kirn, costruttore americano di grande esperienza, fa notare come al 99% qualunque chitarra uscita dalla fabbrica avrà bisogno almeno di limatura dei tasti per suonare quanto vale. Aggiunge poi che saremmo tutti sbalorditi se sapessimo quanti chitarristi famosi utilizzano le parti sostitutive di cui sopra sui loro strumenti Fender e Gibson, che sono pagati per suonare. Oggi poi, che il taglio dei legni è totalmente computerizzato, basta avere la licenza originale per ottenere gli stessi, identici corpi e manici di Fender, Gibson o chicchessia. Costruttori come Warmoth, USA Custom Guitars e Allparts hanno ad esempio la licenza Fender, pertanto costruiscono parti di ricambio perfettamente in linea con gli originali, con qualità “custom shop” (anche nel senso che è tutto personalizzabile) a un quarto del prezzo di quelli marchiati. Insomma, se lo stesso operatore fosse assunto da Fender, sarebbe lui a molare gli stessi componenti dando ordini ad un computer, esattamente allo stesso modo. Ma lo stesso componente costerebbe almeno il doppio. Ma oggi come oggi ho deciso di acquistarne una di produzione dal mercato dell’usato

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All’inizio pensavo di utilizzare un corpo ed un manico di uno stesso produttore (Warmoth, Allparts, ecc.) e poi cercare quanto più possibile parti originali Fender. Meccaniche e ponte “vintage” (Fender/Gotoh), mascherina a 8 viti anni 50, che è di solito ad un solo strato come la mia (originariamente era piuttosto fragile); negli anni 60 s0no passati a quelle a tre strati ed 11 viti. Esistono anche a 3 strati ed 8 viti. Potrebbe interessarmi per sostituire la mia che sembra l’unico vero punto debole della mia nuova Stratocaster.

Non ho fatto una scelta razionale, come spesso mi accade. Semmai è stata una scelta d cuore: sono molto affezionato all’immagine di Leo Fender, un uomo mite e buono, umile, con grandi capacità in vari settori, che pur non suonando è riuscito a rivoluzionare il mondo della musica con un prodotto che è rimasto essenzialmente invariato da ormai quasi 70 anni. Mi piaceva l’idea di avere una Stratocaster che replicasse il modello originale dell’epoca, con le cosiddette specifiche vintage. Tutti, a ragione, mi consigliavano di provarne tante prima di scegliere. E’ così che si fa. Ma io non sono un grande chitarrista, me la cavo, certo, ma forse per questo non tendo a pensare che la chitarra giusta mi faciliterebbe il lavoro; semmai penso che se qualcosa non mi riesce vuol dire che devo migliorare io la tecnica.

Al primo tentativo ho trovato questa ottima made in Mexico, del colore che preferivo, mi ci sono trovato subito bene. Il manico vintage lo trovo comodo, la qualità costruttiva non mi sembra per nulla bassa. Il suono è superiore a tutte le aspettative.

I pickup Fender Vintage Alnico V che monta fanno un ottimo lavoro e molti che li hanno cambiati sono poi tornati agli originali. Li terrò per un bel po’ credo; un giorno potrei tornare ai Seymour Duncan SSL-1, identici agli SSL-2 che erano sulla mia PRS ma con poli allineati; pare riproducano fedelmente gli originali Fender dell’epoca e neanche costano cifre senza senso. Altrimenti i famosi Fender Texas Special o CS 69 non dovrebbero andar male. O magari dei Di Marzio Area in ricordo della mia prima Strat…

97dbec011a5e32e520ab20e41d141512I manico è in acero con profilo vintage, ossia con raggio di curvatura da 7,25 pollici. Non mi infastidisce minimamente: alcuni dicono che non sia comodo per lo stile moderno, ricco di bending, che negli anni 50/60 non era molto comune. Per questo andavano di moda tastiere così “bombate”, per facilitare gli accordi con barré. Invece sono rimasto esterrefatto dalla suonabilità di questo manico! Una comodità che non riesco a togliermi dalla testa, delle sensazioni che hanno totalmente smentito quelle che mi portarono a malincuore a optare per la PRS dopo aver provato una Stratocaster. Tutta un’altra cosa rispetto alla mia ex PRS questa volta. Di questa non mi potevo lamentare, ma sembra che il manico sia più in stile Gibson e con tasti jumbo. La mia nuova Strato ha i tasti vintage, molto piccoli, ma per me è un piacere suonarla. Sarò un grande chitarrista? Ma no, la buona regolazione è tutto!

Si dice che manici e corpi Made in Mexico siano in realtà prodotti dalla Fender a Corona, in California, poi spediti in Messico per l’assemblaggio. Una messicana Classic Series (più vintage) o Classic Player (meno vintage ma un po’ più curate) può vantare quindi una liuteria molto vicina a quella made in USA. Le parti meccaniche ed elettriche si possono aggiornare con parti di qualità elevata quanto si vuole e si avrebbe una Fender originale di tutto rispetto senza spendere cifre esagerate. Ma non è detto che le mie meccaniche Ping in stile Kluson e il tremolo vintage in alluminio Fender debbano essere davvero sostituiti. Staremo a vedere. Ho solo dovuto sostituire per un difetto le sellette con della ottime Callaham ed ho approfittato per mettere anche le loro 6 viti in acciaio.

Per ora mi godo la realizzazione del mio sogno di ragazzo. Finalmente suono con una Fender Stratocaster ed è un piacere! Bisognerebbe che le dessi un nome. Mio figlio si chiama Leo(nardo), come Leo(nidas) Fender, che era nato il 10 agosto come me. Potrei forse chiamarla Lea?