Convertitore D/A Pro-Ject DacBox E

CustomImage.aspxNell’estate 2016, complice forse la necessità di scoprire sempre più nuovi brani musicali dopo aver ripreso a suonare la chitarra in un gruppo, cominciai ad ascoltare molta musica liquida, a cominciare da – udite udite – YouTube! Da qualche tempo avevo acquistato una Apple TV 3 usata per usufruire di servizi quali Netflix e talvolta il cinema offerto dall’iTunes Store. L’audio era quello che usciva via HDMI ed era convertito in analogico dal mio televisore Philips, le cui uscite entravano nel mio amplificatore Unison Research Moood. Non proprio un settaggio HiFi…

Cominciai ad accarezzare l’idea di acquistare un DAC a cui connettere sia l’uscita ottica della Apple TV che il mio lettore Oppo. Anche la TV ha l’uscita coassiale digitale, quindi all’occasione sarebbe stata utile. Non solo: ho cominciato a valutare le offerte dei servizi di streaming musicale. Ero da un po’ iscritto a Spotify, utilizzandolo solo in modalità gratuita. In questo modo è possibile ascoltare di tutto ma non si può scegliere il singolo brano da ascoltare, solo l’intero album in modalità casuale. L’ho usato per lo più per capire se procede all’acquisto di un certo album in versione CD o vinile; se mi serviva di conoscere un brano singolo, oggi su YouTube c’è tutto. A volte l’audio non è neanche così penoso. Ed è questo che mi ha fatto pensare. Con il gruppo in cui suono, ci scambiamo link di video YouTube per valutare brani da eseguire e creiamo apposite playlist. Tutto molto comodo.

E per ascoltare al meglio io utilizzavo la app YouTube della Apple TV connessa al televisore come descritto. Con un DAC avrei potuto migliorare questa esperienza, probabilmente anche la qualità audio di miei CD, dei film …e dello streaming di Spotify dallo smartphone.

pro-ject-dac-boxSFLRearIo, che ancora uso i dischi in vinile, penso allo streaming di audio compresso da uno smartphone? Ebbene, l’idea di avere tutta la musica disponibile per 10e al mese sia in mobilità che sul mio impianto casalingo mi stuzzicava. Non avevo bisogno di un DAC wifi dato che avrei usato l’Apple TV per questo. Quanto sarebbe stata male la sua uscita ottica?

Alla fine optai per qualcosa che fosse prodotto in Europa o USA, facendo a meno dell’ingresso USB, sia perché al momento mi bastava utilizzare l’audio della Apple TV, sia perché volendo potrei collegare via Toslink (uscita ottica) anche il mio MacBook. Al limite in futuro acquisterò una penna USB/RCA che consente di collegare un PC ad un DAC che non sia USB – forse anche meglio così.

La scelta ricadde su Pro-Ject, azienda austriaca ben nota per suoi giradischi analogici e per una completa offerta HiFi che mira alla qualità accessibile ed al poco ingombro. L’entry level è il loro DacBox E, con solo un ingresso ottico ed uno coassiale – tutto ciò che ora mi serve.

La sezione di conversione è affidata a dei Texas Instruments con chip Cirrus Logic che permettono la gestione di file fino a 24 bit/192 KHz (solo da coassiale). La circuitazione “low-noise”, la componentistica SMD e la schermatura metallica interna contribuiscono ad un suono del tutto rispettabile. L’ho preso da Mediaworld (!) per 85 miseri euro…

Ed ora sto valutando le differenze tra lo streaming di iPhone con Apple Music o Spotify con il CD Oppo connesso al DAC. La cosa che mi ha sconvolto è la poca differenza che c’è tra Spotify, che utilizza un compressione Ogg Vobis a 320 Kbps e lo stesso CD! Il DacBox credo effettui un upsampling automatico ad almeno 96 KHz, la Apple TV pare lo faccia a 48 KHz. Non so cosa accada alla fine ma non riesco a disdegnare l’ascolto di Spotify rispetto ad un CD! Sono alquanto sconvolto ed ora come ora non vedo perché dovrei continuare ad acquistare CD! Pazzesco. Devo ben capire se Spotify suoni davvero meglio di Apple Music (addirittura su sistemi ATV + iPhone 5!!!) e poi scegliere uno dei due servizi; il primo mi sta più simpatico, il secondo sarebbe più sinergico visto che utilizzo Macbook, iPhone e ATV.

Ora cosa succederà alla mia passione per i vinile? I costi dei dischi sono sempre esagerati, i CD di solito costano nettamente meno, a volte la metà. Scaricare i file HD costa quasi quanto un CD, a volte di più. Lo streaming è molto più economico a meno di non essere certi di limitare i propri acquisti musicali a circa 120e l’anno. Ma così non contiamo il fatto che si può scoprire davvero molta più musica avendo a disposizione oltre 3 milioni di brani in streaming di qualità niente male.

Il prossimo acquisto sarà un Network Player?