Il tono della chitarra

tumblr_oav00tykwc1vpv2xso1_400Per prima cosa voglio precisare che in questo articolo non voglio insegnare niente a nessuno. Ho semplicemente voglia di mettere per iscritto e condividere alcune cose che ho capito; scrivendole fisso i concetti, li rendo miei e mi chiarisco le idee ulteriormente. In più, riunisco questi concetti in una sola pagina per mia futura memoria. Se poi la condivisione può aiutare qualcun altro, tanto di guadagnato.

Come dico spesso, sono solo uno strimpellatore, non un musicista. Con la chitarra so fare alcune cose anche a livello decente, tanto da porterle eseguite accettabilmente in pubblico. Poi basta che mi guardi leggermente attorno e di chitarristi più bravi di me ce ne è a bizzeffe. Mi difendo, ok?
Se un giorno imparerò a leggere e scrivere la musica, saprò qualcosa in più di teoria musicale, di armonia, ecc. e magari guadagnerò qualcosa suonando o insegnando, forse allora mi definirei timidamente un musicista.

Suono Puro?

ash_stratDetto questo, iniziamo dal suono di una chitarra elettrica. Fermo restando che esistono differenze di base nel suono di chitarre diverse come Stratocaster, Telecaster e Les Paul, se ci fissiamo sul suono “puro” della nostra chitarra, non inquinato dai circuiti elettronici di amplificatori ed effetti, lasciamo perdere; stiamo parlando di chitarre elettriche, il loro suono “naturale” non esiste, è il suono dei loro pick up amplificato, meccanismi elettronici. Un qualunque strumento amplificato può scordarsi la purezza del proprio suono. E’ uno strumento elettronico…
Al lato opposto abbiamo una tendenza all’uso di quanti più effetti possibili per ottenere il nostro suono o quello di un nostro beniamino.
Una pedaliera affollata può non essere sempre una buona idea. L’ideale sarebbe iniziare da un effetto ed impararlo bene, poi capire se abbiamo bisogno di un altro e così via, con calma.

Pedali: poco è bello?

Al momento ho tre pedali: un ottimo overdrive, il Fulltone OCD, che ho eletto a unità fondamentale per il mio suono; ho poi aggiunto un boost per spingere il suono di più quando serve. È una unità della MXR che dispone anche di distorsione, quindi all’occorrenza utile. Poi ho ancora un multieffetti digitale Zoom che può fare qualunque cosa serva; di solito lo uso come delay o chorus/flanger. Tre. Numero perfetto….
Ho letto di chitarristi che non suonano senza la loro fida pedaliera, assemblata dopo anni di scelte, prove, cambi, dopo aver speso tanto denaro. Ho letto una interessante riflessione su questo da parte di John Bohlinger di Premier Guitar: avete mai sentito suonare un chitarrista ultra 70enne? Accorda la chitarra ad orecchio (altra capacità che si sta perdendo grazie alla tecnologia), la attacca all’amplificatore e vi stende con un assolo. Quindi, effetti ok, ma con sobrietà.

Dipende tutto da noi

Del resto il suono che verrà fuori dipenderà in gran parte da noi, dal modo in cui suoniamo, in cui usiamo le dita.
Ricordo un aneddoto di Steve Lukather, famoso turnista nonché chitarrista dei Toto, uno dei migliori al mondo, uno dei miei preferiti. A Steve piaceva tanto il suono di un suo amico, quindi andò a trovarlo per provare un po’. Beh, qualunque cosa facesse o provasse, continuava sempre a sentire il suo stesso suono.
Allo stesso modo David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd, dichiara che potrebbe entrare in qualunque negozio di strumenti musicali, scegliere una chitarra qualunque, collegarla a qualunque amplificatore e catena di effetti, ciò che sentirebbe sarebbe sempre il suo suono.
stevey-ray-vaughanPer questi motivi ho deciso di accontentarmi ed usare meno effetti possibile. Giusto lo stretto necessario per la musica che mi piace suonare. Certo, chi fa ricerche particolari sui suoni dovrà sperimentare e giocare con tante diverse scatolette. Nel mio caso, prediligo chitarristi che sono diventati famosi per il loro approccio “basic” alla effettistica: Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan, utilizzavano pochi pedali. Jimi Hendrix amava mandare in saturazione i suoi Marshall, era noto per ruotare tutte le manopole al massimo (il settaggio Hendrix) e via col feedback! SRV allo stesso modo utilizzava più che altro la saturazione dei suoi finali. Come dichiara lo stesso John Mayer, che molto si ispira a questi due grandissimi, il suono di Stevey era più un fatto di volume che altro: manopola del gain al minimo e volume su! Overdrive naturale degli ampli.

Come dichiara lo stesso John Mayer, che molto si ispira a questi due grandissimi, il suono di Stevey era più un fatto di volume che altro: manopola del gain al minimo e volume su! Overdrive naturale degli ampli 


Nel mio piccolo, non posso saturare l’ampli se non in sala. Per questo mi sono innamorato del suono del Fulltone OCD, che riproduce con calore intenso le stesse sonorità dovute alla saturazione dei finali. Conserva poi una dinamica sorprendente: la quantità di distorsione è proporzionale all’intensità con cui si sollecitano le corde. Una possibilità di controllo del proprio suono decisamente superiore, molto vicina all’effetto naturale della saturazione degli amplificatori. Si ottiene anche una compressione naturale dovuta alla distorsione stessa del segnale. Quindi aggiungere un compressore se non strettamente necessario non la vedo un’ottima idea. Si perdono le possibilità offerte dalla dinamicità dell’OCD. Uso il compressore, simulato dallo Zoom, di solito quando l’OCD è escluso. Ritorna utile persino utilizzare le manopole di volume e tono della chitarra! Qualcosa che abbiamo un po’ perso di vista…

Le corde…

Il tono del nostro suono dipende anche dallo spessore delle corde utilizzate, ed anche qui ci sono molte discussioni a riguardo: corde spesse ma dure, suono più caldo; corde sottili ma comode, suono più magro, con minore sustain.
Anche qui, il volume d’uso la fa da padrone: anche con corde sottili, “pompando” l’amplificatore fino ad avvicinarsi alla saturazione creiamo overdrive, compressione e sustain “naturali”, per quanto si possa parlare di “naturale” per un suono che comunque resta elettrico. Si narra che Hendrix e Vaughan usassero corde molto spesse, forse persino 0,013”, roba da chitarra acustica! Io ho usato le 0,011 per un po’ ed il bending mi risultava faticoso. Dopo aver riprovato le 0,009, morbide sì, ma poco corpo e sustain, ho optato per le 0,010, la giusta via di mezzo. Una chitarra ben regolata è fondamentale sia per il comfort che per sustain e tono. E’ la premessa da cui partire. Il resto viene dopo.

Una chitarra ben regolata è fondamentale sia per il comfort che per sustain e tono. E’ la premessa da cui partire. Il resto viene dopo.


Nella mia modesta opinione, è bene pensare prima a quali corde vogliamo usare. Tornando a commenti di John Mayer: va bene qualunque misura con cui riusciate a fare bending tranquillamente. Poi la regolazione della chitarra, pickup compresi, è la cosa centrale. Per le tonalità base, le manopole di tono degli amplificatori possono anche bastare. Una volta che ci sentiamo padroni di questa situazione, affiniamo la nostra tecnica (che molto ha a che fare col suono) finché non otteniamo un suono che ci piaccia; allora può essere il momento di cominciare a sperimentare con effetti a pedale. Se gli overdrive ottenuti con i nostri ampli ci piacciono, potremmo pensare ad un delay con cui giocare, per capire come funziona e come ci possa essere utile. Io ho preferito inserire prima un overdrive di classe perché niente mi sembra suonare così bene come un OCD e poi mi basta così per ciò che amo suonare e per il mio livello. Forse se avessi un valvolare da poter saturare facilmente, passerei a provare un altro tipo di pedale. Ma ritengo fondamentale cercare di fare il più possibile con la strumentazione meno complicata possibile: chitarra – cavo di qualità (non conta poco!) – amplificatore di qualità.
Tutto il resto dovrebbe essere secondario…