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Ho scoperto l'Aikido tardi, intorno ai 36 anni, sotto la guida del Maestro Valter Francia, oggi 4° dan. Lo conoscevo da quasi 10 anni e mai avevo pensato di provare. Quando lo feci, il 1 aprile 2001 (lo ricordo bene perché sembrava uno scherzo) rimasi letteralmente fulminato. Non ho più smesso. E' diventato parte integrante del mio essere. Ho conseguito il 1° dan nel 2008 e il 2° dan nel 2010. All'inizio non credevo sarebbe stato possibile arrivarci vista l'età che avevo all'inizio. L'Aikido che pratico è conosciuto nel mondo come la linea didattica di Christian Tissier, 7° dan, ma seguo principalmente Philippe Gouttard, 6° dan, anche all'estero quando posso. E' un Aikido che molti definiscono "Hombu Dojo", cioè praticato all'Aikikai di Tokyo, la cui linea ereditaria parte dal fondatore per arrivare a noi attraverso Seigo Yamaguchi, Seishiro Endo, Masatoshi Yasuno, per quel che riguarda i maestri giapponesi che a mio parere esprimono al meglio quello che i francesi Gouttard e Tissier, assieme a Nino Dellisanti, Franco Dessì e tanti altri, portano avanti in Italia.
E' difficile spiegare il benessere che si prova mentre si pratica Aikido. E' un'arte marziale giapponese non agonistica; non esistono competizioni, non c'è un vincitore o un perdente. L'obiettivo non è vincere una gara, né dominare qualcuno; è migliorare se stessi. Il combattimento è simulato, ma non è solo una coreografia, come se fosse una danza. Ci si allena duramente con lo scopo di ottenere il movimento più perfetto possibile, sempre con un partner, facendo a turno la parte dell'attaccante e di chi si difende. Sembra facile perché preparato in anticipo, ma non è così. La difficoltà sta proprio nel raggiungere il giusto equilibrio tra la finzione e la realtà. E' vero che le tecniche di attacco e difesa sono normalmente prefissate, ma è anche vero che se si usa la forza o dei trucchi per impedire al partner di eseguire correttamente la tecnica, si perde l'efficacia benefica dell'allenamento, che mira a migliorare la postura, armonizzare i movimenti e raffinare le reazioni con l'uso di tecniche basate su principi fisiologici e psicologici. Allo stesso tempo, un attacco completamente finto è considerato offensivo, così come cedere ad una tecnica in anticipo perché si sa già quale sarà il risultato finale. Tutto ciò può sembrare falso, ma in Aikido si impara a collaborare, a perdere, a cadere e rialzarsi, non ad usare trucchi per buttare a terra un avversario. Il benessere psicofisico che se ne trae è molto più grande di quanto si possa immaginare se non si è provato. Non si combatte l'uno contro l'altro, ma contro i propri limiti, le proprie paure ed insicurezze. L'aggressivo ha modo di moderare e controllare la propria aggressività per incanalarla in modo positivo, il timido o insicuro impara a tirar fuori la grinta che gli è utile anche nella vita di tutti i giorni. In questo, il partner è un mezzo, non un ostacolo da abbattere. E' una pratica che mette intelligenza nel corpo, il quale impara così ad eseguire dei movimenti naturali e fisiologici nelle più disparate situazioni di pericolo e tensione. E' per questo che l'Aikido è definito la via dell'armonia, un percorso per raggiungere la massima armonia tra la mente e il corpo, tra le varie parti del corpo e in qualunque situazione di difficoltà, eseguendo qualunque tipo di movimento.
(Nella foto, da sinistra: io, Philippe Gouttard, Emanuele Pace, Valter Francia) |