Paul Reed Smith EG4 del ’91 (1993-2016)

28124240654_3e67fb5dd5_oNel 1993/94 ho lavorato alcuni mesi in un noto negozio di strumenti musicali di Roma. Approfittai per rinnovare gli strumenti. Acquistai “ai mezzi” con mia sorella una chitarra acustica Ovation di produzione coreana. Io ebbi l’opportunità di accedere a prezzo di favore anche ad una Fender Stratocaster. Ne provai alcune, emozionato come un bambino all’idea di poter finalmente realizzare il mio sogno. Il dubbio era se prenderne una in configurazione classica o con le migliorie degli anni 90, come il ponte Floyd Rose e i pick-up Lace Sensor.

Ma il posto dove lavoravo a quei tempi era anche l’importatore di favolose chitarre fatte ancora a mano (allora) negli USA da un appassionato e competente liutaio/chitarrista che stava diventando sempre più famoso per l’estrema qualità dei suoi prodotti. Appassionato (certo, più di me) di chitarre fin da piccolo, aveva il pallino di costruirne una sua. Aveva fatto il giro dei concerti americani con il prototipo riuscendo ad ottenere tanti ordini da poter creare la sua azienda, che ancora oggi porta il suo nome: Paul Reed Smith. Aveva incontrato nei suoi viaggi Ted McCarthy, il vice presidente della Gibson, l’inventore della Les Paul (dal nome del jazzista che lo aveva coadiuvato), la prima chitarra elettrica solid body ad avere “spopolato” tra gli artisti. McCarthy divenne il suo mentore ed ispirò tutte le prime Paul Reed Smith. E’ tuttora consulente della PRS ed uno dei modelli porta il suo nome. Ebbi la possibilità di provare due modelli ispirati alla Stratocaster (a differenza del resto della produzione PRS, ispirato alla Les Paul).

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Erano i modelli base, economici, della costosa linea PRS. Un prezzo da amico al dettaglio sarebbe stato 2 milioni per la più piccola, la EG4 Bolt-on. Entrambe erano di un bel rosso scarlatto, la più economica, la più simile alla Stratocaster come configurazione, aveva delle venature nel legno dovute alla forte umidità subita durante un allagamento del magazzino. Questo la rendeva forse poco facilmente vendibile, ma io ebbi la possibilità di tenerle a casa una paio di settimane e suonarle a piacimento. Un liutaio romano mi assicurò che le venature del legno divenute visibili a causa dell’umidità non erano un danno e si potevano facilmente eliminare rifacendo la finitura. Il manico rimaneva di una precisione inarrivabile dalle Fender Stratocaster dell’epoca. Le sonorità delle “piccole” Paul Reed Smith erano così versatili da abbracciare quelle della Les Paul e della Stratocaster in un solo strumento (senza però essere davvero né l’una, né l’altra). Quando provai in negozio una moderna Stratocaster con Lace Sensors, ponte Floyd Rose e meccaniche autobloccanti, rimasi deluso. Non c’era paragone con la PRS. Il mio mito era stato surclassato. Sebbene sconsigliato da alcuni, in quanto entrambe le PRS in prova non avrebbero tenuto il prezzo essendo modelli economici difficili da rivendere in futuro, decisi per la meno blasonata delle due, rinunciando a meccaniche autobloccanti ed altre amenità che non mi interessavano molto, per risparmiare quanto più possibile.

28124224464_913dcee0ba_oSollevai quindi il rivenditore dall’ingombro di una PRS invendibile sborsando sole 780 mila lire. Oggi le EG4 si trovano in vendita tra i 600 e i mille euro; ne ho vista una identica alla mia venduta a 1300 euro. I modelli dell’epoca (1990-91) sono apprezzati per essere stati costruiti ancora a mano nella fabbrica PRS originale, prima del trasferimento nella nuova, a produzione industriale. La mia piccola EG4 vanta meccaniche Schaller, le migliori in circolazione, 2 pick up single coil Seymour Duncan SSL-2 (versione non “staggered”, tipo Stratocaster, ma entrambi inclinati) ed un humbucker PRS al ponte, una perfetta tastiera in palissandro ed un ponte/tremolo PRS che, anche senza l’ausilio di un bloccacorde, mantiene l’accordatura che è una meraviglia. Non potevo fare un affare migliore. E’ stata la mia unica chitarra elettrica dal 1993 al 2016. Come amplificatore mi consigliarono un altro marchio che allora importava il mio ormai ex datore di lavoro: Rivera. Economicamente inavvicinabili, gli amplificatori di un ex progettista della Fender ben si accoppiavano alle splendide Paul Reed Smith. No, proprio non me li potevo permettere. Acquistai invece un amplificatore della Fender, un Champion 110 made in USA dalla potenza inaudita. Infatti dopo qualche tempo, potendolo usare solo ruotando quasi impercettibilmente la manopola del volume, lo rivendetti molto bene e acquistai un Peavey ben meno potente, visto che l’uso sarebbe stato strettamente casalingo. Ci guadagnai pure qualcosa in denaro e devo dire che il suono caldo che riesce ad emettere (grazie ad un circuito che imita le valvole) ben si sposa con la versatilità della PRS del 1991, che dal 2016 è tornata a suonare davvero da quando sono rientrato a far parte di una band.

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Ho avuto la Paul Reed Smith EG4 del gennaio 1991 per più di 20 anni. Per troppo tempo è stata relegata dentro la sua custodia rigida senza suonare. Non avevo tempo, non avevo un gruppo in cui utilizzarla. A casa la chitarra elettrica si può suonare, ci si può esercitare, si può imparare. Ma se poi non si applica il tutto in un gruppo, la cosa diventa meno attraente. Agli inizi mi creavo le basi al computer e suonavo su di esse; poi mi sono limitato suonare dietro i dischi (entrambe cose molto utili a sviluppare soprattutto i tempo). Poi, dalla nascita di mio figlio, il tempo è venuto a mancare sempre più e la bella PRS è rimasta prs-logoinattiva per anni. Poi il “miracolo: dopo varie insistenze alcuni miei nuovi amici mi hanno convinto ad imbracciare di nuovo un’elettrica per suonare nel loro gruppo. Mi credevo arrugginito, lo ero, anche se meno di quello che mi aspettassi. La mia passione si è risvegliata violentemente. La fida EG4 si è comportata in modo esemplare. La feci finalmente regolare a dovere dal liutaio con corde D’Addario 0,10” così come era uscita dalla fabbrica, e mi ha dato immense soddisfazioni.

Nel novembre 2016 ho venduto la mia Paul Reed Smith EG4 costruita a mano negli USA. Era l’unico modo in cui potevo permettermi una Stratocaster; mi sembrava opportuno, vista la situazione particolare di vita, realizzare un sogno di gioventù. E poi, le vecchie EG fatte a mano erano delle imitazioni Stratocaster, una personale reinterpretazione di un mito da parte di Paul Reed Smith che ne rispetta al superiorità storica e l’inventiva del suo creatore, ma che imitazione! La qualità costruttiva è di tutto rispetto. Oggi PRS ripropone delle chitarre che ricordano un po’ le EG di una volta, come la DC3 e la NF3, la prima più simile alla EG per via del corpo in ontano mentre la seconda è in korina, un tipo di mogano ed è stata vista in mano ad un chitarrista del calibro di John Mayer in un evento in cui suonava con Eric Clapton con la sua “brownie”, la Fender Stratocaster anni 50 dei miei sogni.

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Non potrò mai permettermi una vera Stratocaster anni 50 ma una riedizione vintage alla fine l’ho trovata…

Il mio sogno di avere una Fender Stratocaster si è avverato. Ma ho un grandissimo rispetto per la enorme qualità costruttiva delle PRS, anche quella che ho avuto io, che alla sua epoca era la “piccola” della casa. Oggi si è trasferita da una capitale europea all’altra, vive a Madrid, dove partecipa da protagonista a diversi blues jam nelle mani del suo nuovo, felicissimo proprietario…

Sono convinto che sarà trattata benissimo…

Avrei voluto potermi permettere di tenerla e comprare anche la Stratocaster che sognavo fin da ragazzo. Ma non era possibile, non ora. E si vive solo una volta; ho sentito che er i tempo di fare la scelta ed ho cambiato chitarra. La PRS EG4 è andata, sostituita da una splendida Fender Stratocaster made in Messico in stile anni 50.